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I trambusti fra Di Maio e Salvini sulla Manovra e non solo

deleghe

Domani Bruxelles aspetta la lettera di risposta dell’Italia alla richiesta di chiarimenti sul debito, ma la confusione sembra regnare sovrana dalle parti di piazza Colonna.

Stamani, di buon mattino, le agenzie hanno battuto la notizia che a breve a Palazzo Chigi si sarebbero riuniti per un vertice sulla manovra il premier Giuseppe Conte e i vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Poco dopo veniva precisato, dal Mef, che alla riunione non avrebbe invece partecipato il ministro dell’Economia Giovanni Tria.

IL VERTICE SÌ O NO?

A Palazzo Chigi in effetti arrivavano Salvini e Di Maio e intorno a mezzogiorno fonti di governo leghiste di primissimo piano confermavano il vertice. “Riunione a Chigi in corso su manovra con Conte”, veniva fatto filtrare via WhatsApp. Neanche un quarto d’ora e dalla Presidenza del Consiglio arrivava, con lo stesso mezzo, un’indicazione di segno opposto: “Non è in corso alcun vertice. E non c’è stato alcun vertice”.

Un segno evidente che tra le due anime del governo la tensione resta alta. E che anche sulla comunicazione ci sono evidentemente contrasti seri (e non è la prima volta), dato che lo stesso Salvini conferma personalmente, poco prima delle una, che la visita da Conte non è stata di cortesia. “Incontro positivo con il presidente Conte per fare il punto su manovra, Libia e in vista della lettera a Bruxelles”, afferma lasciando Palazzo Chigi. Le parole di Salvini, evidentemente, convincono i pentastellati che non possono continuare a far finta di niente e alle 13.30 fonti della Presidenza del Consiglio confermano, cercando però di “derubricare” l’importanza dell’appuntamento. “Incontro informale – si legge nel messaggino – anche con Luigi Di Maio per aggiornamento su Libia e manovra”.

Un’altra riunione si terrà domani, al ritorno del premier da Palermo, dove stasera inizia la Conferenza organizzata dall’Italia per la stabilizzazione in Libia. Un appuntamento che, per le presenze confermate, sembra essere al di sotto delle aspettative del governo italiano.

I DATI DELL’UPB

Intanto arrivano oggi i dati (negativi per l’esecutivo) dell’Upb, l’Ufficio parlamentare di bilancio. Sentito in audizione, il presidente Giuseppe Pisauro afferma che la manovra economica “peggiora il disavanzo” e le “grandezze di finanza pubblica programmate dal governo appaiono soggette a rischi”, annunciando che l’Upb stima per il 2019 un deficit al 2,6% del Pil. Numeri che non cambiano la linea dell’esecutivo: la lettera a Bruxelles, secondo quanto si apprende, è già pronta e ribadirà la convinzione nella bontà dei provvedimenti contenuti nella legge di Bilancio.

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