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Ecco chi non avrà diritto al reddito di cittadinanza. Gli emendamenti

Tutti i paletti che emergono dagli emendamenti al “decretone” su reddito di cittadinanza

“Per molti ma non per tutti”, recitava il famoso spot televisivo di uno spumante negli anni Ottanta. Ed è un po’ quello che sta accadendo al reddito di cittadinanza, dove emendamento dopo emendamento stanno aumentando i paletti posti alla platea dei beneficiari, che era prevista per un totale di quasi 5 milioni di cittadini.

L’EMENDAMENTO LEGHISTA

La commissione lavoro del Senato ha approvato stamani un emendamento leghista (primo firmatario Luigi Augussori) che mette dei limiti alle possibilità degli stranieri di richiedere l’accesso alla misura. “I cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea devono produrre apposita certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall’Autorità consolare italiana”, si legge nell’emendamento. Il testo puntualizza che questa disposizione non si applica nei seguenti casi: “Nei confronti dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea aventi lo status di rifugiato politico; qualora convenzioni internazionali dispongano diversamente; nei confronti di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea nei cui Paesi di appartenenza è oggettivamente impossibile acquisire le certificazioni”. L’elenco dei Paesi dove non sarebbe possibile acquisire la documentazione necessaria per la compilazione della dichiarazione sostitutiva unica ai fini Isee verrà stilato, con decreto del ministro del Lavoro di concerto con il ministro degli Affari esteri, entro tre mesi dall’entrata in vigore delle misure.

E QUELLO GRILLINO

Niente reddito di cittadinanza (emendamento del pentastellato Giuseppe Auddino) neppure per chi è “disoccupato a seguito di dimissioni volontarie nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni, fatte salve le dimissioni per giusta causa”. Restano però beneficiari gli altri componenti del nucleo familiare.

STOP ALLE “FINTE SEPARAZIONI”

Stop anche alle “finte separazioni” che potrebbero essere utilizzate per rientrare nella platea. Un emendamento leghista prevede che qualora la separazione sia avvenuta dopo il primo settembre 2018, gli ex coniugi che facciano domanda saranno esclusi dal beneficio senza appositi “verbali certificati dalla polizia locale sul cambio di residenza”. Sarà anche prevista la “sospensione” per cinque anni per chi rilascia dichiarazioni mendaci per l’accesso al reddito.

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