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Ecco il percorso per giungere al federalismo fiscale nel 2020. Parla Giorgetti

Giorgetti Lega

Il sottosegretario leghista Giorgetti: abbiamo un’occasione storica. Il processo dovrebbe concludersi nel 2021. Occorre andare verso un’autonomia istituzionale

Sul federalismo fiscale il governo ha una “grande responsabilità” ma anche una “occasione storica”. A dirlo è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, durante l’audizione in commissione per l’attuazione del federalismo fiscale. Giorgetti ha ripercorso quanto fatto sul tema dal Parlamento e dagli esecutivi precedenti e ha fornito indicazioni su come attuare l’autonomia finanziaria e quella istituzionale per finire con un richiamo a Carlo Cattaneo, il filosofo “padre” del pensiero repubblicano federalista di cui quest’anno ricorre il 150esimo anniversario della morte. “Quando ingenti forze sono raccolte in un’unica autorità centrale, la libertà non è più che un nome” ha concluso il sottosegretario leghista citando proprio Cattaneo.

IL PERCORSO FATTO DAL FEDERALISMO FISCALE

Giorgetti ha iniziato il suo intervento ricordando la “virtuosa collaborazione” sul tema avuta finora con il Parlamento e ha evidenziato come Palazzo Chigi intenda proseguire su questa strada. “Se si guarda a questo decennio – ha proseguito – si può affermare che a una prima fase di progettazione del federalismo fiscale italiano, tra il 2008 e il 2011, ne è seguita una seconda di nuovo congelamento che, almeno in parte, dura e produce riflessi sino a oggi. La crisi economico-finanziaria globale, e il suo riflesso sulla finanza pubblica italiana, hanno agito come una bomba sganciata sulla nascente architettura del federalismo fiscale”.

Comunque questo “lungo processo dovrebbe gradualmente giungere a compimento nel 2021, allorché il 100% delle risorse sarà distribuito sulla base della differenza dei fabbisogni standard e le capacità fiscali”.

OCCORRE ANDARE VERSO AUTONOMIA ISTITUZIONALE

Di sicuro, ha sottolineato Giorgetti, “c’è una pagina bianca ancora da scrivere della completa attuazione del titolo quinto” sul federalismo fiscale: “Affinché si possa parlare di una vera autonomia finanziaria – ha spiegato – non si può tralasciare il tema dell’autonomia istituzionale” e “in tale direzione si muove chiaramente il contratto di governo laddove indica la necessità di abbandonare la politica dei tagli e di avviare una stagione di trasferimento di funzioni amministrative dello stato alle regioni e poi ai Comuni secondo il principio di sussidiarietà”. Questo processo, ha notato, “non può essere rimandato sine die”. Per far questo l’esponente del governo gialloverde non ha escluso la necessità di rivedere l’impostazione seguita dalla cosiddetta legge Delrio.

PER GOVERNO E’ PRIORITARIA AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Del resto, ha rammentato Giorgetti, “il programma dell’attuale esecutivo ha posto – sin dall’inizio -, quale questione prioritaria dell’agenda di Governo, l’attribuzione per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano di maggiori autonomie in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando anche rapidamente a conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte”.

“Sul piano del metodo – ha detto ancora – l’approccio seguito dal Governo si fonda sulla quantificazione, a partire dalla spesa storica dello Stato nella Regione, delle risorse da trasferire a ciascuna singola realtà regionale. Si inverte lo schema seguito negli anni scorsi nel quale la definizione delle funzioni e delle risorse si muovevano su binari paralleli e distinti”. In seguito verrà introdotto gradualmente il “meccanismo dei fabbisogni standard”.

Giorgetti smorza poi gli allarmi “sulla funzione statale di coordinamento della finanza pubblica, con riflessi negativi sui principi di unità nazionale e solidarietà tra i territori”: “Sono ingiustificati – ha chiarito – . Infatti, l’attuazione dell’autonomia differenziata non comporterà una variazione che comporti un indebito vantaggio nella quantità di risorse finanziarie attribuite a ciascuna singola Regione differenziata per l’esercizio delle funzioni attribuite, bensì una riallocazione delle risorse già impiegate dallo Stato alla periferia”. Inoltre “non si dovranno individuare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, o per altro verso lo scarico di ulteriori costi sulla pressione fiscale dei contribuenti. Al contrario – ha continuato – si svilupperà un procedimento di ulteriore razionalizzazione della spesa pubblica in ciascuna Regione”.
In tale processo, per Giorgetti, “il Parlamento ha un ruolo fondamentale di stimolo, di critica, di pressione anche rispetto a quello che fa o non fa il Governo. Questo processo, che deve andare avanti, in qualche modo responsabilizza moltissimo il Governo e responsabilizza anche il Parlamento”.

DA GOVERNO E PARLAMENTO LINEE DI INDIRIZZO PER I LEP

Sempre a questi due organi costituzionali spetta ora il compito, ha notato il sottosegretario durante l’audizione, di adottare le linee di indirizzo per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep). “Si conferma la massima attenzione del Governo su questo aspetto, è all’evidenza non solo il presupposto per l’adozione dei fabbisogni standard regionali nelle materie diverse dalla sanità, ma è davvero un passaggio fondamentale per la ristrutturazione istituzionale del nostro Paese” ed è “da garantire a tutti i cittadini” ha affermato.

AUTONOMIA DIFFERENZIATA NON RIGUARDA DIVERSI LIVELLI DI SANITÀ

In sede di replica il parlamentare ha poi voluto precisare che “la sanità di serie A e B non c’entra niente con l’articolo 116, terzo comma della Costituzione. Semmai c’entra col fatto che lo Stato non ha fatto i livelli essenziali delle prestazioni”. L’impianto seguito da Palazzo Chigi per il processo di autonomia regionale, ha notato, “non presuppone nessun impatto sulla finanza pubblica e anzi potrà avere più effetti positivi che negativi perché responsabilizzerà i governi regionali”.

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