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L’eterno dilemma del patentino vaccinale

passaporto sanitario

L’Italia pensa a un patentino vaccinale ma l’opinione degli esperti si divide: lasciapassare per il ritorno alla normalità o discriminazione sociale?

Dopo il passaporto digitale sanitario, ipotizzato da aziende come Microsoft e Oracle, anche l’Italia pensa a un patentino vaccinale per tornare alla normalità. Il documento verrebbe fornito solo dopo aver ricevuto la seconda dose di vaccino anti Covid.

UN DISCRIMINE SANO

L’istituzione di un patentino aiuterebbe l’economia a ripartire, basti pensare ai viaggi e al turismo che ne consegue, ma sarebbe un nuovo inizio anche per ristoranti, bar, palestre, cinema, teatri e per tutte quelle attività ormai ferme da mesi se non da quasi un anno. L’assessore alla sanità del Lazio, Alessio D’Amato, lo ha definito “un discrimine sano a tutela della collettività” e, a partire da febbraio, la Regione rilascerà un certificato vaccinale scaricabile online per chi ha già ricevuto anche la seconda dose.

Leggi anche: Passaporto sanitario digitale, prego

Anche il virologo dell’Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, è d’accordo con l’assessore e in un’intervista al Messaggero ha proposto di ripartire dagli stadi, ma lo stesso discorso vale per le compagnie aeree così come per molti altri contesti.

Pregliasco, oltre a considerare il patentino vaccinale uno strumento per tornare alla normalità, pensa che sarebbe un modo per motivare gli indecisi: “Con il certificato vaccinale, che consente di frequentare un numero maggiore di luoghi ed eventi pubblici, molte più persone accetteranno di immunizzarsi. Si supera il problema dell’obbligatorietà, più difficile da applicare. E si ottiene comunque un risultato quanto mai importante per una campagna vaccinale: una percentuale di adesioni sufficiente a limitare la circolazione del virus”.

UNA VERA DISCRIMINAZIONE

Non tutti però la pensano così. L’immunologo e infettivologo del Policlinico Umberto I di Roma, Francesco Le Foche, ha infatti dichiarato a Repubblica che si tratterebbe di “una vera e propria discriminazione sociale che verrebbe a creare cittadini di serie A e cittadini di serie B”. Non solo, per il professore sarebbe una doppia discriminazione perché alla discriminazione sociale si aggiungerebbe anche la realtà dei fatti, ovvero alcuni dovranno aspettare il proprio turno secondo quanto previsto dal calendario ministeriale delle vaccinazioni.

Le Foche ha tuttavia chiarito che è “favorevole alla realizzazione di un patentino dei vaccinati”, ma per l’attuale percentuale di vaccinati è ancora troppo presto. Inoltre, ritiene che sarebbe più utile un coordinamento a livello europeo: “bisognerebbe realizzare un patentino europeo più che territoriale, validato e riconosciuto dall’Unione Europea”.

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