La revisione del mercato europeo della CO₂ è entrata nella fase decisiva. Tra Commissione Ue, Parlamento e governi nazionali, il dossier passerà di mano molte volte prima del pacchetto Post-2030. Da Bruxelles a Roma, ecco i nomi che contano davvero
La revisione degli Ets è vicina ma il dossier passerà di mano molte volte prima di vedere la luce. L’Italia sta guidando una fronda diplomatica a Bruxelles per ammorbidire l’impatto dell’ETS sulle imprese. Intanto, si avvicina il momento della verità: tra luglio e settembre verrà pubblicato il nuovo pacchetto legislativo “Post-2030”. Chi lavora alla revisione del mercato europeo delle quote di emissione di CO2?
2026 L’ANNO DEGLI ETS
Il 2026 è l’anno della verità per gli Ets. Da inizio anno gli importatori devono pagare per le emissioni dei beni importati (acciaio, cemento, fertilizzanti), parallelamente all’inizio del phasing-out delle quote gratuite per le imprese UE. È quanto prevede il Regolamento CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism). A questo si aggiungono le prescrizioni della direttiva Ets2, che riguarda i trasporti e il riscaldamento degli edifici.
La norma prevede che le aziende fornitrici di carburanti e combustibili debbano monitorare e comunicare le emissioni di CO2. Successivamente, nel 2027/2028 dovranno pagare le quote. La Commissione Ue ha comunicato che presenterà una proposta legislativa per aggiornare l’Ets1 e l’Ets2, valutando se includere nuovi settori e rinviare il pagamento. Un meccanismo che sta danneggiando la competitività dell’industria europea, secondo diversi Paesi, Italia in primis con i ministri Adolfo Urso (Mimit) e Gilberto Pichetto Fratin (Mase). Dall’altro lato della barricata, il blocco del Nord Europa preme per mantenere l’ambizione climatica.
CHI LAVORA AL DOSSIER DEGLI ETS?
La Commissione Europea è il maggiore scoglio da superare. Il destino della riforma degli Ets sarà deciso in larga parte dal Direttore Generale della DG Clima, Kurt Vandenberghe. L’ex numero 2 di Ursula von der Leyen avrà l’arduo compito di coordinare i lavori tecnici della divisione che gestisce e sviluppa il mercato europeo della CO2.
Un altro personaggio che giocherà un ruolo da protagonista nell’aggiornamento del sistema degli ETS è Peter Liese, parlamentare Ue della Commissione Ambiente (Envi) e storico relatore del dossier. Infatti, attualmente ENVI sta lavorando sull’allineamento dei target 2040, che impatterà direttamente sulle quote ETS post-2030. Liese dovrà cercare di mediare tra le ambizioni climatiche e la tenuta industriale.
Tra i parlamentari che giocheranno un ruolo centrale nella revisione del sistema Ets c’è anche Nicola Procaccini. Il co-presidente del gruppo ECR sfrutterà la sua influenza nella Commissione ENVI per chiedere un approccio più “pragmatico” e meno ideologico alla revisione, riflettendo la linea del governo italiano.
IL RUOLO DELLA COMMISSIONE ITRE
Il destino del dossier Ets passa anche dalla Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) del Parlamento europeo. In particolare, l’Italia può contare su Giorgio Gori (S&D), membro della commissione ITRE, attivo nei dossier riguardanti le industrie energivore e la necessità di investimenti per la decarbonizzazione senza deindustrializzazione. Il vero cavallo di Troia del Governo Meloni potrebbe essere Paolo Borchia (Patrioti), parlamentare molto attivo che incarna la linea di forte critica verso i costi dell’ETS per le imprese manifatturiere e l’autotrasporto.
CHI LAVORA AL DOSSIER A ROMA
Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, gestirà il recepimento tecnico delle nuove direttive. Ma il vero regista della riforma del sistema in Italia è il Comitato Ets. L’organo tecnico-politico interministeriale calcola i nuovi benchmark e gestisce l’interfaccia con il CBAM (il dazio sul carbonio alle frontiere), verificando che le imprese italiane non subiscano una doppia imposizione o una perdita di competitività sleale.
L’Autorità è composta da membri dei ministeri competenti (Mase, Mef, Mimit, Mit e ministero della Salute) ed esperti provenienti dall’industria. Il presidente è Mauro Mallone (Mase) e il suo vice è Luca Restaino (Mimit). Il coordinamento della segreteria tecnica è affidato a Giorgio Centurelli (Mimit). Tra i membri del Comitato figurano Caterina Mancusi (Confindustria), Gabriele Muzio e Daniele Bianchi (Confapi), Enrico Morigi (Conftrasporto) e Giuseppina Della Pepa (Anita), Luca Mariotto (Utilitalia) e Elisabetta Perrotta.

