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Tajani Mediaset

FI, scandalo per incontro Tajani in Mediaset? Sarebbe più dirompente un Berlusconi a Roma

L’incontro di Tajani con Marina e Pier Silvio a Mediaset rientra nel mos maiorum. Dirompente sarebbe invece un Berlusconi che entra nella sede di Forza Italia

Non è passato inosservato, e non poteva essere altrimenti visto il ruolo e la notorietà dell’autore, l’articolo di domenica 12 aprile, pubblicato sul quotidiano “La Verità”, di Paolo Del Debbio sull’incontro fra Marina Berlusconi, Pier Silvio Berlusconi e Antonio Tajani. La contrarietà espressa dal giornalista e conduttore del talk show di Rete 4, “Dritto e Rovescio”, non è motivata dall’incontro in sé, ma dal fatto che esso sia avvenuto a Mediaset, quindi non in una sede istituzionale.

Del Debbio contesta che “quando si fanno incontri di questo livello le modalità scelte, la convocazione e il luogo scelto in questo caso la sede di un’azienda di comunicazione, hanno un valore altissimo di tipo simbolico che supera addirittura quello dei temi trattati”. Dello stesso parere è anche Mario Ajello, penna acuta del “Messaggero”, che lunedì ha scritto che “ci sono regole che vanno rispettate e confini, tra politica e imprenditorialità, che non possono essere valicati impropriamente” per cui, per riassumere, est modus in rebus.

LE RIUNIONI DI PARTITO SI TENEVANO NEL “PARLAMENTINO” DI PALAZZO GRAZIOLI

Poiché Del Debbio del berlusconismo non è un semplice commentatore, ma un artefice e un protagonista di primissimo piano fin dall’inizio, e poiché Ajello è osservatore politico così esperto e di tale livello culturale al quale non sfuggono neppure i dettagli, figurarsi la visione d’insieme, verrebbe da domandare: ma da quando i summit di partito fra i Berlusconi, in primis Silvio, e i dirigenti di partito si svolgono in sedi istituzionali e non nelle dimore o nelle proprietà dei Berlusconi stessi?

L’incontro nella sede di Mediaset non sta affatto a significare che l’azienda controlla il partito, o che il partito è subordinato all’azienda, ma esattamente il contrario, che l’azienda è talmente cosa diversa dal partito che non c’è bisogno di tenere gli incontri in maniera riservata, ma si possono svolgere tranquillamente alla luce del sole. Sarebbe invece irrituale, visto che non hanno alcun ruolo “istituzionale”, la presenza di Marina e Pier Silvio Berlusconi nella sede di Forza Italia, non la presenza di Forza Italia nella sede dei Berlusconi. A Palazzo Grazioli, ai tempi del fondatore, c’era una sala dal nome eloquente, “il parlamentino”, lo chiamavano così sia i forzisti sia gli addetti ai lavori, ed era lì che si riunivano i parlamentari e gli organi di partito, non nella sede ufficiale di Forza Italia.

FORZA ITALIA NON È MAI STATA UN “PARTITO-AZIENDA”

Avallare l’idea che la riunione nella sede Mediaset rappresenti una commistione inopportuna fra azienda e partito rafforza la tesi di quella parte dell’antiberlusconismo che ritiene che Silvio Berlusconi non sia sceso in campo per salvare l’Italia dai comunisti, ma per salvare le sue imprese, una tesi inaccettabile per qualsiasi berlusconiano e, a maggior ragione quindi, per Del Debbio. Continuare a considerare Forza Italia come un partito-azienda alimenta un falso storico perché Forza Italia non ha mai avuto nulla della azienda, semmai dalla azienda, se non all’inizio quando alcuni dirigenti di impresa sono diventati da un giorno all’altro dirigenti di partito. Ma ciò dipese anche e proprio dalla diffidenza di Berlusconi per i professionisti della politica: egli ha sempre considerato l’impresa la sua professione, mai la politica.

ANCHE QUANDO FORZA ITALIA CRESCEVA NEI CONSENSI, IL PARTITO CONTINUAVA A NON SOSTENERSI ECONOMICAMENTE DA SOLO

Ciò è talmente vero che ai successi del “partito” Forza Italia non sono corrisposti i successi della “azienda” Forza Italia che, anzi, continuava ad accumulare passività anche quando il partito era vincente, quando il “brand Berlusconi” si “vendeva” benissimo, ed è sopravvissuta soltanto grazie all’indispensabile contributo economico del suo fondatore e, adesso, dei suoi eredi.

Se Forza Italia fosse stata un partito-azienda, sarebbe già fallita da tempo. Inoltre, se proprio si vuol parlare dei modi in cui andrebbero fatte le cose, un’azienda che vuole stare da protagonista sul mercato avrebbe sostenuto la carriera dei soli meritevoli ed accompagnato alla porta i mediocri, ma talvolta è successo l’esatto contrario; avrebbe premiato i leali ed allontanato coloro che tramano con la concorrenza, quelli con un piede in due staffe, quelli che pensano che valga la pena di essere berlusconiani solo se si è candidati ed eletti, quelli che ritengono che fare politica si riduca a fare i parlamentari o a gestire il potere, quelli con “zero tituli” e strabordante ambizione.

Quindi, per concludere, che la famiglia Berlusconi si limiti a convocare i vertici di Forza Italia nella sua sede non dovrebbe sconvolgere nessuno, è tradizione, è consuetudine, è mos maiorum. Il giorno in cui, invece, un Berlusconi dovesse presentarsi sull’uscio di Via in Lucina, allora sì che sarebbe qualcosa di nuovo, di inconsueto, di dirompente.

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