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Governo risponde a Ue: rispetteremo patto di Stabilità

governo gialloverde

“Stime Commissione eccessive”. Il governo Conte risponde alla Commissione Ue dopo l’avvio della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. E rinvia conti esatti a fine luglio

Nel 2019 il deficit italiano sarà “sensibilmente inferiore” alle stime di Bruxelles.È questa la risposta che il governo italiano invia alla Commissione Ue, che ha avviato l’iter per aprire una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

VERRANNO RISPETTATI I PATTI DI STABILITÀ E CRESCITA

Il governo assicura che “intende continuare” un “dialogo costruttivo con la Commissione onde arrivare ad un accordo” e che “i saldi di finanza pubblica rispetteranno i dettami del Patto di Stabilità e Crescita”. Infatti, si legge nella risposta, “le stime più aggiornate per l’anno in corso portano a ritenere che i saldi di finanza pubblica rispetteranno i dettami del braccio preventivo del Patto di stabilità”. Però, “il Governo potrà fornire stime più aggiornate a fine luglio, non appena saranno disponibili i dati sulle liquidazioni d’imposta”. Un modo, quest’ultimo, anche per guadagnare un po’ di tempo.

DEFICIT PA INFERIORE ALLA PREVISIONE DELLA COMMISSIONE

Intanto, “allo stato attuale delle conoscenze, si può ritenere che l’indebitamento netto (deficit) della Pubblica amministrazione nel 2019 sarà sensibilmente inferiore alla previsione della Commissione, la quale pone il deficit di quest’anno al 2,5 per cento del Pil, contro il 2,4 previsto dal Governo nel Def”.

Stando alle rilevazioni attuali, l’esecutivo registra “maggiori entrate tributarie e contributive per 0,17 punti percentuali di Pil e maggiori entrate non tributarie (utili e dividendi) per ulteriori 0,13 punti”. A fronte di questi incrementi, “si stimano prudenzialmente maggiori spese e risorse necessarie per il bilancio di assestamento pari a 0,12 punti di Pil”. In questo modo “il beneficio netto per il bilancio sarebbe dunque di circa 0,2 punti percentuali e condurrebbe la stima di deficit al 2,2 per cento del Pil”. Nel complesso, per l’esecutivo, “la minore spesa ragionevolmente risulterà pari ad un ulteriore 0,07 percento del Pil e l’indebitamento netto si attesterebbe al 2,1 per cento del Pil. Migliorerebbe in misura corrispondente il saldo strutturale, con effetto compensativo ancora più marcato rispetto al gap registrato nel 2018”.

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