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I dolori del giovane Letta

Letta

Quali scenari per il futuro di Enrico Letta?

Nel campo del centrosinistra, tra mancate alleanze e nuovi che scalpitano, potrebbe materializzarsi il peggior incubo di Enrico Letta: subire una sconfitta più cocente di quella targata Matteo Renzi.

Da Calenda a Fratoianni, ecco il caos alleanze

Il segretario del Pd, cresciuto politcamente col mito dell’Ulivo, ha cercato di emulare Romano Prodi mettendo in piedi una coalizione di centrosinistra che potesse competere col centrodestra, il cosiddetto “campo largo”. Orfano del Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte, Letta ha stipulato un accordo con Carlo Calenda, nel segno dell’Agenda Draghi. Un’intesa durata solo pochi giorni, a causa dell’incompatibilità tra il leader di Azione e i leader di Verdi e Sinistra Italiana, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, due anti-draghiani per eccellenza. L’idea di stipulare dei patti bilaterali tra il Pd e i vari alleati si è rivelata perdente e il “campo largo” è divenuto un “campetto” alquanto stretto. Eppure, sin dai tempi della segretaria di Nicola Zingaretti, i democratici lavorano per allargare il loro perimetro d’azione. Le Agorà Democratiche erano nato proprio con questo intento e i dem hanno deciso di cambiare il nome della lista in ‘Democratici e progressisti’ proprio per suggellare una sorta di riunificazione con Articolo Uno di Roberto Speranza. Il ministro della Salute, infatti, insieme a una piccola pattuglia di esponenti di Mdp, sarà candidato in questa lista nella quale troverann posto anche i socialisti di Enzo Maraio e i cattolici vicini alla Comunità di Sant’Egidio di Demos. Un Pd “rafforzato” non è , però, sufficiente, per vincere le elezioni e non può nemmeno bastare cercare di coprirsi a sinistra con l’alleanza con la lista dei rossoverdi di Bonelli e Fratoianni. Il fronte moderato della coalizione, ora, è rappresentato da +Europa di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova e dalla lista Centro Democratico-Impegno Civico di Bruno Tabacci e Luigi Di Maio. Decisamente un po’ troppo poco per sperare di competere nei collegi uninominali col centrodestra.

Il Pd verso la sconfitta peggiore di sempre?

Secondo l’Istituto Cattaneo, il centrosinistra, infatti, va incontro a una versa e propria Caporetto. A livello nazionale, l’intera coalizione raggiunge circa il 30%, a fronte del 46 che prenderebbe il trio Meloni-Salvini-Berlusconi, mentre il nascente polo di centro costituito da Azione e Italia Viva otterrebbe il 6%. Ma, quel che è peggio è che il cosiddetto Terzo Polo’ determinerebbe la sconfitta di Letta e dei suoi alleati in altri 28 seggi, lasciando dei ‘feudi rossi’ solo in Toscana, in Centro Italia o in alcune grandi città. In nessuna simulazione, però, il centrodestra otterebbe il 66% dei seggi in entrambe le Camere, utili a modificare in completa autonomia la Costituzione senza dover ricorrere a referendum confermativi. Cade, dunque, anche la speranza di Letta di impostare un’intera campagna elettorale sul pericolo democratico di una vittoria imponente della destra sovranista di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni, leader che il segretario dem accomuna all’ungherese Viktor Orban e alla francese Marine LePen.

Bonaccini scalpita e i precedenti non sono a favore di Letta

E, intanto, dietro le quinte, Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna si muove già per prendere il posto di Letta, eletto segretario dell’Assemblea del Pd a furor di popolo dopo le dimissioni di Zingaretti senza passare per il processo democratico delle primarie. Sarebbe la quarta volta consecutiva che il segretario in carica molla poco dopo una sconfitta elettorale alle elezioni Politiche. Nel 2008 Walter Veltroni, forte del 34% preso dal nascente Pd, fu l’unico a riuscire a resistere per alcuni mesi, ma dovette fare un passo indietro quando arrivò la sconfitta di Renato Soru alle Regionali in Sardegna. Pier Luigi Bersani fu vittima dei 101 franchi tiratori che impedirono l’elezione di Romano Prodi a presidente della Repubblica, mentre per Matteo Renzi fu decsivo il 18% ottenuto alle elezioni che posizionò il Pd in terza posizione, poco sopra la Lega di Matteo Salvini. Che il destino di Letta sia lo stesso dei suoi predecessori? Alle urne l’ardua sentenza.

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