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I Minibot fanno litigare non solo la Lega e il duo Conte-Tria, ma anche gli economisti

Dopo quella di Draghi, si conferma la bocciatura dei minibot da parte di Tria e quella di Conte ma il problema dei debiti della Pa verso le imprese rimane. Intanto il leghista Borghi mostra su Twitter un minibot da 100 euro

Da poco più di una settimana a questa parte non c’è giorno che passa senza qualche dichiarazione sui minibot, i Buoni ordinari del Tesoro di piccolo taglio (5, 10, 20 50 e 100 euro), senza una scadenza e senza garanzia di interessi, che si possono usare per ridurre i pagamenti dovuti dall’Erario. Tutto nasce dalla mozione parlamentare presentata da Simone Baldelli (FI) e approvata all’unanimità alla Camera il 28 maggio scorso che, in un breve passaggio, cita la possibilità di creare dei minibot come strumento di pagamento dei debiti e dei crediti della Pubblica amministrazione. In realtà non si tratta di una novità perché è un vecchio cavallo di battaglia di Claudio Borghi, l’economista della Lega alla guida della commissione Bilancio di Montecitorio.

Dopo il “niet” del presidente della Bce, Mario Draghi, ieri è arrivata la bocciatura definitiva del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e oggi quella del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che peraltro rileva: “Si tratta di una proposta mai portata a Palazzo Chigi”. Intanto su Twitter Claudio Borghi mostra il minibot da 100 euro che reca l’immagine di Enrico Mattei e di Urbino.

IL BOTTA E RISPOSTA DRAGHI-LEGA

Come si diceva, il primo interlocutore di rilievo a farsi sentire è stato Draghi che non ha dubbi: i minibot “o sono un’altra moneta e quindi illegali oppure sono altro debito. Non vedo una terza possibilità”. Una posizione – che ha incassato subito il placet di Confindustria che si è definita “in linea con Draghi” perché i minibot “significano più debito” – cui ha rintuzzato il giorno dopo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e numero due del Carroccio, Giancarlo Giorgetti: “Non sono la Bibbia ma sono una possibilità – ha detto in un’intervista al Messaggero -, aggiungendo che i minibot non sono la “premessa per l’uscita dall’euro ma piacciono agli italiani”.

Il giorno dopo è stato lo stesso Borghi a rispondere dalle colonne della Stampa: “La risposta di Draghi è formalmente corretta. So bene che è vietato introdurre monete parallele, sarebbe un disastro – ha affermato -. La mia proposta è quella di introdurre uno strumento esigibile per il pagamento dei debiti della Pa. Dunque, non sarebbe nuovo debito ma la cartolarizzazione di crediti esistenti”. Il presidente della commissione Bilancio della Camera ha specificato di non star lavorando a un’uscita dalla moneta unica ma di rivendicare “il diritto di discutere dell’euro e dei suoi limiti”. “Se io stessi progettando un’uscita unilaterale farei ben altre cose. Lo ripeto: l’ipotesi non è contemplata dal programma di governo e al momento credo non trovi nemmeno il consenso della maggioranza degli italiani”.

LA POSIZIONE DI TRIA E LA RISPOSTA DI DI MAIO E SALVINI

Tria si è schierato subito dalla parte di Francoforte e, dopo la bocciatura di sabato che non era piaciuta a vari esponenti dei partiti di maggioranza tra cui Alessandro Di Battista (M5S), ieri da Fukuoka, dove si trova per il G20, ha chiuso definitivamente: “Non è una questione principale che andremo a trattare a livello di governo”.

A stretto giro sono arrivate le risposte dei due vicepremier. “Il Mef dice che sono inutili e che è sufficiente pagare le imprese, allora lo faccia” ha commentato Di Maio e anche Salvini ha insistito sul tema. “Sullo strumento si può discutere – ha sottolineato il leader della Lega -, ma sul fatto che sia urgente pagare le decine di miliardi di euro di arretrati, deve essere chiaro a tutti”.

LA BOCCIATURA DI CONTE

In un’intervista al Corriere della Sera, oggi, la posizione di Conte che, mentre infuriano le polemiche, ha voluto lanciare un messaggio in linea con quanto detto in conferenza stampa la settimana scorsa: la proposta sui minibot non è stata “mai portata a Palazzo Chigi. E siccome ha implicazioni di sistema, mi aspettavo che correttamente mi fosse portata per esaminarne insieme aspetti e contenuti”.

Conte si è detto d’accordo sulla necessità di accelerare i pagamenti di cui la Pa è debitrice – “obiettivo pienamente condivisibile” – ma non con i minibot. “Abbiamo già introdotto uno strumento per raggiungere l’obiettivo con la triangolazione tra Comuni, Cassa depositi e prestiti e creditori” ha chiarito. Inoltre, “se i crediti della PA non sono certificati non sono neppure pagabili. Siccome (i minibot, ndr) non possono costituire una moneta parallela non c’è l’obbligo di accettarli come mezzo per estinguere un’obbligazione – ha specificato -. E chi li accetta, ragionevolmente vorrebbe scontare il fatto di prendere in carico un’attività parzialmente liquida che non frutta interesse. Il risultato è che finirebbero per essere negoziati sotto la parità. E lo sconto rispetto all’euro sarebbe una misura del rischio di uscita del Paese dalla moneta unica”.

Da Conte arriva anche un warning sulla sfida a Bruxelles riguardo alla “procedura di infrazione per debito eccessivo. Se viene aperta davvero, farà male all Italia. Non è tanto e solo questione di multa. Ci assoggetterà a controlli e verifiche per anni. Con il risultato di compromettere la nostra sovranità in campo economico: una bella eterogenesi dei fini, per questo governo che è geloso custode dell’interesse nazionale. Senza considerare – è l’ulteriore preoccupazione espressa dal presidente del Consiglio – che potrebbero essere messi a rischio i risparmi degli italiani…”.

L’OPINIONE DI PASSERA

Da registrare, sempre oggi e sempre sul Corriere della Sera, anche il pensiero dell’ex ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, che nel 2012 – durante il governo Monti – proposte uno stock di titoli per pagare i debiti della Pa verso le aziende. “Noi imponemmo misure drastiche: io stesso chiesi di destinare 40 miliardi di nuove emissioni di titoli di Stato per pagare le imprese, ma con gli euro così raccolti sul mercato, non in titoli”. Inoltre, ha ricordato, “imponemmo interessi di mora all’8% e inserimmo penalizzazioni per le grandi imprese che pagano in ritardo” i piccoli fornitori.

I minibot, secondo Passera, “in teoria sono un modo di riconoscere che anche i pagamenti arretrati ai fornitori sono debito e che ha senso trasformarli in debito finanziario per saldarli. Ma il Minibot non funziona, per molti motivi. Il primo è che chi ne parla ha in mente altro: una valuta parallela, l’idea che l’Italia possa stampare moneta. La proposta viene dagli stessi che non hanno mai nascosto il desiderio di tornare alla lira”. Per l’ex ceo di Intesa Sanpaolo i minibot “sarebbero un raggiro per le piccole e medie imprese. Se sono titoli di Stato emessi a tassi zero, chi li riceve non solo non ha euro in mano dal valore chiaro e certo, ma perderebbe anche il diritto agli interessi di mora che noi avevamo introdotto”.

Potrebbe funzionare invece un’altra strada: “Il governo emetta titoli per pagare i fornitori, in euro. Se l’operazione è seria, sono certo sia negoziabile un accordo con Bruxelles sull’aumento del debito finanziario che ne risulterebbe. Anche Cdp può avere un ruolo”.

COSA NE PENSANO RINALDI E GLI ECONOMISTI DE LAVOCE.INFO

E se la strada dei minibot è “percorribile sia tecnicamente sia giuridicamente” per l’economista Antonio Maria Rinaldi, ora eurodeputato leghista, una posizione fortemente contraria è stata espressa – in modo chiaro – dai suoi colleghi del sito Lavoce.info. Per Tommaso Monacelli, ordinario di Economia alla Bocconi ed esperto di politica monetaria e di macroeconomia internazionale, i minibot “sono un espediente inutile e verosimilmente dannoso, che nasconde probabilmente possibili scenari di realizzazione pratica dell’uscita dell’Italia dall’euro”.

Sul loro uso, Monacelli fa due ipotesi: la prima “è che siano emessi con la possibilità per imprese e famiglie di usarli per pagare le tasse. È ovvio che in tal caso sarebbero del tutto identici a un taglio delle imposte o, in modo equivalente, a un incremento di debito pubblico”. “Una seconda ipotesi – ha scritto ancora – è che i minibot possano essere utilizzati dalle imprese per riscuotere i crediti che ancora vantano con la pubblica amministrazione. In questo caso, sarebbero del tutto inutili”. Dunque “l’unica ragione per farlo sarebbe quella di tassare implicitamente le povere imprese creditrici. Se un’impresa fornitrice della Pa venisse pagata in minibot oggi, potrebbe scontare il proprio credito solo più tardi al momento di pagare le tasse dovute. In ragione di questo lasso temporale (più o meno lungo), di fatto è come se l’impresa sostenesse un costo implicito in misura pari ai mancati interessi (altrimenti, perché semplicemente non ridurre le tasse alle imprese dello stesso ammontare dei crediti esistenti, senza alchimie cartacee?) Un guadagno per lo Stato, una tassa implicita per l’impresa. E un ulteriore motivo per guardare i minibot con sospetto”.

Se poi i minibot venissero imposti per legge “ciò equivarrebbe (di diritto e di fatto) all’uscita dell’Italia dall’euro, perché lo Stato italiano starebbe stampando moneta con corso legale”. Inoltre “verrebbero probabilmente scambiati a grande velocità (le persone vorrebbero liberarsene come una patata bollente) e diventerebbero moneta parallela fortemente svalutata (di fatto carta straccia) rispetto all’euro”.

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