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La ‘macronata’ di Gravina. Chi sono gli amici e i nemici del presidente della Figc

Gravina Figc

Gabriele Gravina ha convocato il prossimo 4 novembre l’assemblea elettiva della Figc per il nuovo quadriennio. Ecco il perché

Gabriele Gravina lascia o raddoppia? E’ questo l’interrogativo più inflazionato delle ultime ore negli ambienti e sui quotidiani sportivi. Il presidente della Figc ha rotto gli indugi e, dopo aver escluso le dimissioni per il disastro della nazionale agli Europei in Germania, ha deciso di convocare per il 4 novembre a Roma l’assemblea elettiva della Federcalcio per il nuovo quadriennio, in largo anticipo sul termine massimo del marzo 2025.

Cosa significa questa mossa? “In ambienti federali – come riferiva l’Ansa – si sottolinea che la volontà è favorire il confronto all’interno del sistema federale, nel contempo tenendo fede alla promessa di anticipare al massimo il voto, nei limiti dello statuto federale. Solo dopo si capirà se una ricandidatura di Gravina è possibile”. C’è chi faceva però notare la mossa alla Macron del presidente della Figc e a leggere alcuni quotidiani, come il Fatto quotidiano e La Verità, sembra proprio che Gravina non abbia alcuna intenzione di sloggiare bensì di farsi rieleggere fino al 2028.

GRAVINA LASCIA O RADDOPPIA ALLA GUIDA DELLA FIGC?

Ecco cosa scrive Alessandro Da Rold su La Verità : “Dimissioni? Macché. Dopo la disfatta a Euro 2024, il presidente della Figc Gravina pianifica nientemeno che la rielezione: consiglio federale fissato il 4 novembre. (…) La mossa, fino a sabato scorso del tutto inaspettata (tanto che Gravina parlava di scadenza naturale del mandato nel 2025), ha un triplice obiettivo. Da un lato prova a spegnere le polemiche degli ultimi giorni, ma dall’altro – a quanto si racconta nei corridoi della Federcalcio – sembra sia servita a disinnescare un possibile commissariamento della Figc da parte del Conidi Giovanni Malagò, ipotesi che aveva iniziato a circolare con forza nelle ultime ore nei palazzi romani. Infine la scelta di Gravina di convocare l’assemblea potrebbe essere un modo per spiazzare i suoi possibili avversari, dando loro poco tempo per trovare un candidato rivale”.

Gli fa eco Lorenzo Vendemiale sul Fatto quotidiano: “Gabriele Gravina non lascia, raddoppia. Invece di chiedere scusa e farsi da parte per i disastri della nazionale sotto la sua gestione, il n.1 della Figc anticipa l’assemblea federale al 4 novembre. Eccola, la risposta dei vertici al fallimento nazionale: auto-confermarsi alla guida del calcio italiano. Le urne erano previste tra marzo e gennaio 2025, la forzatura (che manda nel caos le componenti chiamate a votare prima) ha un intento smaccato: togliere tempo all’opposizione per organizzare un’alternativa, oltre che mettere a tacere le voci su un possibile commissariamento (inutile, se si voterà presto). Così Gravina potrà dire che resta presidente perché il pallone gli ha rinnovato la fiducia. O al limite piazzare un candidato gradito, eventualità ad oggi comunque remota”.

MALAGO’ E LOTITO GUIDANO LA FRONDA ANTI GRAVINA

A questo punto è estremamente interessante disegnare una mappa dei Gravina boys e dei nemici del presidente della Figc. Uno scenario in cui si mescolano sport, politica e risorse.
Partiamo da chi vorrebbe dare il foglio di via a Gravina. A iniziare dal lato sportivo. E, quindi, a iniziare da Giovanni Malagò. Ecco cosa ha affermato il presidente del Coni in una intervista al Corriere della Sera in cui sembra abbastanza esplicitamente prendere le distanze da Gravina, immaginando qualcun altro al suo posto: «(…) se ora Spalletti dice di essere pronto a rimettersi in gioco per dimostrare di poter ottenere risultati migliori, chi dovrebbe prendere la decisione di sostituirlo? I vertici federali che sono i primi a essere messi in discussione?».

Il giornalista poi chiede se si sono sentiti con Gravina. «Certo, mi sono permesso di dirgli che non avrebbe potuto dilatare nel tempo questa situazione: l’aria si è fatta irrespirabile. Prima di questa tragedia nazionale, le elezioni federali si sarebbero dovute tenere fra febbraio e marzo del prossimo anno. Le ha convocate invece a novembre, alla prima data utile. Chi chiede le dimissioni deve sapere che, quando un presidente lascia, decade il consiglio che, in attesa di nuove elezioni entro novanta giorni, esercita le funzioni di ordinaria amministrazione. Chi arriverà si prenderà le sue responsabilità e deciderà se accordare fiducia a Spalletti oppure fare altre valutazioni».

ANCHE PER IL MINISTRO ABODI BISOGNA ASSUMERSI LA RESPONSABILITA’

Gravina ha poi contro anche la Lega Calcio, il regno di Claudio Lotito, il quale oltre a essere presidente della Lazio è anche senatore e referente per lo sport di Forza Italia. In dissenso inoltre la piccola Serie B di Mauro Balata. E non sono passate inosservate neppure le parole dell’ex portiere Gianluigi Buffon, e oggi nello staff azzurro, sulla necessità che ognuno si debba prendere le proprie responsabilità.

Sul piano politico, ecco poi cosa ha dichiarato a Rtl 102,5 il ministro dello Sport Andrea Abodi, meloniano ed espressione della maggioranza di FdI, Fi e Lega: “Di fronte a una sconfitta deve emergere l’autoanalisi, è troppo facile guardare gli errori altrui. Lo sport insegna ad assumersi responsabilità”. Il leader della Lega Salvini, tra l’altro, già da tempo chiede le dimissioni di Gravina. Anche dal M5S ieri è giunta una richiesta simile.

TUTTI GLI UOMINI DI GABRIELE GRAVINA

Il punto è che, numeri e nomi alla mano, sembra che siano più quelli che sostengono Gravina che i detrattori. Basta leggere sempre La Verità e il Fatto quotidiano. “C’è chi si aspetta che proprio Gravina possa ripresentarsi tranquillamente il 4 novembre e, forte dell’appoggio dell’assemblea, farsi rieleggere. In questa chiave, di ricerca di consenso politico – scrive Da Rold – si può leggere anche la nuova commissione di saggi, nata per favorire il rapporto tra Nazionale e club con l’inserimento di quattro dirigenti: Giuseppe Marotta dell’Inter (che viene maliziosamente definita una «succursale» della Figc); Cristiano Giuntoli della Juventus; Umberto Marino dell’Atalanta e Giovanni Sartori del Bologna.

I VERTICI DEGLI ALLENATORI, CALCIATORI, LEGA PRO E ARBITRI SONO DEI GRAVINA BOYS

Del resto, la maggior parte delle componenti dell’organo assembleare della Figc sono legate a doppio filo a Gravina. Nemmeno un mese fa è stato confermato alla guida dell’Aie (Associazione italiana calciatori) Umberto Calcagno, con cui la Figc ha un contratto di collaborazione annuale. Calcagno è lo stesso che nel 2020 aveva sottoscritto una scrittura privata con cui il presidente della Figc Gravina si impegnava a versare un contributo straordinario di 1.250.000 euro per l’emergenza Covid. Lo stesso discorso vale per Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione allenatori, grande sostenitore di Gravina. C’è anche Matteo Marani, numero uno della Lega pro, che parteggia per l’attuale presidente. In sostanza, Gravina potrebbe nonostante tutto avere ancora la maggioranza in assemblea e farsi confermare per altri quattro anni”.

GRAVINA PUO’ CONTARE ANCHE SUL VOTO DECISIVO IN ASSEMBLEA DELLA LEGA DILETTANTI

Aggiunge poi il Fatto quotidiano: “Prendiamo i Dilettanti, che da soli valgono il 34% dei voti e infatti sono sempre stati decisivi nell’espressione del presidente federale: erano guidati dal suo ultimo vero rivale, Cosimo Sibilia, che avrebbe dovuto succedergli in un patto fra gentiluomini che i due avevano firmato, e invece è stato silurato. Al suo posto, Gravina ha ripescato il sempreverde Giancarlo Abete, 73 anni, prima commissario e poi presidente, per controllare l’impero dei Comitati regionali, che anestetizzati con qualche mancetta assistono silenti alla morte del calcio sul territorio, dove ogni anno scompaiono società e tesserati. Sempre ad Abete, Gravina ha affidato FederCalcio Servizi, la ricca Srl della Federazione”.

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