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La scommessa del CNEL come arbitro low-cost del lobbying pagherà o costerà cara?

Il governo punta sul CNEL per vigilare sui portatori di interessi, sostenendo che costi meno delle autorità indipendenti. Ma tra nuove assunzioni, profili ad alta professionalità e tempi lunghi di reclutamento, il conto sale ma le certezze di successo no

Il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) sta vivendo una seconda giovinezza. Un tempo descritto come un “ente inutile” destinato alla soppressione, oggi il centro studi di Villa Lubin è sopravvissuto ai tentativi di abolizione e potrebbe diventare l’organo che monitora il rispetto delle regole sul lobbying. Cosa fa oggi e come evolverà? Ma, sopratutto, sarà in grado di tenere a bada i colossi della rappresentanza di interessi?

COSA FA OGGI IL CNEL

Dopo essere sopravvissuto al referendum del 2016, l’istituto guidato da Renato Brunetta si prepara a rilanciarsi. Nato nel 1957 come organo di consulenza per Parlamento e Governo, oggi il CNEL svolge compiti che spaziano dall’analisi economica alla legislazione sociale. In primo luogo, è uno dei pochi organi che può presentare disegni di legge direttamente alle Camere. Inoltre, gestendo l’archivio nazionale dei Contratti, il database più importante d’Italia sui CCNL, monitora le condizioni di milioni di lavoratori. Infine, redige report cruciali sui servizi della Pubblica Amministrazione e sul mercato del lavoro.

LA SVOLTA DEL CNEL: ARBITRO DEL LOBBYING

Presto il CNEL potrebbe assumere un ruolo ancora più centrale. Infatti, l’attuale impostazione della futura legge sul lobbying promossa dal senatore di Forza Italia Nazario Pagano prevede che Villa Lubin diventi un’autorità di controllo dei rapporti dei portatori di interessi con la politica italiana. Una scelta (criticata aspramente dalle opposizioni) dettata dalla presunta maggiore economicità del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro rispetto ad autorità indipendenti come l’Antitrust o l’Agcom, considerate più adatte per natura e per storia. La sfida che si pone di fronte all’istituto guidato da Brunetta è titanica.

Infatti, se la norma sul lobbying sarà confermata, il CNEL gestirà il Registrato Unico della Trasparenza, l’anagrafe digitale dei lobbisti. Un potere non da poco, poiché qualunque portatore di interessi voglia incontrare o interagire con un decisore pubblico dovrà iscriversi qui, pena l’esclusione dai Palazzi che contano. In secondo luogo, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro si doterà di un Comitato di Sorveglianza, un organismo interno istituito al fine di monitorare il rispetto delle regole. Inoltre, il CNEL redigerà il Codice Deontologico, che conterrà le regole di comportamento per i rappresentanti di interessi. Da ultimo, non certo per importanza, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro otterrà anche potere sanzionatorio. Infatti, in caso di violazioni (omissioni o dati falsi), il CNEL potrà comminare multe (fino a 5.000 euro) e disporre la sospensione o cancellazione dal registro.

CNEL, IL NODO DEI COSTI E DEL PERSONALE

Dieci anni fa la dotazione organica del Consiglio superava abbondantemente le 100 persone. Nel 2020, il numero di dipendenti effettivi è sceso a circa 64 unità, toccando i minimi storici. Il mancato turnover ha fatto sì risparmiare lo Stato, ma al tempo stesso ha lasciato intere aree tecniche scoperte. Oggi il personale del CNEL è composto da 64 dipendenti e 13 manager. Una macchina amministrativa che costa allo Stato circa 3 milioni di euro annui. Il Piano Triennale del Fabbisogno (2025-2027) punta a rinforzare l’organico per far fronte ai nuovi compiti in arrivo. L’obiettivo dichiarato è riportare la dotazione organica a un totale di 75 unità entro il 2027, in aumento di circa il 40% rispetto ai livelli attuali di ruolo. Ad aumentare sarà anche la professionalità tecnica dei dipendenti. Infatti, per gestire il registro dei lobbisti, il CNEL sta assumendo profili di “Area Elevate Professionalità”, il cui costo pro-capite è superiore del 20-30% rispetto a un assistente amministrativo tradizionale.

Nel 2027 il valore finanziario dell’organico salirà a 3,5 – 4 milioni di euro annui, contro i 2,6 milioni del 2024. Complessivamente, il costo del CNEL (che prima dei tagli degli anni 2010 sfiorava i 20 milioni di euro), si sta stabilizzando su una cifra vicina ai 7- 9 milioni di euro annui. Cifra che comprende la spesa per personale, organi, gestione di Villa Lubin e nuovi servizi. Tuttavia, le tempistiche di reclutamento sollevano interrogativi. Infatti, il CNEL utilizzerà nuovi concorsi pubblici, procedure di mobilità da altre amministrazioni (per attirare talenti già formati) e progressioni verticali per valorizzare il personale interno che ha “resistito” negli anni bui. In altre parole, si dovrà attendere i tempi dei concorsi pubblici. Nel frattempo, però, la legge sul lobbying avanza. Il CNEL sarà pronto alla nuova sfida in tempo?

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