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Lavoro, la quarantena ‘per contatto’, non è più malattia per l’INPS. Cosa cambia

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I dipendenti del settore privato in quarantena per il contatto con un positivo che non possono accedere al lavoro a distanza dovranno fare ricorso a permessi retribuiti o a giorni di ferie per non vedersi ridurre lo stipendio

Nonostante le proteste dei sindacati e delle associazioni di rappresentanza, col 2022 sono state apportate forti modifiche alla quarantena ‘per contatto’, quella che scatta cioè quando ci si isola per avere avuto contatti con persone risultate positive al tampone. La permanenza domiciliare non è più considerate equiparabile alla malattia e quindi il periodo di assenza dal lavoro non viene coperto dall’Inps.

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La quarantena equiparata alla malattia era stata introdotta a marzo 2020 dal governo Conte con il primo decreto Cura Italia. Interessava i lavoratori venuti a contatto con un positivo che non potevano svolgere il loro lavoro in smart working o da remoto.

Il decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146 ha modificato la disciplina delle tutele previste, durante l’emergenza Covid-19, per i lavoratori in quarantena e per i cosiddetti lavoratori “fragili”. La norma prevedeva un fondo ad hoc che non è stato rifinanziato e prevedeva che l’equiparazione a malattia del periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria dai lavoratori del settore privato fosse riconosciuta fino al 31 dicembre 2021.

La nuova norma di contro ha stabilito che l’equiparazione a malattia del periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva dai lavoratori del settore privato dovesse essere riconosciuta fino al 31 dicembre 2021.

L’INPS, con il messaggio 18 novembre 2021, n. 4027, ha comunicato che si procederà, quindi, al riconoscimento della prestazione ai lavoratori privati aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia, secondo le consuete modalità, anche per gli eventi verificatisi nel corso del 2021, seguendo un ordine cronologico, come previsto per legge.

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Cosa cambia nel concreto? i lavoratori dipendenti del settore privato in quarantena per il contatto con un positivo che non possono lavorare da remoto dovranno fare ricorso a permessi retribuiti o a giorni di ferie per non vedersi ridurre lo stipendio, non potendo più gravare sulle casse dell’INPS.

Occorre comunque ricordare che di recente il governo è intervenuto anche sulle modalità e sui tempi della quarantena, approvando tre protocolli diversi dopo il contatto stretto con un positivo al Covid a seconda del soggetto “da sorvegliare”. Il primo include le persone con dose booster o con vaccinazione completa da meno di 120 giorni (4 mesi) che hanno avuto un contatto stretto con un positivo ma non hanno sintomi per le quali non è più prevista la quarantena ma una forma di autosorveglianza con obbligo di indossare la Ffp2. Al quinto giorno dal contatto con il caso positivo Covid-19, l’effettuazione di un tampone con esito negativo

Per le persone in possesso del Green Pass rafforzato da oltre 120 giorni (4 mesi), la quarantena si riduce a cinque giorni – prima era previsto un periodo di sette giorni. Per uscire dalla quarantena serve un tampone con esito negativo al termine di questo periodo. Per i non vaccinati, la quarantena dura ancora 10 giorni e, al termine del periodo stabilito, occorre sottoporsi a tampone per verificare la positività.

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