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Lega, petrolio, trattativa al Metropol: ecco tutti i nomi dei protagonisti

Metropol

Chi sono i protagonisti della vicenda Metropol, che oggi saranno ascoltati dalla procura di Milano per l’inchiesta sui finanziamenti russi alla Lega

A partire da oggi verranno ascoltati dai pm di Milano i protagonisti della vicenda Metropol, la trattativa per i finanziamenti alla Lega tramite l’acquisto di una fornitura di petrolio.

L’inchiesta si basa sull’audio dell’incontro registrato lo scorso 18 ottobre nella hall dell’hotel Metropol di Mosca, di cui ha dato notizia l’Espresso a febbraio scorso e giovedì il sito americano BuzzFeed ha pubblicato online gli audio di quella serata: non si sa chi abbia realizzato le registrazioni, ma la procura aveva acquisito il materiale prima che fosse pubblicato in rete.

LA TRATTATIVA AL METROPOL

Al centro di quei colloqui c’è una presunta trattativa per la vendita a un’azienda italiana (si parla di Eni, che ha smentito) di 3 milioni di tonnellate di petrolio con uno sconto sul prezzo di mercato. Proprio questa riduzione di prezzo (nell’audio parlano di un «discount » dal 6 al 10 per cento) sarebbe la quota da redistribuire: un 4 per cento alla Lega, quantificato in 65 milioni di dollari, il resto ai russi. Partendo dall’ipotesi che una parte di questi soldi fosse destinata a rimanere in Russia, i pm indagano per corruzione internazionale.

L’inchiesta punta a far luce sull’accordo e sui legami tra la Lega e la Russia.

I PROTAGONISTI

Gianluca Savoini: giornalista, 56 anni è il principale protagonista della vicenda Russia-Lega, accusato di aver trattato per il partito un affare da 65 milioni di dollari.

Presidente dell’associazione Lombardia-Russia e da sei anni vicepresidente del Corecom Lombardia (nominato prima da Maroni e poi confermato da Fontana), era il principale uomo di collegamento con il mondo putiniano, con anche il ruolo di “facilitatore” commerciale tra gli imprenditori dei due paesi. C’era sempre lui ad accompagnare Salvini in tutti i suoi viaggi in Russia.

Ernesto Ferlenghi, 51 anni, è l’uomo dell’Eni (senior advisor) in Russia. È anche il presidente di Confindustria Russia, copresidente del forum dialogo italo-russo. È l’uomo a cui si appoggia, sin dal principio, Gianluca Savoini per i suoi contatti commerciali a Mosca. E per creare quella rete di relazioni necessaria ad accreditarsi con il Cremlino. Ferlenghi, viceversa, usa Savoini per costruire la sua figura di uomo forte della Lega in Russia e diventare il riferimento finanziario italiano a Mosca.

Ferlenghi gode di ottime relazioni a Mosca: è stato nominato co-presidente per parte italiana del Foro di Dialogo delle società civili di Italia e Russia. Per parte russa la co-presidenza è affidata a Vladimir Dmitriev, vice presidente della Camera di Commercio e Industria della Federazione russa. Il suo peso specifico è testimoniato anche da un’altra circostanza: Ferlenghi è tra i più citati da Sputnik, l’agenzia di stampa in italiano vicinissima a Putin.

Gianluca Meranda, 49 anni, avvocato d’affari, è uno dei partecipanti all’incontro dell’Hotel Metropolitan. Ha raccontato, in una lettera a Repubblica, di essere stato a quel tavolo in qualità di “General Counsel di una banca d’affari anglo-tedesca interessata all’acquisto di prodotti petroliferi di origine russa”. Ha spiegato inoltre di aver partecipato alla trattativa, ma che “come spesso accade in questo settore, e nonostante gli sforzi delle parti, la compravendita non si perfezionò”.

Meranda non arriva però per caso al Metropol. È cofondatore dello studio legale internazionale Sqlaw e lavora da tempo come consulente commerciale in affari energetici. La sua banca lavora per Eni dal 2015 e lui stesso ha antiche frequentazioni sia con Gianluca Savoini sia con Matteo Salvini, che ha appoggiato nell’ultima campagna elettorale come si può intuire, facilmente, seguendo i suoi canali social. Meranda è massone, iscritto alla Loggia parigina “Salvator Allende” del Grande oriente di Francia dal 2016.

Capire chi sono gli interlocutori capaci di fornire tre milioni di tonnellate di greggio con un prezzo molto scontato è fondamentale per valutare la serietà della trattativa.

L’Espresso ha identificato Ylia Andreevich Yakunin, stretto collaboratore di Vladimir Pligin. E proprio Pligin è il dominus di cui – secondo gli emissari russi – bisogna aspettare il ritorno per discutere dell’operazione di finanziamento petrolifero.

Si tratta di un personaggio molto importante nella rete di relazioni estere della Russia putiniana. Avvocato ed ex deputato della Duma, il parlamento di Mosca, dal 2003 al 2016, oggi è consigliere del presidente della stessa Duma, Viaceslav Volodin. La carica più significativa è quella di vicepresidente della Commissione che gestisce gli affari internazionali di Russia Unita, il partito del nuovo Zar che ha stretto un patto formale con la Lega. L’elemento biografico decisivo però sono gli studi nell’università di San Pietroburgo, assieme al gruppo di allievi che ha fornito i quadri per l’ascesa al potere di Putin. Oltre a Pligin c’era il vicepremier Dmitry Kozak, assieme al quale ha fondato il centro giuridico Iust.

Insomma, quello di Pligin è un nome di peso, che sarebbe in grado di aprire i rubinetti di Rosneft, il colosso dell’energia che rappresenta lo snodo della rete economica del Cremlino.

Il 54enne Claudio D’Amico è stato tirato in ballo direttamente dal premier Giuseppe Conte («fu lui ad invitare Gianluca Savoini alla cena del 4 luglio scorso con Putin»). Assessore alla Sicurezza della Sesto San Giovanni passata per la prima volta a destra due anni fa, ex parlamentare della Lega, ma soprattutto membro dello staff di Salvini in qualità di “consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale”. Se davvero il vicepremier si chiedeva come Savoini fosse finito lì, bastava chiederlo al suo stretto collaboratore. D’Amico è un personaggio assai conosciuto lungo la tratta Milano- Mosca e non solo perché ha sposato una donna russa. Da delegato all’Osce e allo stesso tempo responsabile del dipartimento Esteri della Lega Nord, negli anni ha coltivato intensi rapporti politici e commerciali con la Russia.

Ha anche una società fondata a Mosca sempre assieme a Savoini, si occupa di consulenza, la Orion.

Mister X: Il terzo uomo in realtà potrebbero essere due. Sì, perché la trascrizione degli audio realizzata da BuzzFeed parla di tre italiani attivi nella trattativa dell’Hotel Metropol: oltre a Savoini e a Gianluca Meranda si cita un “Francesco”. Ma c’è chi ritiene che al tavolo del petrolio ci fosse anche un quarto uomo, indicato come “Luca”, che non sarebbe Meranda.

Di sicuro la figura più enigmatica è Francesco, presentato come “nonno”: un appellativo che non indicherebbe l’età ma l’autorevolezza, tanto è vero che viene usato in Russia anche per parlare di Vladimir Putin. Francesco viene introdotto da Savoini come un personaggio fondamentale.

Quanto al possibile quarto uomo, l’altro Luca, c’è chi ipotizza che possa essere legato a Confindustria Russia, l’associazione che ha organizzato l’evento per cui Salvini e Savoini si trovavano a Mosca.

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