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Lobbying

Ok della Camera alla legge sul lobbying, ma sfuma l’unanimità: ecco perché e i retroscena

La proposta di legge per la regolamentazione del lobbying supera le forche caudine della Camera dei deputati, nonostante l’astensione in massa dell’opposizione. I retroscena, la mancata unanimità, il nodo del Cnel, dei sindacati e delle associazioni di categoria

Successo a metà per il primo firmatario della proposta di legge sulla rappresentanza di interessi, Nazario Pagano, approdata tra ieri e oggi nell’aula di Montecitorio e passata a maggioranza.

Il deputato di Forza Italia, presidente della Prima Commissione Affari Costituzionali, avrebbe lavorato febbrilmente fino a martedì sera per raggiungere l’unanimità: secondo fonti di Policy Maker, il banco è saltato a causa del Cnel proprio quando l’accordo sembrava ormai a un passo. Tutti i dettagli.

IL RETROSCENA: L’UNANIMITA’ SFUMA PER IL CNEL

Secondo quanto apprende Policy Maker, Pagano avrebbe addirittura messo sul piatto l’inserimento di alcune associazioni datoriali nel perimetro della norma, sebbene con alcune deleghe, ad esempio sugli obblighi di rendicontazione. “Abbiamo chiesto di includere organizzazioni sindacali e datoriali nella legge perché sono rappresentanze di interessi per definizione. Non intendevamo che i sindacati debbano sottoscrivere agli obblighi previsti dalla legge. Ringrazio il presidente Pagano che ha provato a venire incontro alle nostre sensibilità. Eravamo giunti a una riformulazione che avrebbe portato a rivedere la nostra valutazione sul voto finale. Però oggi Nazareno ha cambiato posizione”, ha detto Vittoria Baldino (M5S) ieri durante la votazione degli emendamenti, confermando indirettamente le indiscrezioni raccolte.

PERCHE L’ACCORDO È SALTATO

Il tentativo di mediazione di Pagano sarebbe fallito a causa del Cnel. Infatti, Italia Viva avrebbe fatto saltare il banco per la scelta di affidare il controllo sull’attività di lobbying al Consiglio Nazionale dell’Economia del lavoro. Una decisione presa dal Governo per ragioni di spesa pubblica molto criticata dalle opposizioni. “Abbiamo suggerito l’AGCOM per l’efficacia effettiva di svolgimento della funzione rispetto al CNEL, che non sembra l’organismo più adatto per svolgere la funzione di controllo sull’attività di lobbying”, ha riassunto ieri Alfonso Colucci (M5S), prima che l’emendamento a sua firma venisse bocciato. Roberto Giachetti (Italia Viva) ha poi alzato la posta, chiedendo di “togliere tutto al CNEL, toglierlo dalla circolazione come abbiamo fatto con una riforma costituzionale” e attaccando neanche troppo velatamente il Governo.

FUORI DALLA NORMA SINDACATI E ASSOCIAZIONI

Il fallimento dell’accordo per raggiungere l’unanimità ha chiuso le porte anche all’inclusione di sindacati e associazioni imprenditoriali nel perimetro della norma. Infatti, nel corso della votazione alla Camera di ieri sono stati bocciati tutti gli emendamenti dell’opposizione che avevano parere contrario del Governo. Per tutta risposta, Pd, M5S, Avs e IV si sono astenuti durante la votazione degli articoli della norma. Il preludio di quello che è successo in Aula questa mattina.

CHI HA VOTATO SÌ E PERCHÉ

La legge sul lobbying, a cui ha lavorato un gruppo di 20 costituzionalisti, secondo quanto riferito da Nazario Pagano, introdurrà più trasparenza nella rappresentanza di interessi.  L’importanza della norma la chiarisce bene Naike Gruppioni, deputata di FdI: “La rappresentanza di interessi è una realtà fiosologica delle democrazie moderne, l’alternativa non è tra l’esistenza o negazione della rappresentanza di interessi, ma è tra trasparenza ed opacità. Scegliendo la trasparenza riaffermiamo il primato della politica”.

Certo, “la norma non impedirà le attività illegali perché sono al di fuori della rappresentanza di interessi. La normativa non parla di attività illecite, tra cui corruzione, traffico d’influenze, conflitto d’interessi, etc”, precisa Giulia Pastorella (Azione), ma secondo Alessandro Colucci (Noi Moderati) “si colma un vuoto legislativo importante. È un lavoro assolutamente soddisfacente, una legge che dà chiarezza e regolamenta secondo una visione di serietà il mondo pubblico e privato”.

IL FRONTE DEGLI ASTENUTI

Il fronte degli astenuti è ampio e le sue ragioni sono diverse.  “Sono diversi i punti critici nella norma, primo fra tutti la scelta del Cnel come arbitro. Il nostro sarà un voto di estensione”, ribadisce Giachetti (IV). “Escludere i sindacati e le associazioni imprenditoriali è particolarmente grave. Chi rimane fuori da questo Regolamento sono le associazioni che tutelano gli interessi dei lavoratori. Ci stiamo astenendo nell’articolato e continueremo a farlo”, anticipava ieri Filippo Zaratti, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra. Sulla stessa linea d’onda Vittoria Baldino (M5S). “Avremmo voluto che le associazioni datoriali e sindacati fossero inseriti. Non voteremo contro perché conosciamo il valore del tentativo, ma ci asterremo perché è una legge molto migliorabile”.

 

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