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Perché le nomine Rai potrebbero slittare a settembre

Nomine Rai

Tra equilibri politici, ingorgo parlamentare e pressing delle opposizioni si rischia di arrivare a dopo l’estate per le nomine dei vertici Rai

Nessuna data, almeno per il momento, per l’elezione dei quattro consiglieri di amministrazione RAI da parte del Parlamento. Tutto rinviato. Le capigruppo di Camera e Senato non hanno incluso l’appuntamento nel calendario di luglio ed è quindi possibile che a questo punto i tempi si allunghino.

CAOS LAVORI, INGORGO IN PARLAMENTO SUI DECRETI

Sarebbero principalmente tre i motivi dello slittamento. Secondo il Corriere della Sera “il calendario sarebbe tanto zeppo di lavori, a causa della necessità di convertire una decina di decreti, che mancherebbe il tempo di fare altro. Per rispettare le scadenze a luglio le sedute potrebbero tenersi in maniera inconsueta da lunedì a venerdì. Se anche nelle prossime settimane la situazione non migliorerà, la nomina dei quattro consiglieri Rai di spettanza parlamentare potrebbe slittare a settembre, e di conseguenza anche quella dei nuovi ad e presidente indicati dal Tesoro”.

CAOS POLITICO, LE INQUIETUDINI DELLA LEGA

C’è poi il “caos politico” come scrive Mario Ajello sul Messaggero, in quanto “Fratelli d’Italia avrà il nuovo ad, Giampaolo Rossi; Forza Italia avrà Simona Agnes come presidente della Rai; mentre il dg sarà un tecnico (tra i papabili: Roberto Sergio, Felice Ventura, Marco Brancadoro) e non una figura considerata vicina alla Lega, cioè Marcello Ciannamea, che ora dirige il Prime Time, ossia Sanremo e tanto altro”.

Il Carroccio, continua Ajello, sarebbe “molto inquieto perché si sente escluso dalla plancia di comando, e attribuisce a Meloni questa conventio ad excludendum. Però a via della Scrofa, nel quartier generale di FdI, fanno sommessamente notare così: “Tra testate giornalistiche, corporate e generi, i direttori di area FdI sono appena sei. Mentre la Lega, con meno di un terzo dei nostri voti alle elezioni, al momento ha addirittura sette direttori di cui alcuni, come il potentissimo Ciannamea, di primissima fascia”. Nel centrodestra – conclude il Messaggero – c’è insomma alla luce delle ultime Europee un problema di riequilibrio secondo i meloniani”.

IL PRESSING DELLE OPPOSIZIONI PER ATTENDERE LA PRONUNCIA DEL CONSIGLIO DI STATO

A quanto pare, inoltre, alla base di questa non decisione ci sarebbe anche la volontà di attendere almeno la pronuncia del Consiglio di Stato, prevista per il 4 luglio, sul ricorso presentato da quattro candidati al cda, secondo i quali il sistema delle nomine presenterebbe profili di illegittimità costituzionale, ponendosi in contrasto con l’European Media Freedom Act.

In questo senso si è espressa la presidente della Commissione di Vigilanza, Barbara Floridia. Sulla stessa linea anche la segretaria del Pd, Elly Schlein. “E’ stato approvato in Ue il Media Freedom Act e il Governo italiano non può non tenerne conto in questa sua occupazione bulimica dell’informazione – ha sottolineato -. Il Media Freedom Act prevede una riforma del sistema di governance. Noi continuiamo a insistere che la strada sia questa riforma. Noi vogliamo discutere già adesso di questo, con le forze di opposizione ma anche con quelle di maggioranza”. I dem non hanno “ancora discusso – ha confermato Schlein – dell’indicazione di un membro del cda”. Sul tavolo c’è anche la possibilità di non partecipare al voto per esprimere, appunto, contrarietà all’attuale legge e spingere per la riforma.

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