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Perché Renzi e Calenda non si sono mai amati

Renzi Calenda

Renzi è un nostalgico della “Terza Via” blairiana, mentre Carlo Calenda si definisce un socialista liberale… i due a stento si sopportano. Ecco tutte le divisioni 

Matteo Renzi e Carlo Calenda non si sono mai veramente amati. Quello tra Italia Viva e Azione, se mai si celebrerà, sarà solo un matrimonio di convenienza.

Entrambi i leader sono rinomati per la loro mania di protagonismo, il desiderio di mettere i bastoni tra le ruote al Pd e diventare leader del ‘centro macroniano’ in salsa italiana. Renzi è un nostalgico della “Terza Via” blairiana, mentre Carlo Calenda si definisce un socialista liberale e il nome del suo movimento è un chiaro rifermento all’azionismo di Ferruccio Parri ed Emilio Lussu. Sia l’uno sia l’altro, però, hanno dato prova, fin dall’inizio, di assoluta fedeltà al premier Mario Draghi che vorrebbero rimanesse a Palazzo Chigi anche dopo le Politiche del 25 settembre prossimo, indipendentemente dal risultato elettorale.

Nonostante tutte queste affinità, i due non si sono mai realmente presi in simpatia. Anzi, si può dire che a stento si sopportino. È vero che, per le Comunali di Roma, i renziani hanno contribuito notevolmente al 20% ottenuto da Calenda in qualità di candidato sindaco, ma poi se ne sono date di santa ragione. Il caso più eclante è stato quando Italia Viva ha criticato la scelta dei calendiani capitolini di votare per Virginia Raggi presidente della commissione speciale per la candidatura di Roma all’Expo 2030. “Rendono 5.000 voti su 220.000 e raccontano che hanno vinto loro le elezioni. Supporti il loro candidato alle suppletive e spiegano che hanno da soli il 15% in Italia. Ti chiedono la Presidenza di Commissione, non la ottengono e fanno queste messe in scena. Basta, davvero”, aveva twittato Calenda all’epoca, sancendo così la fine dell’alleanza in consiglio comunale.

Ma l’ex ministro allo Sviluppo Economico aveva usato parole assai più dure nel 2019, quando Renzi fu l’artefice della nascita del governo Conte-2. Ma, senza andare così lontano nel tempo, appena una settimana fa, Calenda, difendeva l’accordo col Letta e diceva: “Renzi è un signore che dicendo ‘no alle destre’ ha fatto un governo politico col M5s. Dico a Matteo Renzi: amore mio, se quella era una buona ragione per metterti col Movimento 5 stelle perché non puoi farlo con il Pd, di cui sei stato segretario, e con Azione?”. Ma, come se non bastasse, lo scorso giugno, Calenda, avevaduramente criticato il leader di Italia Viva per i suoi legami con gli emiri del Medio-Oriente: “Con Renzi, persona che stimo, c’è anche un tema inaccettabile della lobbing internazionale, non si può essere pagati dall’Italia e dall’Arabia Saudita. Senza una linea retta e coerente non andrà mai oltre il 3 per cento”.

Ma anche l’ex premier Renzi non è stato tenero nei confronti di un politico che, proprio lui, promosse da viceministro a titolare del dicastero dello Sviluppo Economico quando prese il posto di Enrico Letta a Palazzo Chigi. Dalla fine di quel governo, però, i rapporti tra i due si sono deteriorati man mano che passava il tempo. “Carlo, non è cattivo, quando è tranquillo è un piacere parlarci; quando invece si lancia in previsioni da Divino Otelma…”, disse Renzi lo scorso luglio sostenendo che il leader di Azione sbaglia facilmente le sue scelte politiche. Il riferimento è sempre al 2019, quando Calenda avrebbe preferito che si andasse a elezioni anticipate piuttosto che far nascere un altro governo con i Cinquestelle. Una opzione che, secondo Renzi, avrebbe consegnato l’Italia ai sovranisti, i quali, a loro volta, si sarebbero trovati a gestire la pandemia e a eleggere da soli il nuovo presidente della Repubblica. Ma non solo. Renzi ricorda anche che Calenda riteneva fosse da irresponsabili aprire una crisi nel 2021. La crisi che, poi, portò Draghi a Palazzo Chigi. Insomma, nemmeno Renzi ha mai tenuto in un’ottima considerazione Calenda e, perciò, fa alquanto sorridere la sua volontà di lasciare a lui la leadership della coalizione di centro. Il leader di Italia Viva sa benissimo che, per quanto possano ottenere un buon risultato, i centristi non hanno chances di vincere le elezioni e, pertanto, è del tutto ininfluente chi farà il “front runner” della coalizione.

 

 

 

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