Le nuove regole ART ridisegnano durata e controlli delle concessioni. Le Autorità di Sistema Portuale reagiscono e portano la battaglia in tribunale. Uno scontro che apre una partita politica
Il sistema portuale italiano è al centro di un cortocircuito istituzionale. Le Autorità di Sistema Portuale (AdSP) hanno trascinato in Tribunale l’Autorità di regolazione dei Trasporti (ART) e lo stesso ministero che li ha nominati. Al centro del contendere, ci sono le nuove stringenti regole sulle concessioni demaniali approvate a fine 2025. Fonti vicine al dossier suggeriscono che lo stesso viceministro, Edoardo Rixi, avrebbe dato il suo “placet” politico al ricorso dei presidenti delle AdSP. La disputa su canoni e banchine accende un caso politico che potrebbe trasformarsi in una nuova grana per il ministro Matteo Salvini.
IL CASUS BELLI
Il conflitto tra Autorità nasce dalla Delibera n. 242/2025, con cui l’ART ha definito i nuovi criteri per l’affidamento delle concessioni, seguita dall’avvio dei procedimenti attuativi (Delibera n. 27/2026) sulla durata dei titoli concessori.
L’obiettivo dell’Autorità dei Trasporti è esercitare una vigilanza stringente e uniformare i dati su terminal e stazioni marittime. Tuttavia, per le AdSP, questa mossa rappresenta un’invasione di campo che svuota di senso l’autonomia gestionale degli enti portuali.
PORTI, I PILASTRI DEL RICORSO
I manager dei porti, sostenuti da Assoporti, Assiterminal e Ancip, contestano quello che definiscono un eccesso di potere da parte dell’ART. Le critiche si concentrano su tre nodi fondamentali: perimetro d’azione, standardizzazione della durata delle concessioni e burocrazia.
Le AdSP contestano l’estensione della regolazione a tutte le concessioni, incluse quelle puramente commerciali, rivendicando che il raggio d’azione dell’ART dovrebbe limitarsi esclusivamente all’accesso all’infrastruttura. Inoltre, l’Autorità propone criteri standard per la durata delle concessioni. Le Autorità di sistema portuali, invece,x chiedono valutazioni “caso per caso”, parametrate sull’entità degli investimenti privati. Infine, i ricorrenti vedono l’obbligo di trasmettere dati sensibili come un onere burocratico insostenibile e un rischio per la tutela dei segreti industriali dei terminalisti.
IL PARADOSSO POLITICO: I NOMINATI CONTRO IL MIT
L’aspetto più singolare della vicenda è che i presidenti delle AdSP si trovano oggi in rotta di collisione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), l’ente che ha deciso le nomine. Il ricorso è guidato da figure di peso come Matteo Paroli (Mar Ligure Occidentale) e Francesco Mastro (Mare Adriatico Meridionale), all’interno di una lista che conta ben 13 presidenti di AdSP: Davide Gariglio (Mar Tirreno Settentrionale), Bruno Pisano (Mar Ligure Orientale), Raffaele Latrofa (Mar Tirreno Centro-Settentrionale), Eliseo Cuccaro (Mar Tirreno Centrale), Matteo Gasparato (Mare Adriatico Settentrionale), Marco Consalvo (Mar Adriatico Orientale), Paolo Piacenza (Mari Tirreno Merid. e Ionio), Domenico Bagalà (Mare di Sardegna), Giovanni Gugliotti (Mar Ionio), Francesco Benevolo (Mare Adriatico Centro-Sett.) e Francesco Rizzo (Dello Stretto).
Quasi tutti i ricorrenti sono stati nominati dal Ministro Matteo Salvini. Eppure, il Mit si è schierato formalmente a difesa dell’ART attraverso l’Avvocatura dello Stato, depositando memorie a supporto dell’Autorità regolatoria. Si configura così una sfida legale dove i manager dei porti si trovano a fronteggiare in aula la linea politica della Presidenza del Consiglio e dello stesso Ministero che li ha scelti. Una situazione complicata ancora di più dalla posizione del viceministro Edoardo Rixi, che ha difeso la scelta dei ricorrenti, sottolineando il rischio di un eccesso di burocratizzazione da parte dell’ART.
RIFORMA DEI PORTI IN STAND-BY
La tensione tra Autorità si inserisce in un quadro normativo già precario. Il settore attende infatti il via libera definitivo della riforma portuale approvata dal Consiglio dei Ministri. Il testo punta a una centralizzazione finanziaria e a un ridimensionamento dei poteri delle AdSP, segnando un passaggio epocale verso un modello di gestione più coordinato dal centro e meno ancorato alle singole realtà territoriali. In attesa del pronunciamento dei giudici, il settore rimane in un limbo.


