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Rifiuti: perché “end of waste” ci fa tornare indietro di vent’anni

end of waste

Con la decisione del governo sull’end of waste oggi possono essere svolte solamente le pochissime attività di ricupero consentite. Le altre attività di riutilizzo di prodotti individuate negli ultimi 20 anni si configurano come smaltimenti illeciti di rifiuti speciali. L’articolo di Annarita Digiorgio

Si fa un gran parlare, tra convegni e sussidiari, di economia circolare. L’economia del futuro. Il riuso dei materiali a cui dare nuova vita anziché mandarli in discarica. La famosa strategia tanto cara ai grillino della prima ora “rifiuti zero”.

L’ECONOMIA CIRCOLARE IN ITALIA

Ma in Italia non si può fare. È anche questo il motivo per cui siamo sommersi di rifiuti. Vorremmo riciclare plastiche, copertoni, microchip, ma è vietato. E allora ci riempiamo di immondizia e diciamo stop alla plastica. Così almeno andiamo sul sicuro. Blocchiamo l’economia ma almeno salviamo il pianeta. Quando invece si potrebbero fare entrambe le cose. Economia ed ecologia. Insieme.

CON END OF WASTE INDIETRO DI 20 ANNI

Anziché recepire le norme europee, il governo gialloverde ha scelto di riportare l’orologio normativo a 20 anni fa, al decreto ministeriale 5 febbraio 1998, cancellando due decenni di innovazione tecnologica.

Si chiama End of Waste. È la legge che regola l’economia circolare. Ovvero quella che stabilisce i prodotti che possono essere riciclati, e quelli che sono rifiuto non riutilizzabile.

DOPO LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO

Il blocco totale nasce nel febbraio dello scorso anno: una sentenza del Consiglio di Stato (la 1229 del 28 febbraio) ha stabilito che le Regioni non potevano autorizzare le attività di trattamento dei rifiuti sul loro territorio, in mancanza di una normativa nazionale specifica. La sentenza quindi ha annullato tutte le autorizzazioni già concesse ad aziende operanti per le attività di riciclo più recenti e innovative, paralizzando parte del settore.

COSA PREVEDE LA DISPOSIZIONE NEL DL SBLOCCA CANTIERI

Per aggirare il problema il governo gialloverde, anziché estendere la materia da poter trasformare in prima seconda, ha disposto nel decreto Sblocca Cantieri di giugno che le Regioni possono autorizzare solo i materiali previsti nell’unico decreto nazionale esistente. Del 1998!
Un’epoca in cui non solo non si riciclava nulla, ma neppure differenziava. Mentre è solo negli anni recenti che la ricerca ha scoperto cicli innovativi che permettono di riutilizzare, dandogli nuova vita, praticamente ogni tipo di rifiuto speciale.

RIFIUTI DEFINITI SPECIALI FINISCONO IN DISCARICA O ALL’ESTERO

E invece finiscono in discarica per inquinare l’ambiente, o vengono mandati all’estero dove invece la legge è più avanzata e in linea con la ricerca moderna. Oltre alla perdita di risorse, aumentano così i costi di smaltimento, o si favorisce la criminalità che fa “sparire” i rifiuti a costi minori.

Con la decisione del governo oggi possono essere svolte solamente le pochissime attività di ricupero espressamente consentite, e le altre attività di riutilizzo di prodotti individuate negli ultimi 20 anni si configurano come smaltimenti illeciti di rifiuti speciali.

BLOCCO DEL SETTORE

Così non solo si blocca un settore in via di sviluppo, ma si mettono i sigilli a centinaia di industrie che da anni già producevano nuovi materiali. Quindi non solo migliaia di lavoratori licenziati, ma una falcidiata ad ambiente ed economia. Ammonta a 2 miliardi di euro persi la stima calcolata del blocco del settore.

I DECRETI IN STALLO AL MINISTERO AMBIENTE

Sul tavolo del ministero dell’ambiente giacciono da anni sedici decreti ministeriali attesi e ancora in fase di elaborazione per altrettante tipologie di materiali che possono essere riutilizzati. Negli ultimi sei anni però solo due ne sono stati pubblicati: il conglomerato bituminoso e i pannolini (oggetto della sentenza di febbraio 2018).

IL CASO POSITIVO DELL’IMPIANTO DI SPRESIANO

E così dopo anni di protervia giudiziaria, uno dei più innovativi impianti di riuso, con una fabbrica pronta da anni per operare e luogo di visita per aziende di tutto il mondo, una eccellenza italiana, quella del riciclo dei pannolini usati realizzato a Spresiano (Treviso) dalla Fater insieme con Procter&Gamble e con la premiata società di servizi ambientali Contarina, finalmente ha potuto accendere i motori restituendo da materiale che andava al macero, plastica e cellulosa.

TUTTI GLI STABILIMENTI CHIUSI

E i raee? Frigoriferi, computer, cellulari? In discarica. i rifiuti inerti da costruzione e demolizione? Nelle campagne. Vengono chiuse persino le già solide industrie del riciclo di sabbia, ghiaino e ghiaietto rinvenienti dallo spazzamento stradale, circa 340mila tonnellate su un totale di circa 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti da spazzamento stradale prodotte in un anno in Italia, e 10 milioni di investimenti con il recupero di 60mila tonnellate all’anno di rifiuto, per i due impianti con le autorizzazioni bloccate in Veneto e Campania.
 Anche la rigenerazione degli oli vegetali esausti e dei grassi animali per la produzione di biodiesel e biocarburanti viene bloccata perché post 1998.

Ma vale anche per le bioraffinerie che Eni sta costruendo a partire dall’impianto pilota di Gela per la produzione di biometano alternativo al fossile ricavato dalla frazione organica dei rifiuti. I pneumatici? Incendiati!
Aumenta l’inquinamento e si blocca economia e lavoro!
Questa la politica dell’Italia (di questo e dei precedenti governi).

BASTEREBBE RECEPIRE LA DIRETTIVA UE SULL’ECONOMIA CIRCOLARE

Per uscire dal guado ed entrare nel progresso per aiutare il pianeta basterebbe recepire subito la Direttiva europea sull’economia circolare dell’anno scorso, che consente alle Regioni (in mancanza di una normativa nazionale) di autorizzare caso per caso le attività.

Oppure continuiamo a dire di stop alla plastica, ai pneumatici e i cellulari.

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