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Rito abbreviato: addio per i reati punibili ad ergastolo

giustizia

Il provvedimento voluto dalla Lega è stato approvato in Senato a inizio mese con l’appoggio di Fratelli d’Italia e di Leu. L’articolo di Luca Martino

Il testo di legge (n. 33 del 2019) che rende il giudizio abbreviato inapplicabile ai reati puniti con la pena dell’ergastolo è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 19 aprile ed entrerà in vigore definitivamente tra 15 giorni.

Il provvedimento voluto dalla Lega è stato approvato in Senato a inizio mese con l’appoggio di Fratelli d’Italia e di Leu.

COSA PREVEDE IL PROVVEDIMENTO

Il provvedimento prevede la modifica degli articoli. 438, 441- bis, 442 e 429 del codice di procedura penale impedendo il ricorso al rito abbreviato in caso di reati come la devastazione, il saccheggio e la strage, l’omicidio aggravato e le ipotesi aggravate di sequestro di persona.

L’imputato non potrà più scegliere la linea difensiva del rito abbreviato che prevede la definizione del giudizio durante l’udienza preliminare nella quale la decisione viene presa allo stato degli atti con il beneficio per l’imputato di uno sconto di un terzo della pena per i delitti e della metà per le contravvenzioni.

La riforma prevede anche l’ipotesi della modifica dell’imputazione in corso di giudizio.

In particolare, la legge dispone che, se a seguito delle contestazioni si procede per i riti punibili con l’ergastolo, il giudice revoca anche d’ufficio l’ordinanza che aveva disposto il giudizio abbreviato, fissando l’udienza preliminare.

CRITICI I PENALISTI

La norma ha registrato la contrarietà da parte delle Camere penali italiane: “L’eliminazione del rito abbreviato per i reati da ergastolo in nome del populismo e della idolatria del fine- pena- mai è in aperto contrasto con il percorso aperto insieme all’avvocatura, alla magistratura ed all’accademia per individuare nuovi strumenti deflattivi volti a ridurre il numero dei dibattimenti e la durata irragionevole dei processi nel nostro Paese”.

È stato, inoltre, sottolineato come l’intervento legislativo esprima una “idolatria della pena eterna” che contrasta con il principio costituzionale del reinserimento del condannato nella società.

RISCHIO DI INTASAMENTO DELLE CORTI D’ASSISE

Il presidente dell’Unione delle Camere penali Gian Domenico Caiazza ha sottolineato il pericolo di un intasamento delle Corti d’Assise: “Nei procedimenti per quel tipo di reati, con la ormai vecchia disciplina, gli imputati optavano per l’abbreviato in quasi l’ 80% dei casi. A valutare il fatto era dunque un singolo giudice dell’udienza preliminare, che riusciva a chiudere la pratica nel giro da 3 o 4 mesi. Solo una quota marginale di fascicoli finiva a dibattimento, fase in cui la competenza per simili processi è delle Corti d’assise: si riunisce cioè una giuria popolare che completa il collegio col presidente e l’altro togato. Ci si mette almeno un paio d’anni. E assisteremo così alla paralisi delle Corti d’assise”.

IL PARERE DEL CSM

La stessa preoccupazione era stata segnalata anche dal Csm, in un parere di inizio febbraio, in cui si era anche paventato il rischio che, con il rito ordinario, si arrivasse alla scadenza dei termini di custodia cautelare prima della sentenza.

CRITICA ANCHE L’ANM

Critica sulla norma era stata anche l’Associazione nazionale magistrati, in particolare proprio sul potenziale impatto negativo sulla durata dei processi che la riduzione della possibilità di utilizzo di un rito speciale può portare con sé.

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