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Tassare le cassette di sicurezza, per portare a termine la pace fiscale. L’idea di Salvini

L’idea del leader della Lega di tassare le cassette di sicurezza in realtà era stata già accarezzata dai governi precedenti. Il denaro depositato, secondo il procuratore Greco, sarebbe di circa 200 miliardi. Il problema della provenienza

Una tassa sul denaro contante depositato nelle cassette di sicurezza. L’idea è stata proposta ieri sera dal vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini durante la trasmissione “Porta a Porta” e sarebbe un altro tassello del puzzle “pace fiscale”, prevista nel contratto di governo, per cui finora si sono registrate adesioni per 38 miliardi di euro.

COSA HA DETTO SALVINI

La proposta del leader leghista è arrivata alla vigilia del vertice a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con l’altro vicepresidente, Luigi Di Maio, e con il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e dopo aver ribadito in giornata che “la flat tax dovrà essere parte fondamentale della manovra” e che è necessario “un sostanziale taglio delle tasse”.

Nello studio della trasmissione di Raiuno Salvini è stato chiaro: “Mi dicono che ci sono centinaia di miliardi in cassette di sicurezza, fermi. Potremmo metterli in circuito per gli investimenti. Si potrebbe far pagare un’imposta e ridare il diritto di utilizzarli”. Secondo il ministro dell’Interno in tal modo “lo Stato incasserebbe miliardi da reinvestire per la crescita”.

Insomma, si aggiungerebbe un altro pezzo alla pace fiscale di cui ieri un emendamento leghista in commissioni Bilancio e Finanze alla Camera ha prorogato la scadenza al 31 luglio. Intanto fino al 30 aprile scorso – secondo il punto in merito a “rottamazione” e “saldo e stralcio” fatto dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Antonino Maggiore – ci sono state circa 1,7 milioni di domande. Le adesioni sono relative a 12,9 milioni di cartelle fiscali per un valore di oltre 38 miliardi, da cui però vanno sottratti interessi e sanzioni e nel caso del “saldo e stralcio” anche gli importi condonati per difficoltà economica dimostrata attraverso Isee: dunque la base di riferimento sarà in totale di circa 27,6 miliardi.

IL PRECEDENTE LEGHISTA

Tornando alle cassette di sicurezza, non è la prima volta che il Carroccio ne parla. Infatti, nel disegno della pace fiscale formulato dalla Lega lo scorso agosto, era prevista una flat tax al 15 per cento o al 20 per cento sui contanti detenuti in Italia o all’estero e non dichiarati. Si stimava di incassare al massimo 7,5-10 miliardi. Poi lo stop allo scudo penale per gli evasori deciso dal Movimento Cinque Stelle nel decreto fiscale ha posto fine alla questione.

IL TENTATIVO DEL GOVERNO GENTILONI

E anche il governo Gentiloni ha accarezzato un’idea simile. Nel 2017, all’interno delle norme sul rientro dei capitali, si ipotizzò una voluntary disclosure di contanti o di titoli al portatore chiusi nelle cassette di sicurezza con un’aliquota al 35%. Poi Palazzo Chigi fece marcia indietro. In precedenza anche Matteo Renzi aveva pensato a “scudare” i soldi depositati nelle cassette di sicurezza ma si era trattenuto per l’impossibilità di capirne la provenienza, che in molti casi potrebbe essere illecita.

QUALCHE NUMERO

Ma a quanto ammonta effettivamente il denaro nascosto nelle cassette? Una cifra certa è impossibile da stabilire ma qualche stima circola. Nel 2017, proprio quando l’esecutivo Gentiloni stava preparando la manovra e si parlava dell’ipotesi sanatoria, il procuratore di Milano Francesco Greco partecipò al convegno “A Cesare quel che è di Cesare” organizzato dall’Università europea di Roma. In quell’occasione Greco disse che nelle cassette di sicurezza potrebbero esserci circa 200 miliardi di euro. L’anno prima, durante un’audizione, aveva anche affermato che si tratta quasi sempre di soldi “di provenienza illecita”.

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