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Tutti i volti dei leader politici di questa campagna elettorale 2022

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Meloni, Salvini, Conte, Calenda, Di Maio, Renzi, Letta: chi sono e cosa hanno fatto i giovani (vecchi) protagonisti di questa tornata elettorale 

Le prossime elezioni Politiche segneranno uno spartiacque tra i leader che ancora difendono la propria guida e chi, magari, ambisce a prenderne il posto. Ecco tutti i protagonisti di questa tornata elettorale.

Ancora non è chiaro se Silvio Berlusconi correrà di nuovo per un posto in Parlamento, ma di certo, tra tutti i leader politici, è l’unico che può definirsi un “evergreen”. Berlusconi inizia la sua carriera come imprenditore, investendo prima sul mattone e costruendo Milano 2 e Milano 3. Poi, entra nel mondo della comunicazione acquistando Il Giornale e, nello stesso periodo, diventa il “re delle televisioni private”. A metà anni ’80 compra il Milan e lo porta più volte sul tetto del mondo. Nel ’94 scende in politica con Forza Italia e dà vita al centrodestra italiano. Tre volte presidente del Consiglio, oggi è eurodeputato e presidente del Monza Calcio.

Giorgia Meloni, la premier in pectore, non è certo una novellina. Già a 15 anni aveva la politica nel sangue e si iscrive al Fronte della Gioventù, diventa così prima leader di Azione Studentesca e, poi, di Azione Giovani, il movimento giovanile di An. Nel 2006 entra alla Camera, a soli 29 anni, avendo alle spalle un’esperienza da consigliere della provincia di Roma e subito viene eletta vicepresidente della Camera. Due anni dopo, viene nominata ministro per la Gioventù nel secondo governo Berlusconi, diventando così la più giovane titolare di un dicastero di tutta la storia dell’Italia Unita. Nel 2009 aderisce al PDL, partito dal quale si separa nel 2012 per fondare, insieme a Guido Crosetto, Fratelli d’Italia. Ora, dopo dieci anni trascorsi sempre all’opposizione, spera di guidare il prossimo governo.

Matteo Salvini è il secondo “giovane vecchio” della coalizione di centrodestra. Segretario della Lega dal 2013, quando prese il posto dell’ex ministro Roberto Maroni. È stato vicepremier e ministro dell’Interno del governo gialloverde, ma la sua carriera politica inizia nel 1993 come consigliere comunale del Carroccio a Milano e prosegue come europarlamentare per tre legislature consecutive a partire dal 2004. Dopo aver portato la Lega dal 4% al 34% delle ultime elezioni europee, ora punta a fermare l’emorragia di consensi che dal suo partito si sono spostati verso Fratelli d’Italia.

Enrico Letta, 55 anni, è il redivivo della sinistra italiana. Comincia la sua carriera politica all’inizio degli anni ’90 sotto le insegne della Democrazia Cristiana e, poi, segue il suo mentore Beniamino Andreatta prima nel Ppi e, nel 1998, viene nominato ministro nel primo governo D’Alema e nei successivi esecutivi di centrosinistra. In seguito, aderisce a La Margherita e, dopo aver trascorso due anni a Bruxelles, nel 2007 si candida a segretario del nascente Partito Democratico, ottenendo l’11% dei voti dei militanti dem. Nel 2009 sostiene la candidatura di Pier Luigi Bersani alla guida del partito di cui, poi, diviene vicesegretario. Dopo le elezioni Politiche del 2013, a seguito delle dimissioni di Bersani, va a Palazzo Chigi a guidare un governo di coalizione appoggiato prima da Silvio Berlusconi e Angelino Alfano e, poi, dal solo Alfano. Nel 2014 viene spodestato da Matteo Renzi e, dopo alcuni mesi, si dimette da parlamentare. Vive una sorta di esilio volontario n Francia finché l’anno scorso viene richiamato alle armi, a furor di popolo, dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti. Ora, spetta a lui l’arduo compito di fermare la vittoria del centrodestra.

Matteo Renzi proviene pure lui dall’esperienza vittoriosa dell’Ulivo e del Ppi. Dopo aver aderito a La Margherita, nel 2004 viene eletto presidente della provincia di Firenze. Non si ripresenta per il bis perché vuol fare il salto di qualità e, avendo vinto le primarie del centrosinistra da outsider, diventa sindaco di Firenze. Nel 2010 lancia la Leopolda e la sua sfida ai vertici nazionali del Pd in nome della “rottamazione”. Due anni dopo perde le primarie contro Pier Luigi Bersani, ma si rifà ben presto contro Gianni Cuperlo. Divenuto finalmente segretario del Pd, “rottama” Letta e arriva finalmente a Palazzo Chigi. Nel 2016 perde la sfida del referendum costituzionale, ma continua comunque a far politica. Dopo il 18% ottenuto dal Pd alle Politiche di cinque anni fa, lascia definitivamente la segreteria del partito e, nel 2019, dopo essere stato l’artefice della nascita del governo giallorosso, fonda Italia Viva. Il resto è, ormai, noto.

Carlo Calenda, figlio della regista Cristina Comencini, inizia a dedicarsi alla politica a partire dal 2012 in quanto firmatario del manifesto politico di Italia Futura, la fondazione di Luca Cordero di Montenzemolo. Per le Politiche del 2013 si candida con Scelta Civica, il movimento dell’ex premier Mario Monti, ma non viene eletto. Ciò non impedisce a Letta di nominarlo viceministro allo Sviluppo economico del suo governo, incarico che manterrà anche nell’esecutivo guidato da Renzi. Con Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi viene promosso a ministro del Mise. Nel 2018 aderisce al Pd con cui viene eletto europarlamentare. Dopo che i dem decidono di appoggiare il secondo governo Conte, lascia il Pd e fonda Azione. Tenta, dunque, la scalata al Campidoglio candidandosi contro i due schieramenti principali e arriva vicinissimo al ballottaggio. Ora, naufragata l’intesa col Pd, dovrà raccogliere le firme per presentarsi alle Politiche del 25 settembre prossimo.

Luigi Di Maio è un ex pentastellato della prima ora. Nel 2007 si avvicina al meetup degli amici di Beppe Grillo di Pomigliano D’Arco e,tre anni dopo si candida a consigliere comunale, ma non viene eletto. Partecipa alle ‘parlamentarie’ del 2013 e, con soli 189 voti online, ottiene la candidatura alla Camera dei Deputati. Una volta eletto a Montecitorio, viene votato per svolgere il ruolo di vicepresidente della Camera. Cinque anni dopo, viene scelto come capo politico del M5S e, una volta ottenuto il 32,5%, avvia delle trattative con gli altri partiti per dar vita a un governo a guida Cinquestelle. Di Maio, insieme a Salvini, fanno nascere il governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte. Entrambi ricoprono il ruolo di vicepremier, ma occupano anche due dicasteri ognuno. Di Maio prende il Mise, a cui aggiunge il dicastero del Lavoro, mentre Salvini va agli Interni. Per la sua seconda esperienza di governo, Di Maio va alla Farnesina e vi resta anche col governo Draghi. Il dualismo tra Conte e Di Maio si rompe e i dimaiani, una sessantina di parlamentari, seguono il proprio leader nella sfida di ‘Impegno Civico’.

Giuseppe Conte, cattolico, avvocato e professore universitario, a 58 anni è ampiamente fuori la categoria dei ‘giovani’, ma avendo iniziato a far politica solo nel 2018 si può definire un baby-politico. Il suo nome era tra quelli della rosa dei ministri che il M5S aveva indicato già prima del voto. Lui è l’anello di congiunzione tra i due vicepremier e rimane anche l’unica figura su cui il M5s intende puntare per il governo giallorosso. Dal febbraio 2019 è costretto a occuparsi dell’emergenza Covid, ma poi viene fatto fuori da Matteo Renzi. L’avvocato del popolo si trova, dunque, suo malgrado, a sostenere il governo Draghi, almeno fino alla rottura di poche settimane fa.

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