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Venezuela, l’isolamento grillino sulla crisi non fa bene all’Italia

L’articolo di Roberto Penna per Atlantico Quotidiano sulle posizioni divergenti di Lega e M5s riguardo la crisi del Venezuela

I principali commentatori, che non sono certo infallibili come abbiamo appurato in tante circostanze, ripetono quasi all’unisono che il Governo Conte sia destinato a durare almeno fino alle elezioni europee del prossimo maggio, dopodiché, una volta esaminati i rispettivi risultati elettorali, Lega e M5S decideranno probabilmente di separarsi in modo più o meno consensuale. Avventurarsi adesso in previsioni sulla durata dell’esecutivo gialloverde pare un’impresa piuttosto complicata. Questo governo può andare oltre alle Europee come anche cadere improvvisamente fra qualche giorno. Senza dubbio la non semplice convivenza tra leghisti e grillini viene messa a dura prova proprio in queste ore e a causa più dei secondi che dei primi.

TUTTI I TERRENI DI SCONTRO

Oltre ai distinguo su temi molto importanti come la Tav, la crisi venezuelana e la richiesta di autorizzazione a procedere a carico di Salvini in merito alla vicenda Diciotti, i pentastellati, attraverso Di Battista, sono giunti pure agli insulti e al mancato rispetto personale verso il ministro dell’interno. Magari il loquace Dibba, il quale sembra essere diventato il portavoce unico del M5S, verrà invitato a darsi una calmata, oppure a farsi una nuova vacanza in Guatemala, anche perché la prospettiva di elezioni anticipate dovrebbe essere temuta più dai “gialli” che dai “verdi”, ma per il momento i comportamenti dei pentastellati sono abbastanza gravi, sia per la tenuta del governo che per la reputazione internazionale di tutta l’Italia.

IL DEBOLE GRILLINO PER MADURO

A causa del Movimento 5 Stelle, l’Italia è uno dei pochissimi Paesi democratici al mondo a non aver ancora riconosciuto ufficialmente Guaidò come legittimo presidente ad interim del Venezuela. Si nascondono dietro ad una poco credibile neutralità per non ammettere apertamente di avere un debole per Nicolas Maduro, ma si tradiscono, sempre tramite il caro Dibba, quando, motivando la loro posizione, dicono di respingere le ingerenze dei soliti americani. Non sono neutrali, bensì di parte e ciò ha una sua logica. In fondo Nicolas Maduro si incastra nell’impostazione, sempre più marcata, di buona parte del Movimento 5 Stelle. È dittatore, socialista ed assai incompetente su tutto o quasi. I grillini, se potessero, instaurerebbero una sorta di regime in Italia, visti i loro metodi spicci di selezione interna e di cacciata di chi si permette di dissentire. Odiano il mercato ed adorano il pubblico. Deliberano senza conoscere e Toninelli è uno dei massimi esponenti dell’improvvisazione pentastellata. Matteo Salvini sta attraversando un momento di forte irritazione nei confronti dei suoi alleati di governo, e non potrebbe essere altrimenti, ma se nell’immediato le stupidate grilline non fanno bene né alla maggioranza né al Paese (Salvini sembra esserne consapevole quando parla di “brutta figura” riguardo il Venezuela), nel medio periodo, magari già in occasione delle Europee, esse rafforzeranno, molto probabilmente, ancor più la Lega e a tutto svantaggio del M5S, ben avviato ad essere percepito come un’accozzaglia di inesperti pure un tantino arroganti. Alessandro Di Battista pensa che l’Italia non aspettasse altro che il ritorno delle sue sparate, ma forse non è proprio così.

 

Articolo pubblicato su Atlanticoquotidiano.it

 

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