Un’inchiesta di Chora e Will Italia evidenzia come i fondi europei per gli alloggi universitari non abbiano risolto l’emergenza affitti per i fuorisede, offrendo costi proibitivi per la fascia bassa e cospicui guadagni per i costruttori degli studentati. Il Mur non ci sta e rilancia: la differenza di prezzo dipende dai maggiori servizi offerti. La situazione
Dovevano essere la soluzione all’emergenza affitti per gli universitari fuori sede (ricorderete la protesta delle tende per il caro affitti del 2023), sicuramente sono un bell’affare immobiliare. L’inchiesta Chora Media e Will Italia (qui il podcast) svela l’enorme giro di soldi dietro gli studentati nuovi di zecca costruiti con i fondi del Pnrr. I posti letto, finanziati con i soldi europei, costano un occhio della testa e il rischio è che a rimetterci siano ancora una volta loro: gli studenti.
IL TESORO DEL PNRR: MILIONI DI EURO PER 60MILA POSTI LETTO
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha messo sul tavolo cifre enormi: centinaia di milioni, fino a oltre 660 milioni di euro per creare nuovi alloggi universitari, con l’obiettivo di arrivare a 60.000 posti letto entro il 2026.
A questi si aggiungono ulteriori fondi: solo nel 2026, un bando da 579 milioni di euro gestito da Cassa Depositi e Prestiti. Numeri imponenti, pensati – almeno sulla carta – per colmare un divario strutturale: oggi in Italia i posti letto coprono appena il 10,5% degli studenti fuori sede, contro una media europea molto più alta.
IL BUSINESS DELLO STUDENT HOUSING: INVESTITORI IN PRIMA FILA
Secondo le analisi riprese da Will Italia, lo student housing è diventato un asset finanziario estremamente appetibile. Non più semplici residenze universitarie, ma veri e propri prodotti immobiliari per fondi e grandi operatori. In Europa il settore muove già oltre 12 miliardi di euro di investimenti, e l’Italia si sta rapidamente allineando a questa logica. Il problema? I progetti finanziati dal PNRR non sono sempre pensati per calmierare il mercato, ma per garantire ritorni economici.
STUDENTATI DI LUSSO E PREZZI FUORI CONTROLLO
L’inchiesta parla chiaro: molti nuovi studentati presentano canoni elevati, spesso comparabili – se non superiori – agli affitti di mercato. Il paradosso è evidente: strutture costruite con fondi pubblici finiscono per rivolgersi a una fascia di studenti più abbiente, lasciando fuori la maggioranza dei fuorisede.
Nel frattempo, il problema reale resta enorme: servirebbero almeno 130.000 posti letto aggiuntivi per soddisfare la domanda. E oggi, nonostante gli investimenti, il sistema resta lontano da questo obiettivo.
EFFETTO ZERO SUGLI AFFITTI (O QUASI)
Uno degli obiettivi dichiarati del PNRR era ridurre la pressione sugli affitti nelle città universitarie. Ma l’impatto reale rischia di essere minimo. Anche con l’aumento dell’offerta, si stima che la copertura arriverà solo al 15% nei prossimi anni, ancora ben sotto il fabbisogno.
Non solo, dall’indagine di Will Italia emerge un quadro critico: confrontando i prezzi con le quotazioni del portale Immobiliare.it Insights, si osserva che in 17 regioni su 19 in cui sono presenti le strutture costruite con i fondi del Pnrr, una stanza singola “pubblica” costa in media più di una privata sul mercato libero.
In alcune aree il divario è particolarmente marcato: in Puglia una stanza PNRR costa il 50% in più rispetto alla media locale, percentuale che sale nelle Marche (+71%), in Umbria (+76%), in Molise (+80%) e in Calabria (+88%), fino ai picchi della Sicilia, dove i prezzi risultano raddoppiati, e della Basilicata, dove arrivano addirittura a due volte e mezzo la media del mercato ordinario. Se nelle grandi città come Milano e Roma diversi studentati superano gli 800 euro mensili, i dati più critici provengono dal Centro e dal Sud, territori storicamente più economici: l’inchiesta segnala tariffe di 722 euro al mese a L’Aquila e Catania e di 705 euro a Potenza. A questo si aggiunge un evidente paradosso nella distribuzione geografica dei fondi: a Cassino, polo universitario con circa 8 mila iscritti, sono stati assegnati 571 posti letto, di più rispetto a Bologna che, pur contando circa 90 mila studenti, ne riceverà soltanto 534.
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LA REPLICA DEL MINISTERO DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA
Pronta la replica del Ministero dell’Università e Ricerca, che in una nota (e anche in replica al post di Will Italia) scrive: “Le conclusioni di inchieste giornalistiche relative ai prezzi delle residenze universitarie sono totalmente fuorvianti. I costi per posto letto negli studentati realizzati con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono stati determinati sulla base dei dati dell’Agenzia delle Entrate relativi ai contratti di locazione per studenti e comprendono servizi essenziali quali luce, gas e riscaldamento”.
Secondo il ministero, dunque, i prezzi elevati si spiegano in relazione ai vari servizi offerti dentro gli studentati, dalla mensa al tutorato, dalla lavanderia agli spazi comuni. “Confrontare questi importi con i canoni del mercato privato non è quindi solo impreciso, ma errato: gli affitti di mercato indicano il solo costo della locazione, al quale devono essere aggiunte le spese per utenze e oneri condominiali” continua la nota. “L’impegno del Governo nella realizzazione di nuovi posti letto per studenti rappresenta una risposta concreta e strutturale al rafforzamento del diritto allo studio, attraverso un ampliamento significativo dell’offerta abitativa a prezzi calmierati, riducendo le barriere all’accesso all’università e contribuendo a colmare un ritardo storico nella disponibilità di alloggi per studenti”.

