Italia

A luglio si prevedono nuovi posti di lavoro in più, il report Unioncamere-Anpal

luglio lavoro

A luglio previsti oltre 427mila nuovi contratti di lavoro. Per i prossimi mesi sembra confermarsi trend in crescita

Arrivano notizie confortanti per il mondo del lavoro in Italia. Dopo i dati Istat di maggio, che hanno segnalato un aumento dell’occupazione di 67mila unità su mese e di 92mila su anno e un tasso di disoccupazione sceso al 9,9%, una conferma del trend in crescita arriva pure dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal. Altro elemento interessante riguarda la sostanziale tenuta della percentuale di imprese che assumono (nel mese di luglio sono oltre 230mila ossia il 16% del totale) e una non trascurabile incidenza delle entrate professionali di difficile reperimento che rappresentano il 27% del totale.

LE PREVISIONI DELLE IMPRESE

A luglio le aziende prevedono di attivare 427,7mila nuovi contratti di lavoro, oltre 10mila in più rispetto allo stesso mese del 2018. Considerando l’intero trimestre i contratti previsti supererebbero dunque quota 1,13 milioni e si arriverebbe a 50,5mila in più del terzo trimestre dello scorso anno (+4,8%). Rispetto al mese di giugno, invece, si prevede un calo: allora però, con circa 46 mila entrate, si era registrato il picco annuale, alimentato in particolare dall’attivazione dei contratti per l’inizio della stagione estiva del settore turistico-alberghiero.

I SETTORI

Rimanendo nel discorso dei diversi settori produttivi, il Bollettino Excelsior evidenzia come appaia in ripresa il settore industriale (+7,7% a livello tendenziale e +3,6% a livello congiunturale) per cui si attendono circa 116mila attivazioni di contratti a fronte dei 107,6mila di luglio 2018. A influire positivamente, in particolare, le buone performance del comparto alimentare che si rafforza sia rispetto a luglio dello scorso anno e sia, soprattutto, rispetto al mese di giugno.

I PROBLEMI DI REPERIMENTO

Ma non per tutti la situazione è semplice. Si devono infatti rilevare le difficoltà di reperimento di personale da parte di alcuni settori, per esempio il metallurgico, la filiera legno-arredo, il settore moda e la meccatronica (rispettivamente nel 50%, 43%, 41% e 39% dei casi), i servizi legati all’ICT (46%). A riguardo viene sottolineato come risultino non facili da reperire soprattutto figure chiave del settore industriale, come gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche (54,8% dei casi), i tecnici in campo ingegneristico (59,8%) e quelli del ramo telematico e delle telecomunicazioni (55,8%). Le aziende hanno quindi maggiore difficoltà a trovare candidati in possesso di lauree ad indirizzo ingegneristico (48% entrate di difficile reperimento) o diplomi a indirizzo elettronico ed elettrotecnico (47%).

Proprio a causa di queste carenze, le aree di inserimento aziendale più “scoperte” sono quella dei servizi informativi (il 51,4% delle entrate risulta di difficile reperimento) e quella della progettazione, ricerca e sviluppo (49,4% dei casi).

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