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Umberto Pizzi

Addio a Umberto Pizzi: chi era il grandangolo più spietato e divertito di Roma

Se ne va a 89 anni il maestro del fotogiornalismo romano che ha raccontato le miserie e le nobiltà della capitale. Dalla Dolce Vita ai salotti di Dagospia, la storia dell’obiettivo più temuto dai palazzi

A 89 anni è morto Umberto Pizzi, il fotografo che per oltre mezzo secolo ha seguito con il suo obiettivo la politica, la mondanità e i personaggi della capitale. Nato a Zagarolo nel 1937, Pizzi aveva iniziato l’attività di fotoreporter per la FAO nel 1963, lavorando in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania.

Poi Roma, la Dolce Vita, i salotti e infine la politica: una carriera passata attraverso generazioni diverse di protagonisti e raccontata in migliaia di fotografie. Umberto Pizzi si è spento a Roma lasciando in eredità un archivio sterminato che sintetizza la storia dell’Italia dal secondo dopoguerra in poi.

DAGLI ESORDI ALLA DOLCE VITA

Pizzi comincia a fotografare negli anni Sessanta, quando Roma è ancora il centro della mondanità internazionale. Negli anni Settanta e Ottanta diventa fotocronista e segue la vita della capitale, pubblicando anche su Time, People Magazine e Sunday Express Magazine. Nel frattempo continua a lavorare all’estero e a costruire un archivio che passa dalla cronaca alla mondanità. Lo raccontava lui stesso in un articolo pubblicato su Treccani nel 2023: «Con le mie foto ho raccontato le persone, i loro vizi e le loro virtù, senza fare sconti a nessuno». E ancora: «La mia è una memoria fatta di immagini, di volti e di gesti».

QUANDO IL POTERE FINISCE NELL’OBIETTIVO

Con il passare degli anni il campo d’azione si sposta sempre più verso la politica e i suoi dintorni. Pizzi fotografa ministri, parlamentari, imprenditori, banchieri e protagonisti della mondanità. Il punto, per lui, resta sempre lo stesso: cogliere quello che succede quando i personaggi smettono di essere soltanto personaggi pubblici e tornano a essere persone, alle feste, a cena, nei salotti. Nell’intervista concessa a Maria Corbi e pubblicata da La Stampa ad aprile, Pizzi raccontava così il mestiere: «Le fotografie a differenza delle parole ti dicono la verità, e parlo di scatti veri non di quelli falsificati dai social».

L’ERA DAGOSPIA E IL CAFONAL

La stagione più riconoscibile arriva negli anni Duemila, con la collaborazione con Dagospia e Roberto D’Agostino. Pizzi pubblica Cafonal e Ultracafonal, trasformando feste, ricevimenti e serate della Roma bene in un appuntamento fisso per chi vuole vedere cosa succede nei salotti della capitale. Le fotografie raccontano il potere quando è fuori dal palazzo: politici seduti a tavola, imprenditori alle feste, personaggi pubblici colti nel momento meno istituzionale.

L’ULTIMO RACCONTO DELLA ROMA CHE CONOSCEVA

Quest’anno Rai 5 ha riportato Pizzi al centro della scena con Profumo di Pizzi. Il programma ha ripercorso sessant’anni di storia italiana attraverso il suo archivio: dalla Dolce Vita alle storie di Liz Taylor e Richard Burton, fino alla politica, alla discesa in campo di Silvio Berlusconi, a Gianni Agnelli e alle feste della Roma del potere. Pizzi continuava intanto a fotografare: «A quasi 90 anni sono un bisonte, ho visto nascere la Dolce vita».

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