Italia

Affitti, la cedolare secca rimane al 10%

affitti

Nessun aumento dell’imposta sugli affitti a canone concordato, come previsto inizialmente. Ieri vertice di maggioranza, oggi previsto il bis. Legge di Bilancio a Palazzo Madama tra giovedì e venerdì

La cedolare secca sugli affitti resta al 10%. È questa una delle novità emerse dal vertice di maggioranza di ieri che ha visto l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte trovare un’intesa sulla legge di Bilancio. Oggi pomeriggio è previsto il rush finale sul testo della legge di Bilancio in modo da inviare il provvedimento al Senato, per l’inizio dell’iter parlamentare, tra giovedì e venerdì.

Un incontro che è servito anche a fornire un’immagine di compattezza dopo l’esito delle elezioni in Umbria, dove la coalizione di governo ha subito una cocente sconfitta. Soddisfatto, al termine dell’incontro, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, che ha commentato: “Abbiamo risolto tutto”. Il numero uno del Mef forse si è anche rincuorato grazie alle parole del vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, che ha detto: “Non stiamo considerando un rigetto del progetto di bilancio dell’Italia”. Dombrovskis ha comunque ha ribadito che Bruxelles ha “alcune preoccupazioni”. Ma vediamo cos’è accaduto sulla cedolare secca.

COS’È LA CEDOLARE SECCA

Si tratta di un regime di tassazione alternativo a quello dell’Irpef, previsto per chi ha redditi derivanti dalla locazione di immobili a canone concordato. Chi opta per la cedolare secca non deve versare le imposte di bollo e di registro in sede di registrazione e di rinnovo del contratto. Gli immobili su cui si paga la cedolare secca sono circa 800mila come ha ricordato ieri Confedilizia che, per bocca del suo presidente Giorgio Spaziani Testa, si è detta soddisfatta della decisione del governo.

COS’È SUCCESSO NEL VERTICE DI IERI

Nella bozza di legge di Bilancio portata ieri a Palazzo Chigi all’articolo 4 si prevedeva di portare la percentuale dell’imposta al 12,5%. Un rincaro rispetto alla realtà attuale – al 10% – che però limitava l’aumento al 15%, previsto dal decreto legislativo n. 23 del 2011, che sarebbe dovuto partire dal primo gennaio 2020. Il blocco dell’incremento è stato fortemente voluto da Italia Viva di Matteo Renzi.

DOVE TROVARE LE COPERTURE?

Il problema però riguarda le coperture. Già il fatto di abbassare l’aliquota al 12,5% dal 15% comportava un mancato incasso per l’Erario di 100,8 milioni. Ora tenere la cedolare secca al 10% significa un costo di almeno altri 100 milioni che, come spesso accade in tempi di manovra, si punta a ricavare dai giochi con vincita in denaro.

Oltre al già previsto incremento del Preu (Prelievo unico erariale) su Awp e Vlt (slot machine e videolottery) si aggiungerà anche un rincaro sulla cosiddetta tassa sulla fortuna ovvero l’imposta sulle vincite superiori ai 500 euro al Gratta e Vinci e al SuperEnalotto. Al momento la percentuale è del 12% ma salirà al 15%, fatto che dovrebbe garantire un gettito di circa 96 milioni. Ovvero quanto costa mantenere la cedolare secca al 10%.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Policy Maker

Errore

Articoli correlati

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Policy Maker

Errore