Italia

L’Agcom verso le elezioni europee: aggiornare par condicio ai social

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L’Agcom ribadisce l’assenza di norme che regolino la par condicio online e chiede l’intervento del Governo in vista delle elezioni europee di maggio

A pochi mesi dalle elezioni europee di maggio l’Autorità garante per le Comunicazioni suona la sveglia al Governo: bisogna predisporre una nuova “cassetta degli attrezzi” per tutelare i cittadini in un “contesto di sostanziale assenza di norme aggiornate ai cambiamenti della comunicazione“. L’appello, che non arriva per la prima volta, è stato fatto dal commissario dell’Agcom Mario Morcellini in occasione del convegno “Social network, formazione del consenso e istituzioni politiche: quale regolamentazione possibile?” che si è svolto qualche giorno fa all’università “Sapienza” di Roma.

PAR CONDICIO NEI SOCIAL: C’E’ VUOTO NORMATIVO

L’Authority ricorda il rilevante vuoto normativo in tema di par condicio sul fronte dei social network, che sono ormai lo spazio pubblico in cui la gente si confronta e si forma il consenso politico. Non si può chiudere gli occhi, insiste Morcellini, davanti al forte squilibrio tra le regole previste per tv, radio e stampa e il vuoto regolamentare su web e social che diventa così “sempre più inaccettabile”. Se nella tv i politici hanno tempi contingentati, nel web e nei social hanno piena libertà di promuovere la propria immagine senza limite e senza dover rispettare alcun obbligo di trasparenza. Basti osservare – è l’invito dell’Agcom – a come sono sponsorizzate le pagine o moltiplicate le interazioni attraverso profili fake e bot. Nell’assenza di regole del “far web”, le piattaforme di condivisione decidono, in totale autonomia, come indicizzare i contenuti diffusi, spesso favorendo il soggetto economicamente più forte.

MORCELLINI: METTERE IN SICUREZZA L’ANALISI DELLE CAMPAGNE ELETTORALI

Per questo l’Authority segnala all’esecutivo la necessità di “mettere in sicurezza” l’analisi delle campagne elettorali. Un obiettivo tanto più importante se si tiene conto che negli ultimi due anni l’Agcom ha istituito il tavolo sul pluralismo con tutti i principali stakeholder della rete e del mainstream che ha portato all’adozione delle Linee guida per la parità di accesso alle piattaforme online durante la campagna elettorale per le elezioni politiche 2018.

CARDANI: LEGGE SULLA PAR CONDICIO E’ DATATA

Del resto, ha evidenziato Morcellini, solo attraverso un lavoro congiunto è possibile garantire al meglio il mandato che il legislatore ha attribuito all’Authority con la Legge sulla par condicio, nata – ricordiamolo – in contesto analogico, nel 2000. Una legge “datata” l’aveva definita lo scorso luglio il presidente Angelo Marcello Cardani durante la Relazione annuale al Parlamento e che richiederebbe “un aggiornamento al passo con le nuove forme di comunicazione”.

MARTUSCIELLO: SI DIFFONDE DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA MA ATTENZIONE A CAMPAGNA ELETTORALE PERMANENTE

Circa tre mesi fa aveva parlato del problema anche il commissario Antonio Martusciello che – intervenendo al dibattito promosso a Roma da Agcom ed Eurovisioni – aveva chiarito: “È opportuno stabilire regole che disciplinino la partecipazione politica anche online e che consentano di constatarne rapidamente la correttezza”. “Nel mondo iperconnesso della comunicazione 4.0, in cui i giornalisti sostituiscono penna e calamaio con tastiera e cellulare, anche il discorso politico è soggetto a un epocale cambiamento, contraendosi in cinguettii di 140 caratteri o nei post di Facebook – aveva spiegato Martusciello -. La conseguenza da un lato è il diffondersi della democrazia partecipativa, dall’altro la creazione di una sorta di campagna elettorale permanente, talvolta frutto di tecniche manipolative e propagandistiche come avvenuto nei recenti appuntamenti elettorali”.

RISCHIO DI ESCLUSIONE DA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA ONLINE

Una “circostanza preoccupante”, secondo il commissario, se si considera che, “con specifico riferimento al ranking dei mezzi che vengono utilizzati per informarsi sui temi della politica, Internet è risultata il secondo mezzo (dopo la tv) per formare le scelte politico-elettorali, privilegiata da ben il 34% degli aventi diritto al voto”. Esiste però anche “una rilevante fetta della popolazione che non utilizza i servizi Internet e ha scarse competenze digitali” e dunque si profila il rischio di una possibile esclusione da forme di partecipazione democratica online.

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