Italia

Allarme rosso nel governo per Mps, a rischio piano di uscita

Tensioni dopo lettera Bce, timori per nuovo intervento

Torna l’allarme rosso nel governo per la tenuta del sistema bancario italiano e in particolare per Mps. Giovedì inizia alla Camera, in commissione Finanze, l’iter per la conversione del decreto per il salvataggio di Carige, ma la preoccupazione principale è per la possibile nuova esplosione del caso della banca senese. In primo luogo perché ben più grande di Carige e in secondo luogo perché lo Stato è il primo azionista di Rocca Salimbeni, con circa il 60% del capitale.

IL DOSSIER MPS IN MANO A TRIA E A GIORGETTI

Il dossier è da tempo sul tavolo del ministro dell’Economia Giovanni Tria e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. L’intenzione dell’esecutivo era quella di uscire dall’azionariato della banca prima della scadenza del 2021 concordata con l’Ue al momento del salvataggio, definendo un piano già entro il 2019 e puntando su una aggregazione. Con due problemi. Il primo è evitare un bagno di sangue (al momento la minusvalenza potenziale per le casse pubbliche è di circa 5 miliardi). Il secondo è trovare il partner giusto per l’aggregazione. Uno scenario già difficile e ancor più complicato in questi giorni dall’impatto delle decisioni della Bce.

LA LETTERA DELLA BCE

Nella lettera Srep inviata a dicembre a tutti gli istituti italiani, la Banca centrale europea ha chiesto di alzare progressivamente le svalutazioni dei crediti deteriorati (non performing loans). Per Mps tale svalutazione deve essere effettuata entro il 2026. Francoforte, nella lettera recapitata a Siena, ha espresso anche dubbi sull’attuazione del piano di ristrutturazione sottolineando che la banca toscana deve “migliorare la redditività” ancora inferiore agli obiettivi e “la posizione patrimoniale, indebolita” anche delle tensioni sui mercati e dalla mancata emissione di bond subordinati T2 entro la fine dell’anno scorso. Cosa che ha provocato e che continua a causare un crollo del valore di borsa e dunque della partecipazione in mano allo Stato.

CHE METTE IN CRISI ANCHE ALTRE BANCHE ITALIANE

Il problema ulteriore è che le indicazioni della Bce stanno provocando una piccola tempesta sul sistema bancario italiano, che colpisce Mps ma anche, pesantemente, istituti come Bpm, Ubi banca, Bper. Quelli cioè individuati sull’asse Chigi-XX settembre come eventuali potenziali partner per l’integrazione con Rocca Salimbeni. Ma che, probabilmente, non hanno al momento le spalle abbastanza larghe da digerire il “boccone” senese. Un bel problema per il governo che teme di dover buttare altri soldi in Toscana, magari alla vigilia delle europee. Del resto sottrarsi non sarebbe possibile e Giorgetti ha iniziato a mettere le mani avanti: “Non possiamo chiudere gli occhi”, va ripetendo da giorni, parlando in primo luogo agli alleati pentastellati.

VIA D’USCITA IN UNA NUOVA COMMISSIONE DI INCHIESTA

Come uscirne? Intanto con la mossa di una nuova commissione di inchiesta sul sistema bancario. Giovedì prossimo la commissione Finanze della Camera (presieduta dalla pentastellata Carla Ruocco) darà mandato al relatore per portare in Aula la legge di istituzione. L’intento è di farla partire subito, per avere a disposizione uno strumento “politico” in più in una partita che rischia di essere difficilissima per l’esecutivo giallo-verde.

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