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Ania: policy makers incentivino investimenti a lungo termine

Ania

Tutti i numeri del Report Ania, secondo cui l’assicurazione italiana è stata colpita dalla crisi, ma ha confermato la validità del suo modello gestionale, continuando a proteggere gli assicurati, a tutelarne il risparmio, a sostenere l’economia e garantire l’occupazione. Giorgetti, risparmio sia indirizzato a Pmi

“È importante che i policy makers incentivino maggiormente gli investimenti di lungo termine, specialmente le iniziative più “sostenibili”. In questa prospettiva, grande attenzione è rivolta al progetto di revisione di Solvency II, che rappresenta l’occasione per apportare gli aggiustamenti resi evidenti in questi primi anni di applicazione”. A dirlo la presidente dell’Ania, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, Maria Bianca Farina all’assemblea annuale evidenziando la necessità ora di “una riforma del ramo” che punti alla revisione del bonus-malus, “che ha perso efficacia”, e alla riduzione dei costi complessivi del sistema, annullando i divari ancora esistenti.

TUTTI I NUMERI DELL’ANIA NELL’ANNO PANDEMICO

Il mercato assicurativo ha chiuso il 2020 con una contrazione della raccolta premi del 3,9%; in particolare, i premi del comparto danni sono diminuiti del 2,3%, quelli del comparto vita del 4,4%. Per quanto riguarda il vita, nel 2020 sono cresciuti i premi delle polizze linked (+6,2%) e sono diminuiti quelli dei prodotti tradizionali con forme di garanzia (-9,5%).

Nonostante la crisi pandemica, nel 2020 il flusso finanziario netto nei rami vita è stato ampiamente positivo, sia per il ramo I sia per il ramo III, a dimostrazione che, pur con una raccolta premi in calo, non è venuta meno la fiducia dei risparmiatori nella stabilità e sicurezza del risparmio assicurativo. Anche nei rami danni la raccolta premi è risultata in calo, in ragione soprattutto della contrazione dei premi r.c. auto (-5,7%), prevalentemente dovuta alla riduzione del premio medio, mentre sono rimasti nel complesso stabili i premi degli altri rami danni.

Il crollo delle attività economiche e della mobilità sperimentati durante i lockdown – continua la relazione dell’Ania -ha avuto effetti anche sulla dinamica dei sinistri. Non è un fenomeno solo italiano: in 26 Paesi europei su 31 il combined ratio nei rami danni nel 2020 è diminuito. Hanno fatto eccezione i pochi Paesi caratterizzati da una più ampia diffusione delle coperture per la Business Interruption.

Nel 2020 la riduzione del costo complessivo dei sinistri r.c. auto è stata del 19,9%, a fronte di un decremento dei premi di circa il 6%, che va inquadrato in un contesto di diminuzione dei premi medi del 35% dal marzo 2012. Va peraltro osservato che la sinistrosità r.c. auto sta già sensibilmente aumentando nell’anno in corso, mentre la riduzione dei prezzi prosegue con la stessa intensità osservata lo scorso anno, anche in relazione agli interventi effettuati dalle imprese del Settore sui contratti attraverso sconti, sospensioni (incrementate di oltre il 40%) e differimento dei termini; si tratta di interventi tuttora in corso. Di conseguenza, mentre nel 2020 il ramo r.c. auto ha evidenziato un saldo positivo, si può prevedere un netto peggioramento per il 2021.

L’indice di solvibilità del Settore, ridottosi durante il picco della crisi pandemica, ha poi recuperato negli ultimi due trimestri dell’anno, superando il livello registrato a fine 2019 e posizionandosi su un valore di quasi due volte e mezzo il capitale minimo richiesto a fine 2020. L’assicurazione italiana, dunque, è stata colpita dalla crisi, ma ha confermato la validità del suo modello gestionale, continuando a proteggere gli assicurati, a tutelarne il risparmio, a sostenere l’economia e garantire l’occupazione.

GIORGETTI: RISPARMIO ASSICURAZIONI VADA A PMI

“Le imprese di assicurazione amministrano oltre la metà del risparmio gestito dagli investitori istituzionali italiani e esteri, svolgendo un prezioso ruolo di raccordo tra risparmio privato e investimenti produttivi. In tale ambito è ancora insufficiente il flusso di risparmio indirizzato dagli investitori istituzionali verso le imprese, con particolare riguardo alle piccole e medie”. Lo ha chiesto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ospite dell’Ania.

“Nel tessuto produttivo italiano, le micro e piccole imprese rappresentano il 70 per cento del valore aggiunto industriale non finanziario e la percentuale si estende all’80 per cento in termini di forza lavoro. E’ dunque vitale che tali imprese, spina dorsale del sistema produttivo industriale sull’intera catena del valore, possano accedere agli strumenti più adeguati”, ha detto il titolare del MISE.

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