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Audizione del Sose, spetta alla politica definire i Lep (livelli essenziali di prestazioni)

Lep

Il Sose in audizione in commissione Affari regionali: manca definizione Lep ma è un passaggio politico, non tecnico. Sui costi standard: sono un dettaglio, si esamini la quantità dei servizi offerti

Non solo federalismo fiscale. C’è anche il tema del regionalismo differenziato ad animare il dibattito parlamentare grazie a un’indagine conoscitiva che sta svolgendo la commissione Questioni regionali per l’attuazione del regionalismo differenziato ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione. Un tema molto sentito in casa Carroccio e proprio di recente il ministro leghista per gli Affari regionali, Erika Stefani, ha precisato che “un vero dibattito e un vero confronto sul regionalismo differenziato si farà dentro queste Aule (del Parlamento, ndr), che saranno madri dell’attuazione di un’importante norma costituzionale”.

A parlare di regionalismo differenziato in commissione è stato ieri Vincenzo Atella, presidente di Sose, la società di soluzioni per il sistema economico partecipata dal ministero dell’Economia (88%) e dalla Banca d’Italia (12%) che è anche partner metodologico del Mef per l’analisi strategica dei dati. Atella ha puntato l’attenzione sul progetto dei fabbisogni standard, una delle principali leve per il superamento della spesa storica nella ripartizione delle risorse pubbliche e nell’attuazione del regionalismo differenziato.

DEFINIZIONE LEP È PASSAGGIO POLITICO, NON TECNICO

In merito ai livelli essenziali delle prestazioni regionali, Atella ha evidenziato come manchi ancora un passaggio ovvero la loro definizione. Si tratta di “un passaggio politico, non tecnico: nel momento in cui qualcuno fisserà l’asticella ad un certo punto, e quindi definirà cosa sono i Lep, noi di Sose avremo la possibilità di riconsiderare tutte le informazioni rispetto a quella soglia minima che la politica ha deciso di considerare appropriata per il Sistema Italia – spiega il presidente -. Potremo rifare le statistiche e dare un’idea precisa della situazione. In realtà, fabbisogni standard e Lep sono due aspetti della stessa medaglia: sostanzialmente, se le risorse sono limitate, da qualche parte bisogna dire cosa è riconoscibile come servizi offerti e cosa invece non possiamo permetterci perché le risorse sono limitate”.

Atella ha pure aggiunto che l’esperienza di Sose, maturata con l’attività di stima dei fabbisogni standard, “ci porta a dire che, soprattutto in presenza di risorse limitate, la scelta del legislatore” con la legge 42/2009 (sul federalismo fiscale) e con il dlgs 216/2010 (decreto attuativo su costi e fabbisogni standard) è stata “corretta in quanto per definire il livello dei Lep è sicuramente necessario conoscere prima i costi e i fabbisogni standard”.

COSTI STANDARD SONO DETTAGLIO, VA ESAMINATA LA QUANTITÀ DEI SERVIZI

Durante l’audizione la società si è soffermata – come dicevamo – proprio sulla questione dei fabbisogni e dei costi standard. “Per quanto riguarda Comuni e Province – ha detto Marco Stradiotto, responsabile Unità analisi della finanza pubblica di Sose -, abbiamo già fatto l’attività di stima, rispetto alla spesa storica, della spesa standard. La spesa storica è già stata abbandonata. Per Comuni, Province e Città metropolitane abbiamo il fabbisogno standard di ogni ente delle Regioni a statuto ordinario. Di quelle a statuto speciale stiamo solo analizzando i Comuni della Sicilia e le prime stime arriveranno nei prossimi mesi. Per le Regioni noi abbiamo monitorato la spesa storica e siamo quasi pronti per determinare il fabbisogno. I fabbisogni standard – ha sottolineato – tengono conto dei costi standard, ma anche della quantità di servizi, perché il costo standard, che normalmente è la parola che buca il video, in realtà è solo un dettaglio, perché bisogna vedere la quantità dei servizi e capire un territorio che fabbisogno ha”.

 

ECCO LA PRESENTAZIONE DEL PROF ATELLA PER L’AUDIZIONE DEL 30 MAGGIO

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