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Cambiare la legge elettorale conviene? I precedenti dal ’93 a oggi

C’è una curiosa abitudine della politica italiana: la maggioranza cambia la legge elettorale convinta di aver finalmente sistemato le regole del gioco. Ma conviene davvero? Il più delle volte si finisce per spianare la strada all’opposizione. 

Uno spettro aleggia sullo Stabilicum: dal 1993 a oggi, l’Italia ha cambiato più volte le regole elettorali e spesso chi ha proposto la riforma ha finito per perdere alle successive votazioni. Prima il Mattarellum, poi il Porcellum, quindi l’Italicum e infine il Rosatellum: dietro ciascuna di queste leggi, c’era una maggioranza convinta di poter mettere ordine nel sistema e vincere alla successiva tornata. Poi, puntualmente, il colpo di scena: ecco tutte le volte in cui è già successo.

1993: CAMBIANO LE REGOLE, ARRIVA BERLUSCONI

Partiamo dal Mattarellum, approvato nel 1993 durante il Governo Ciampi, sostenuto da una maggioranza parlamentare composta prevalentemente da forze di centro e di centrosinistra, dopo la stagione referendaria che aveva spinto il sistema verso il maggioritario.

Il nuovo meccanismo prevedeva una componente maggioritaria molto ampia: per la Camera il 75% dei deputati veniva eletto nei collegi uninominali, mentre il restante 25% con metodo proporzionale.

Si vota nel marzo 1994 e arriva Silvio Berlusconi. Le coalizioni di centrodestra conquistano la maggioranza parlamentare e nasce il primo governo Berlusconi. Il quadro politico cambia radicalmente rispetto a quello che aveva sostenuto il Governo Ciampi. È il primo episodio della nostra piccola serie. Ma non ancora il più gustoso.

2005: IL PORCELLUM E IL BOOMERANG DEL 2006

Dodici anni dopo, altro giro. Il Governo Berlusconi III, espressione del centrodestra, approva nel dicembre 2005 la legge n. 270, quella che passerà alla storia politica come Porcellum. Il nuovo sistema sostituisce il Mattarellum con un proporzionale corretto dal premio di maggioranza.

Il 9 e 10 aprile 2006 gli italiani votano per la prima volta con il Porcellum. Vince di misura il centrosinistra e Romano Prodi forma il Governo Prodi II. Ma la nuova maggioranza non fa in tempo a cambiare davvero le regole del gioco: il governo cade il 24 gennaio 2008, dopo la crisi al Senato, e si torna alle urne ancora con il Porcellum.

Il Porcellum, insomma, qualche soddisfazione al centrodestra che lo aveva scritto alla fine l’ha data. Nel 2006 lo accompagnò all’opposizione, nel 2008 lo riportò al governo. Due elezioni, la stessa legge e un curioso ribaltamento del destino. Perché forse, più che portare male a chi scrive le regole, certe leggi elettorali hanno semplicemente bisogno di un secondo giro.

2015: L’ITALICUM, LA RIFORMA CHE NON FU

Poi arriva Matteo Renzi e con lui l’Italicum. La legge n. 52 del 2015 viene approvata durante il Governo Renzi, sostenuto dal Partito Democratico e da una maggioranza di centrosinistra, e introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza ed eventuale ballottaggio per la Camera. Ma c’è un dettaglio fondamentale: con l’Italicum gli italiani non voteranno mai.

La riforma viene infatti travolta dagli eventi politici e istituzionali successivi e la legge del 2015 non ebbe applicazione: fu solo discussa per mesi, approvata, modificata, contestata e infine non utilizzata.

2017: ARRIVA IL ROSATELLUM, POI IL CONTE I

Ultimo episodio, almeno per ora. Nel 2017 viene approvata la legge n. 165, il Rosatellum, durante il Governo Gentiloni, sostenuto dal Partito Democratico e da una maggioranza di centrosinistra. È un sistema misto: una quota dei seggi viene assegnata nei collegi uninominali e una quota con metodo proporzionale. È il sistema con cui si vota nel marzo 2018.

E anche questa volta il Parlamento uscito dalle urne non è quello immaginato dalla maggioranza che aveva approvato la riforma. Alle elezioni del 2018 il centrodestra ottiene il 37,03% alla Camera, il Movimento 5 Stelle il 32,66% e il centrosinistra il 22,82%; nessuno dispone però da solo di una maggioranza parlamentare.

Dopo settimane di trattative nasce il Governo Conte I, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega. La legge, dunque, ancora una volta non ha prodotto una semplice fotografia della maggioranza che l’aveva approvata. Ma non è la legge elettorale, da sola, a determinare il risultato: tra una riforma e un’elezione passano partiti, coalizioni, campagne elettorali e, soprattutto, il voto degli elettori.

CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE CONVIENE?

La morale, se proprio vogliamo trovarne una, è che la legge elettorale non necessariamente favorisce chi l’ha scritta: chi scrive le regole oggi non può sapere quale sarà il Paese domani, quali saranno le alleanze, quali partiti arriveranno alle urne e soprattutto come voteranno gli elettori.

ll Porcellum è forse l’esempio più curioso: pensato dal centrodestra, nel 2006 vide vincere il centrosinistra e nel 2008 accompagnò di nuovo Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. La legge era rimasta la stessa, gli elettori, evidentemente, no.

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