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Cdp e Pnrr, perché il centrodestra ha un problema di quote rosa?

Quote Rosa

Con le nomine in Cdp e con i bandi del Pnrr la maggioranza di centrodestra fatica a far rispettare le quote rosa

La maggioranza di centrodestra sembra avere un problema con le quote rosa. Due notizie non fanno una prova, ma poco ci manca.

CDP PROPORRA’ IN ASSEMBLEA MODIFICA DELLO STATUTO PER RIDURRE LE QUOTE ROSA

La prima a scatenare un putiferio è quella pubblicata da Repubblica e cioè che “dopo quattro rinvii e un mese e mezzo di negoziati, la Cassa depositi e prestiti potrebbe ritoccare i tetti sulle quote rosa nella sua governance, per consentire ai partiti del governo di trovare la quadra e rinnovare il cda”. Come scrive il cronista Andrea Greco sembrerebbe che nel corso di “un consiglio riunito in remoto domenica scorsa” siano “state analizzate le modifiche statutarie da far votare all’assemblea del 15 luglio, già (ri)convocata per completare il mosaico delle nomine. L’avviso, si apprende, prevede infatti una parte “straordinaria”, in cui i soci (il Tesoro con 1’82,7%, 72 Fondazioni col 15,93%) potrebbero modificare l’art. 15.1, che prevede «almeno due quinti con arrotondamento all’unità superiore» per il genere meno rappresentato in cda”.

L’ATTACCO DELLE OPPOSIZIONI: “MELONI RICOSTRUISCE IL TETTO DI CRISTALLO”

Ed è bufera. Tutte le opposizioni sul piede di guerra, dal Pd a Italia Viva, dai Avs al M5S, hanno chiesto chiarimenti al ministro Giorgetti e invocato l’intervento della stessa premier. “Meloni ricostruisce il tetto di cristallo” è la punzecchiatura dell’ex ministra Maria Elena Boschi.

I PARTITI CANDIDANO SOLO UOMINI

Come si risolve il problema? Una domanda per la quale la risposta rimane al momento alquanto intricata. Il problema, infatti, scrive Repubblica, “è che, da settimane, i nomi che Fdi, Lega e Forza Italia soppesano per le candidature sono principalmente maschili. Il cda uscente di Cdp, di nove membri, comprende quattro donne: Livia Amidani Aliberti, Anna Girello Garbi, Fabiana Massa Felsani, Alessandra Ruzzu. E rispetta così la prescrizione dei “due quinti” in rosa. Tuttavia, dei nomi dati per sicuri finora, uno solo è di donna: Lucia Calvosa, candidata dalle Fondazioni.

Gli altri sono il presidente in via di conferma Giovanni Gorno Tempini e l’economista Luigi Guiso (sempre espressi dagli enti ex bancari) e l’ad Dario Scannapieco, indicato da Mario Draghi nel 2021 e atteso da un altro mandato triennale. La lista del Tesoro dovrebbe contenere altre 3 donne su 5 per rispettare i vincoli statutari di genere, e finora non ci si è riusciti. Qui arriva il maquillage, teso a ridurre nello statuto Cdp la quota “meno rappresentata” in cda – da almeno due quinti ad almeno un terzo del totale – ma al contempo estendendo identico vincolo al cda della “gestione separata” Cdp, formato da altri cinque membri”.

PNRR, QUOTE ROSA SOLO IN UN BANDO SU TRE

Passiamo al Piano nazionale di ripresa e resilienza. E al rapporto “#datipercontare Statistiche e indicatori di genere per un Pnrr equo”, presentato al Senato da Period Think tank e anticipato dal Sole24Ore. «A tre anni dal suo avvio e a meno di due dalla conclusione – si legge nel rapporto – il Pnrr ha finora ampiamente disatteso l’obiettivo di ridurre i divari di genere, generazionali e territoriali». Due le critiche di fondo – sottolinea Manuela Perrone -: “la sostanziale assenza di indicatori per misurare il reale impatto trasversale del Piano sul taglio del gender gap e il ricorso massiccio alle deroghe per sfuggire al vincolo del 30% delle assunzioni di giovani e donne fissato dall’articolo 47 del decreto 77/2021”.

La quota, infatti, confermano le ultime rilevazioni effettuate sulla base dei dataset di Anac, è stata rispettata completamente solo nel 33% dei 219.628 bandi di gara Pnrr-Pnc pubblicati fino al 2 luglio, per 96.409 progetti associati al Piano.

PARITA’ DI GENERE LONTANA

«Questo trend – afferma il report – rafforza i timori che i divari occupazionali di genere possono aumentare anziché diminuire a seguito degli investimenti del Pnrr». Un rischio ventilato dallo stesso ministero dell’Economia tre anni fa, quando nello studio sulla valutazione preventiva di impatto di genere del Pnrr aveva specificato che «il Piano interessa settori di attività caratterizzati da una prevalenza di lavoratori uomini per circa il 79,8%delle risorse, mentre settori in cui prevale la quota di occupazione femminile si riferiscono a poco più del 18% delle risorse».

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