Un social media manager, un responsabile del programma, una manciata di fedelissimi e una lunga scia di ex collaboratori. La macchina comunicativa di Roberto Vannacci corre a pieno regime. Peccato che, quando si apre il cofano, manchino parecchi pezzi
È questo il piccolo mistero del generale che ha fatto della comunicazione il proprio principale strumento politico. Ogni giorno arrivano post, video, grafiche, repliche agli avversari, contenuti prodotti con l’intelligenza artificiale. I numeri sono quelli di una macchina ben oliata: secondo SocialData, la presenza personale di Vannacci sui social è enormemente più forte di quella di Futuro Nazionale.
Ma chi la fa funzionare? La domanda sembra banale. La risposta, molto meno.
IL VOLTO È UNO. LA SQUADRA NO.
Un nome emerge con chiarezza: Giulio Battaglini. Il Parlamento europeo lo indica tra gli assistenti locali di Vannacci. Il Foglio lo identifica come social media manager degli account del generale. È un tassello importante. Non è però una squadra.
Non esiste, almeno pubblicamente, un organigramma che permetta di sapere chi coordini l’immagine del leader, chi governi la produzione video, chi prepari i testi, chi lavori sulle grafiche e chi tenga insieme la strategia complessiva. Insomma: il prodotto finale è riconoscibilissimo, la fabbrica molto meno.
PRIMA DELLE STORIES, C’ERA IL LIBRO
Per capire come si è arrivati fin qui bisogna tornare al principio. Prima della raffica quotidiana sui social c’era Il mondo al contrario. E attorno al libro si formò una prima cerchia politica.
Il nome più importante era Fabio Filomeni, ex incursore della Folgore e autore di Morire per la Nato?. Presidente de Il mondo al contrario, veniva descritto come uno degli uomini più vicini al generale e come uno dei principali organizzatori del movimento nato dal successo del libro. Quella stagione, però, è finita. Filomeni ha lasciato il movimento nel febbraio 2025, criticandone l’evoluzione politica e organizzativa.
LA BIOGRAFIA PRIMA DELLA BIOGRAFIA
Nel febbraio 2023, mesi prima che Il mondo al contrario trasformasse Vannacci in un fenomeno nazionale, compare su Wikipedia un utente: Hockler73, che crea e sviluppa la voce biografica del generale. La pagina viene pubblicata il 9 marzo. Quando gli altri utenti sollevano il tema del conflitto di interessi, l’autore dichiara di lavorare «per incarico del diretto interessato». Il diretto interessato è Vannacci, Hockler73 è Tiziano Ciocchetti.
Ciocchetti, racconta la Repubblica, sarebbe stato incaricato direttamente da Vannacci e in seguito è diventato suo assistente a Bruxelles, fino al gennaio 2026. Poi anche lui è è diventato un ex. E, da ex, ha raccontato un Vannacci circondato da «yes man» e poco incline ad ascoltare gli altri. È una testimonianza di parte, naturalmente. Ma pone una questione tutt’altro che marginale: se il leader decide tutto, che cosa resta da decidere alla squadra?
IL GENERALE È IL BRAND
La risposta arriva dai numeri. L’analisi di SocialData, pubblicata l’8 maggio 2026, mostra una sproporzione impressionante: il profilo personale di Vannacci aveva una base follower dodici volte superiore a quella di Futuro Nazionale. Nel periodo analizzato, il generale generava anche più conversazioni e interazioni del partito.
Non è soltanto una questione di popolarità, è il modello. Il partito ha un simbolo, una struttura e dei canali, ma Vannacci ha il prodotto che funziona meglio: se stesso. Così il volto del leader diventa il logo, la polemica diventa contenuto, la risposta all’avversario diventa formato.
E questo spiega anche perché sia così difficile ricostruire la squadra. Quando il marchio coincide con una persona, i collaboratori diventano quasi invisibili per definizione.
E POI ARRIVA LINKEDIN
Il 22 luglio 2026 Futuro Nazionale pubblica su LinkedIn un annuncio per cercare un addetto stampa per il Comitato costituente. La figura dovrà occuparsi di comunicati, rapporti con giornalisti e redazioni, interviste, conferenze stampa e materiali per i canali ufficiali.
Tradotto: mentre il generale produce comunicazione praticamente senza sosta, il partito cerca ancora qualcuno che organizzi in modo strutturato il rapporto con la stampa. Non significa che prima non esistesse alcuna struttura: la parte più spettacolare della macchina è già perfettamente riconoscibile, mentre quella incaricata di darle una struttura professionale nei rapporti con i media appare ancora in costruzione.
IL NOME CHE MANCA (O FORSE NO)
Chi decide che cosa diventa un post? Chi trasforma una dichiarazione in un video? Chi sceglie il tono? Chi costruisce la risposta a un avversario? Chi decide quando il generale deve parlare e quando deve tacere? E, soprattutto, quanto di tutto questo passa davvero attraverso una squadra?
La comunicazione è ovunque. I contenuti arrivano puntuali. Il personaggio è riconoscibile in mezzo secondo. Ma più si cerca chi stia dietro la macchina, più la macchina sembra avere un solo volto. Il suo.

