Dal Parlamento all’Autorità garante della concorrenza e del mercato: Alberto Bagnai entra nel collegio dell’Antitrust con un mandato di sette anni. Una nomina che fa discutere anche per il profilo politico del deputato della Lega
Non è la nomina di un tecnico qualsiasi. All’Antitrust arriva Alberto Bagnai, economista, parlamentare della Lega, protagonista del dibattito sull’euro e autore di alcune delle battaglie economiche più divisive degli ultimi anni. La scelta chiude il riassetto dell’Agcm dopo la nomina di Saverio Valentino alla presidenza dell’Autorità.
Il punto politico della nomina non è soltanto che un economista entri in un’autorità indipendente. È che ad arrivare in uno degli organismi più delicati del sistema istituzionale italiano sia un economista con un’identità pubblica costruita negli anni attorno a posizioni nette sulla politica economica europea.
DALLE AULE UNIVERSITARIE ALLA POLITICA
Alberto Bagnai (Firenze, 1962) si laurea in Economia alla Sapienza di Roma e consegue il dottorato di ricerca in Scienze economiche con una tesi dedicata alla sostenibilità del debito pubblico italiano. La carriera accademica lo porta all’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, dove diventa professore associato di Politica economica.
La sua traiettoria cambia quando l’attività scientifica incontra il dibattito pubblico. Prima con gli interventi sul web, poi con i libri e infine con l’ingresso in Parlamento nel 2018 con la Lega, Bagnai diventa uno dei volti più riconoscibili del confronto italiano sulla moneta unica e sui vincoli europei.
Ma mentre costruiva la sua reputazione di economista critico verso l’impostazione dell’Unione economica e monetaria, coltivava anche una seconda vita molto lontana dai palazzi della politica. Bagnai ha conseguito il diploma di “Maestro al cembalo” al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma e quello di flauto dolce al Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara. Ha suonato in ensemble di musica barocca e partecipato a incisioni dedicate a compositori come Händel e Pergolesi.
Un dettaglio apparentemente laterale, ma che racconta un profilo meno prevedibile rispetto alla figura pubblica costruita negli anni sul terreno dell’economia e della politica.
GOOFY, L’EURO E IL DIBATTITO ECONOMICO
Prima della politica parlamentare c’è stato Goofynomics, aperto da Alberto Bagnai nel 2011, diventato il centro della sua battaglia sull’euro e un punto di riferimento per la comunità euroscettica. È con il blog Goofynomics che Bagnai esce definitivamente dal perimetro accademico e costruisce una comunità di lettori che negli anni diventa anche una rete politica e culturale.
Il confronto pubblico sulle sue tesi economiche è stato spesso acceso. L’economista ha costruito negli anni anche un linguaggio diretto e ironico verso i suoi oppositori, come emerge dalla stessa autobiografia pubblicata su Goofynomics: “Ho un io fragile: quando un inutile idiota mi confuta, per ritrovare un minimo di autostima devo trovare l’approvazione di docenti di Harvard o dell’Imperial College”.
LE POLEMICHE SULL’EURO
Le sue tesi hanno alimentato per anni confronti anche molto duri con altri economisti. Tra i suoi critici ci sono stati Francesco Daveri, Michele Boldrin ed Emiliano Brancaccio, che hanno contestato le sue analisi sulle cause della stagnazione italiana e sul ruolo dell’euro.
Il nodo del confronto è sempre stato lo stesso: per Bagnai una parte dei problemi italiani nasce dall’architettura della moneta unica e dai vincoli europei; per i suoi critici le difficoltà del Paese dipendono soprattutto da fattori interni, dalla produttività e dalle scelte di politica economica.
L’AUTORITÀ E IL FATTORE BAGNAI
La nomina arriva in un momento di rinnovamento per l’Antitrust. L’Autorità sarà chiamata ad affrontare dossier che riguardano mercati digitali, concentrazioni industriali, tutela della concorrenza e rapporti tra imprese e consumatori.
La questione non riguarda soltanto le competenze economiche di Bagnai, che sono il motivo formale della scelta. Riguarda anche il peso del suo profilo pubblico: anni di attività politica, battaglie culturali e posizioni che lo hanno reso una figura riconoscibile ben oltre il mondo accademico.

