Il Papa affida a Francesco Cavina il santuario bosniaco che attira milioni di pellegrini. Sullo sfondo, una vicenda che la Chiesa continua a maneggiare con prudenza: quella delle apparizioni mariane
Leone XIV cambia il referente della Santa Sede a Medjugorje e affida a Francesco Cavina, vescovo emerito di Carpi, l’incarico di Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis: la nomina arriva contestualmente alla rinuncia di Aldo Cavalli, finora titolare dell’incarico. Una scelta che riporta sotto i riflettori uno dei luoghi più frequentati della devozione cattolica: Medjugorje accoglie ogni anno circa tre milioni di pellegrini. Eppure, sulla natura delle apparizioni che ne hanno alimentato la fama, il Vaticano continua a mantenere una posizione prudente.
CHI È FRANCESCO CAVINA
Nato a Faenza il 17 febbraio 1955, Francesco Cavina è stato vescovo di Carpi dal 2012 al 2019. Ordinato sacerdote nel 1980, ha conseguito il dottorato in Diritto canonico alla Pontificia Università Lateranense e ha lavorato come officiale presso la Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Nominato vescovo di Carpi da Benedetto XVI nel 2011, è uscito dalla diocesi in modo tuttaltro che ordinario nel 2019: Papa Francesco ha accolto le sue dimissioni dopo ripetute richieste, sullo sfondo dell’inchiesta Carpigate, che aveva coinvolto ambienti politici locali e lambito anche il presule.
La vicenda riguardava, tra gli altri aspetti, il finanziamento di uno spettacolo di Fontane danzanti organizzato in occasione del ritorno della statua della Madonna Assunta nella cattedrale di Carpi. La posizione di Cavina venne archiviata, su richiesta della stessa Procura, per l’infondatezza delle accuse. Ma il vescovo denunciò una lunga campagna di delegittimazione e la diffusione sui media di intercettazioni telefoniche, comprese conversazioni legate al suo ministero sacerdotale ed episcopale. Nella lettera pubblicata dalla diocesi parlò di «gogna mediatica» e spiegò di aver scelto il passo indietro «esclusivamente per l’amore che porto a questa Chiesa locale». Ora, a sette anni da quella vicenda, torna a ricoprire un incarico di rilievo direttamente legato alla Santa Sede.
MEDJUGORJE, FRA AUTORITA’ RELIGIOSE E CIVILI
Medjugorje si trova in Bosnia-Erzegovina e la sua notorietà religiosa nasce il 24 giugno 1981, quando alcuni ragazzi riferirono di aver visto la Madonna sulla collina di Podbrdo. Da allora il piccolo centro è diventato una meta internazionale di pellegrinaggio, con al centro la parrocchia di San Giacomo Apostolo.
Sul piano ecclesiastico, la parrocchia appartiene alla diocesi di Mostar-Duvno ed è affidata alla cura pastorale dei Padri Francescani O.F.M.; il Visitatore Apostolico opera invece su mandato della Santa Sede, con il compito di accompagnare la comunità e seguire le questioni pastorali.
Sul piano civile, Medjugorje è una località del Comune di Čitluk: amministrazione del territorio, servizi e decisioni pubbliche restano nelle competenze delle autorità civili bosniache. Due piani distinti, che si incrociano ogni giorno attorno a un’attività religiosa e turistica di dimensioni considerevoli.
APPARIZIONI, IL VATICANO NON HA DETTO SÌ
La Santa Sede non ha mai dichiarato ufficialmente soprannaturalmente autentiche le apparizioni nel loro complesso. Nel settembre 2024 il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato la Nota La Regina della Pace, attribuendo all’esperienza spirituale di Medjugorje il nihil obstat. Una decisione che riconosce i numerosi frutti spirituali e pastorali, autorizza il culto pubblico e consente ai fedeli di aderire prudentemente alla proposta spirituale. Il documento, tuttavia, precisa che il provvedimento non equivale a una dichiarazione del carattere soprannaturale dei fenomeni riferiti dai veggenti.
La distinzione è sostanziale: i pellegrinaggi possono essere incoraggiati e la devozione può essere praticata, mentre l’autenticità delle manifestazioni resta fuori da un riconoscimento definitivo. La Nota assegna inoltre al Visitatore Apostolico un compito tutt’altro che ornamentale: verificare le pubblicazioni che raccolgono i presunti messaggi, autorizzarne l’eventuale diffusione e svolgere il discernimento su quelli futuri, mantenendo informato il Dicastero. È una responsabilità particolarmente delicata in un luogo dove ogni parola attribuita alla Madonna può raggiungere fedeli in decine di Paesi.

