Italia

Chiara Appendino è stata condannata per falso in atto pubblico

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La sindaca di Torino è stata condannata a sei mesi per il cosiddetto “caso Ream”

Ieri pomeriggio la sindaca di Torino Chiara Appendino, del Movimento 5 Stelle e in carica dal 2016, è stata condannata in primo grado a sei mesi per falso in atto pubblico, venendo però assolta per il reato di abuso d’ufficio: in caso contrario, il suo incarico sarebbe stato immediatamente sospeso, come previsto dalla legge Severino del 2012.

Appendino sarebbe colpevole di non aver segnalato un debito nel bilancio comunale del 2016. Ha subito annunciato che porterà a termine il mandato ma che, come previsto dal codice etico del suo partito, si autosospenderà dal Movimento 5 Stelle.

Oltre alla sindaca, sono stati condannati anche il suo ex-capo di gabinetto, Paolo Giordana (otto mesi), e l’assessore al Bilancio, Sergio Rolando (sei mesi).

IL CASO REAM

Il processo che vedeva Appendino imputata è stato denominato “Ream”, dal nome della società che avrebbe dovuto ricevere dal Comune di Torino quei 5 milioni di euro mai segnalati nel bilancio.

Le indagini erano iniziate nel luglio del 2017 a seguito di un esposto presentato dal Partito Democratico e da una lista civica. La vicenda, come ricostruisce il Corriere della Sera, risale al 2012.

Ream, società partecipata di Fondazione CRT, aveva versato al Comune di Torino una somma di 5 milioni di euro come “caparra” in vista dell’acquisto dei diritti di prelazione in una ex-area industriale non distante dal centro della città, per la quale era previsto un piano di rinnovamento.

Non fu però Ream ad aggiudicarsi la gara – dal valore di 19,6 milioni – che si tenne nel 2013, ma la società Amteco&Maiora. Dopo che il contratto con quest’ultima venne formalizzato (a fine 2016), il Comune avrebbe dovuto rendere a Ream la caparra di 5 milioni. Cosa che tuttavia non avvenne, per mancanza di fondi.

A questo punto, secondo l’accusa, la sindaca Appendino e i suoi collaboratori Rolando e Giordana avrebbero messo a punto un piano per rimandare la restituzione della somma a Ream al 2018, evitando però di segnalare il debito nel bilancio del 2016 in modo da “far quadrare i conti”.

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