Il futuro del settore farmaceutico dipenderà dalla capacità di governare l’innovazione: ecco di cosa s’è parlato all’evento Adnkronos-Farmindustria
La farmaceutica resta uno dei settori più forti del Made in Italy, ma la sua competitività non dipenderà solo da produzione, export e investimenti. A fare la differenza sarà sempre di più la capacità del sistema di accompagnare l’innovazione: accelerare l’accesso ai farmaci, tutelare la ricerca, attrarre investimenti, rendere sostenibile la spesa e misurare il valore prodotto dalle nuove terapie.
È questo il tema emerso dal primo talk del ciclo “Equilibri e prospettive del sistema salute”, promosso da Adnkronos con il contributo non condizionante di Farmindustria, dal titolo “Farmaci, la sfida della competitività tra innovazione e sostenibilità” (video disponibile qui).
All’incontro nella sede di Adnkronos, sono intervenuti il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, il direttore dell’Ufficio relazioni internazionali di Aifa Armando Magrelli e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, collegato da remoto.
LA SALUTE ENTRA NELLA POLITICA INDUSTRIALE
“Parliamo dell’industria farmaceutica perché è un’industria”, ha detto il ministro Urso, ricordando il tavolo farmaceutico e biomedicale avviato dal governo con il ministero della Salute. Il punto, ha spiegato il ministro, è considerare il settore non soltanto per il prodotto che fornisce al Servizio sanitario nazionale, ma per il suo peso su investimenti, ricerca, innovazione e industria.
Lo stesso Cattani ha descritto il settore come “il polmone” e “il cuore della crescita manifatturiera italiana”, ricordando gli oltre 4 miliardi e mezzo investiti ogni anno tra scienza, ricerca clinica e tecnologia industriale, i 74 miliardi di produzione industriale e i circa 70 miliardi di export. Numeri che spiegano perché l’economia della salute sia stata inserita da Urso tra i nuovi comparti crescenti del Made in Italy, accanto alle tradizionali 5A — alimentazione, abbigliamento, arredo, automazione e auto. La questione, quindi, non riguarda solo la tenuta di un comparto industriale, ma il modo in cui salute e politica produttiva vengono sempre più lette dentro la stessa cornice.
IL CONTESTO INTERNAZIONALE E IL TEMPO REGOLATORIO
In un contesto in cui Stati Uniti e Cina accelerano sulla ricerca e sulla capacità produttiva, la velocità delle decisioni diventa uno dei principali terreni di confronto. Il modello Most Favored Nation, tornato in auge con l’amministrazione Trump, si inserisce in una strategia americana più ampia di rafforzamento della sovranità industriale.
“Gli Stati Uniti hanno deciso di cambiare le sorti mondiali della ricerca e sviluppo”, ha detto il presidente Cattani. Allo stesso tempo, “la Cina è diventata un player mondiale a livello degli Stati Uniti nella ricerca clinica”, oltre al ruolo già consolidato insieme all’ India per la fornitura di ingredienti attivi e materie prime strategiche. In questo scenario, la dipendenza europea dalle filiere esterne si intreccia con un altro limite: la lentezza regolatoria. Il nodo, per il presidente Cattani, non è solo produttivo quindi ma riguarda anche la capacità di portare rapidamente le terapie ai pazienti.
“Noi nel 2026 non abbiamo per i cittadini italiani un meccanismo di early access”, ha osservato, citando anche i tempi medi di approvazione e rimborso dei farmaci in Italia: “Oggi siamo a 439 giorni di media di approvazione nazionale”. Un ritardo che, nella lettura di Farmindustria, non incide soltanto sull’accesso alle cure, ma anche sull’attrattività del Paese per studi clinici, investimenti e nuovi lanci.
VALUTARE L’INNOVAZIONE OLTRE IL COSTO
L’altro passaggio decisivo riguarda il modo in cui viene valutata l’innovazione. Armando Magrelli, direttore dell’Ufficio relazioni internazionali di Aifa, ha invitato a “rimettere al centro il valore del farmaco e non parlare più di prezzi”, spiegando che “non possiamo creare una dicotomia tra prezzo e valore”. Il valore, ha aggiunto, “si costruisce sin dalla ricerca”.
La sostenibilità, in questa lettura, non coincide solo con il contenimento della spesa farmaceutica. Significa anche capire quali effetti produce un farmaco sull’intero sistema: accesso precoce alle terapie, riduzione dei ricoveri, migliore programmazione delle cure, capacita di attrarre studi clinici e ritorno industriale. Una valutazione solo contabile rischia di non vedere i benefici che l’innovazione genera fuori dal capitolo farmaci.
Dentro questa cornice si inserisce anche il nodo del payback, il meccanismo che obbliga le aziende farmaceutiche a coprire parte dello sforamento della spesa pubblica per i farmaci. Il presidente di Farmindustria lo ha definito “una tassa sopra le tasse”, sostenendo che “l’industria non può sopperire in maniera strutturale alle risorse del sistema pubblico”. Il punto, per Farmindustria, è l’impatto del payback sugli investimenti: una misura che, secondo Cattani, “non è sostenibile” per continuare ad attrarre risorse in ricerca e sviluppo, ricerca clinica e produzione industriale.
DATI E TERRITORI: MISURARE L’IMPATTO DELL’INNOVAZIONE
Il valore dell’innovazione, però, si misura soprattutto quando entra nel sistema sanitario reale: nei territori, nelle regioni, nei percorsi di cura. In chiusura, Cattani è tornato sul ruolo della ricerca clinica, definita “essenziale”, e sull’uso dei dati sanitari per valutare non solo il costo delle terapie ma il loro impatto sul sistema. Il punto, ha spiegato, è far fluire questa misurazione “fino all’ultima regione”, perché sono le regioni a erogare concretamente salute ai cittadini.
La sfida, quindi, non è solo introdurre nuove terapie ma costruire strumenti capaci di misurarne gli effetti: outcome, ricoveri evitati, benefici diretti e indiretti, differenze territoriali, efficienze da reinvestire. In questo senso, dati sanitari, intelligenza artificiale e capacità predittiva diventano parte della stessa infrastruttura di governo dell’innovazione. È su questo terreno — più che sui soli numeri del comparto — che si giocherà la possibilità per l’Italia di restare attrattiva in una competizione globale in cui tempi, regole e investimenti pesano quanto la capacità produttiva.


