Italia

Confcommercio avverte Draghi: «Serve cambio di passo»

Confcommercio Draghi

Confcommercio torna ad avvertire il premier Mario Draghi: «Dopo il crollo dei consumi nel 2020 di quasi 130 miliardi, ancora tante, troppe imprese del commercio, del turismo, dei servizi ma anche le attività professionali sono a rischio chiusura. Serve un deciso cambio di passo che preveda anche una rapida e graduale riapertura delle attività, in piena sicurezza con i protocolli già esistenti»

Che serva un deciso cambio di passo nella strategia di convivenza col virus per non far soccombere le attività economiche lo aveva già detto pochi giorni fa Enrico Postacchini, membro di Giunta responsabile per “Commercio e Città”, rappresentando Confcommercio nell’audizione sul decreto Sostegni davanti alle Commissioni riunite Bilancio e Finanza&Tesoro del Senato, ma ora torna a ripeterlo Carlo Sangalli dialogando col Giornale: «È la conferma del “più chiusure” con i suoi ormai insostenibili costi economici e sociali. Dopo il crollo dei consumi nel 2020 di quasi 130 miliardi, ancora tante, troppe imprese del commercio, del turismo, dei servizi ma anche le attività professionali sono a rischio chiusura. Serve un deciso cambio di passo che preveda anche una rapida e graduale riapertura delle attività, in piena sicurezza con i protocolli già esistenti. E quello che ci aspettiamo dal governo Draghi».

Secondo Confcommercio è positivo «aver archiviato il meccanismo dei codici Ateco, ma indennizzi e sostegni sono ancora del tutto insufficienti, sia quelli erogati che quelli ancora attesi. Servono indennizzi adeguati e inclusivi. Ma serve anche prorogare la moratoria sui prestiti bancari e allungare i tempi di rimborso a non meno di 15 anni. Poi, vi è il capitolo delle moratorie fiscali e i costi che le imprese devono sostenere pur essendo rimaste chiuse». Pertanto ora «È necessario concentrarsi sul decollo della campagna vaccinale e fare di tutto per consentire riaperture in sicurezza. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, tutta e sino in fondo. Ma sinceramente non riusciamo a comprendere i motivi per i quali, ad esempio, i ristoranti non possono lavorare garantendo le distanze di sicurezza e osservando i protocolli sanitari. O perché i negozi di abbigliamento non sono ricompresi tra le attività essenziali, rischiando così di veder sfumare un’altra stagione decisiva per la tenuta delle attività. Lo stesso dicasi per i mercati che si svolgono, tra l’altro all’aperto. Per questo – ha concluso Sangalli -, proprio in questi giorni, abbiamo lanciato una grande campagna nazionale “Il futuro non (si) chiude”: perché alla disperazione degli imprenditori e vanno date risposte adeguate, razionali e tempestive da parte del governo».

 

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