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Cop26-G20-G7: il ruolo dell’Italia e dell’Ue nel contrasto al cambiamento climatico

cambiamento climatico

Il contrasto al cambiamento climatico sarà un tema cruciale nell’agenda diplomatica italiana almeno fino a fine 2021. L’Italia organizza infatti la COP26 con il Regno Unito e si avvia ad assumere la presidenza del G20 con il motto “Persone, Pianeta e Prosperità”. L’articolo di Luca Franza

Il contrasto al cambiamento climatico sarà un tema cruciale nell’agenda diplomatica italiana almeno fino a fine 2021. L’Italia organizza infatti la COP26 con il Regno Unito e si avvia ad assumere la presidenza del G20 con il motto “Persone, Pianeta e Prosperità”. Centrale dunque il tema della ripresa verde, fondamentale per coniugare prosperità economica e decarbonizzazione. L’Italia può già vantare buone prestazioni nel disaccoppiare crescita economica e consumi di energia (e CO2), come dimostrato dalla bassa intensità energetica (e carbonica) del proprio Pil – anche rispetto agli altri Paesi sviluppati.

Anche nel contesto del G20 l’Italia collaborerà con il Regno Unito, in virtù del fatto che proprio Londra deterrà la presidenza del G7. Il clima sarà dunque il cardine della triangolazione italo-britannica Cop26-G20-G7. A conferma di ciò, nella conferenza italo-britannica di Pontignano dell’1-3 ottobre, proprio il clima e la Cop26 hanno rivestito un ruolo di primissimo piano. A dare ulteriore spinta al processo vi è l’intenzione da parte del Regno Unito di utilizzare questa opportunità per rilanciare il proprio peso diplomatico internazionale e confermare i propri legami con l’Ue dopo la Brexit.

L’ITALIA VERSO LA COP26

Il rinvio della Cop26 (e degli eventi annessi) a novembre 2021 è una notizia negativa per l’avanzamento dei negoziati climatici mondiali. Questo rinvio dovrebbe però essere usato per concretizzare i piani di ripresa verde, che sono al momento ancora generici. La sfida riguarda soprattutto Usa e Cina, che hanno messo in campo pacchetti di stimolo ad alta intensità carbonica. Inoltre, il maggior tempo a disposizione dev’essere usato per innalzare i contributi volontari e per dirimere alcuni nodi irrisolti della COP25, tra cui l’articolo 6 dell’Accordo di Parigi sulla regolazione del mercato del carbonio e la governance degli aiuti per le perdite e i danni subiti dai Paesi vulnerabili.

L’Italia potrà utilizzare i prossimi mesi per affinare le proprie priorità e influenzare l’agenda. Tra i temi tradizionalmente cari all’Italia si annovera la cancellazione del debito per i Paesi più poveri. Questi sono i più gravemente colpiti dal cambiamento climatico e la cancellazione del debito li può aiutare nella decarbonizzazione nonché nelle strategie di mitigazione e adattamento. Altri temi cari all’Italia sono l’economia circolare, l’efficienza energetica, l’educazione alla sostenibilità e al clima (in cui ha un ruolo pionieristico), la necessità di una partnership strategica con l’Africa e l’importanza di garantire inclusione.

Inoltre, come dettagliato nello studioLa geopolitica nell’era delle energie rinnovabili: sfide e opportunità per la politica estera italiana”, l’Italia ha un interesse strategico a promuovere le rinnovabili poggiando su una leadership maturata in vari ambiti. Tra questi spiccano la manifattura nel settore del geotermico, dell’idroelettrico e delle pompe di calore; tecnologie di nicchia nell’eolico; e reti elettriche altamente digitalizzate. Le rinnovabili offriranno all’Italia anche la possibilità di sviluppare ulteriori vantaggi comparati finora inespressi e di accrescere il proprio peso geopolitico.

IL RUOLO DELL’UE CON NEXT GENERATION EU E IL GREEN DEAL

In questo campo, l’Italia si sta muovendo sostanzialmente in linea con il resto dell’Ue, svolgendo un ruolo importante di sostegno alla transizione energetica da una prospettiva sud europea e mediterranea – particolarmente attenta alle partnership con i Paesi in via di sviluppo (specie in Africa) e sensibile alla necessità di mobilitare fondi europei per la ripartenza. L’Italia è stata uno dei primissimi Paesi a sostenere in sede di Consiglio Ue la necessità di una ripresa verde e di utilizzare il Green Deal come visione politica ispiratrice.

La decarbonizzazione può essere anche interpretata come una cornice per ottenere supporto europeo ai piani di rilancio della competitività e d’innovazione del modello produttivo. Un supporto reso particolarmente necessario dall’alto indebitamento pubblico del nostro Paese. In effetti, il legame tra gli strumenti di rilancio economico approntati dall’UE in risposta al COVID-19 e la decarbonizzazione è forte. Il 37% dei fondi del Next Generation EU dovranno essere spesi per la transizione energetica. Il 30% di tali fondi verranno mobilitati grazie all’emissione di green bond.

L’erogazione dei fondi europei e la possibilità per gli Stati Membri di spenderli sono condizionati all’elaborazione di piani nazionali di spesa. È dunque fondamentale che l’Italia si doti di piani coerenti con lo spirito del Green Deal, che siano in grado di esprimere il vantaggio comparato finora inespresso e che favoriscano la crescita economica anche nel lungo termine. I primi segnali sono incoraggianti. In particolar modo, l’ecobonus per le ristrutturazioni degli edifici è in linea con le raccomandazioni Iea per una ripresa verde e coniuga vari obiettivi: creazione di posti di lavoro; aumento dell’efficienza energetica, con benefici relativamente più consistenti per le fasce meno abbienti; e abbattimento dei consumi.

LE SFIDE DEI PROSSIMI MESI

Una grande sfida che l’Italia e l’Ue dovranno affrontare è quella di adattare gli strumenti legislativi all’obiettivo di abbattimento delle emissioni del 55% entro il 2030, da adottare a fine anno. L’obiettivo è coerente con l’impegno europeo (e italiano) alla neutralità climatica nel 2050. Per questo sarà necessario aggiornare anche il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima. La pubblicazione trimestrale dello IAI “Green Deal Watch” sottolinea inoltre le varie sfide e opportunità a cui è soggetto il Green Deal europeo, che rimane un’ampia visione in attesa di attuazione puntuale.

Dato il ruolo di primo piano svolto nella triangolazione COP26-G20-G7 e i grandi piani di spesa verde Next Generation EU e Green Deal, l’Italia e l’Europa hanno un’occasione unica di influenzare l’agenda climatica globale. Se vorranno consolidare la propria leadership e aumentare l’ambizione climatica dovranno presentarsi agli appuntamenti del 2021 con credenziali verdi inoppugnabili e dunque proseguire negli sforzi di decarbonizzazione al loro interno.

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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