Italia

Coronavirus. Le iniziative (ed i timori) di Unioncamere per la fase2

Unioncamere

Unioncamere lancia il portale Ripartireimpresa per aiutare le aziende che — dati Infocamere e Confindustria alla mano — sono in grande sofferenza. E anche il dl Liquidità non sembra sortire gli effetti sperati

Un portale di informazioni su normativa e sostegno economico per le imprese che affrontano l’emergenza coronavirus e che devono prepararsi a una ripartenza in condizioni di estrema difficoltà. L’iniziativa è di Unioncamere che lancia Ripartireimpresa per chi è ancora sul mercato o cerca di rimanerci. Tante, infatti, sono le aziende che hanno già chiuso i battenti come evidenziano i dati Unioncamere e Infocamere del primo trimestre dell’anno o che segnalano problemi di liquidità, cali di fatturato e di ore lavorate come emerge dalle due indagini svolte da Confindustria su oltre 4.000 associate. Intanto il decreto Liquidità voluto dal governo per velocizzare e semplificare l’accesso ai finanziamenti bancari sembra non stia raggiungendo del tutto lo scopo per cui era stato creato.

IL PORTALE RIPARTIREIMPRESA

Unioncamere, in collaborazione con InfoCamere, ha realizzato una piattaforma online per aiutare gli imprenditori a districarsi nella marea di provvedimenti, nazionali e regionali, diretti al contenimento della diffusione del virus. Raggiungibile a questo indirizzo, il portale consente una ricerca mirata delle norme adottate a livello centrale e locale e dedica particolare attenzione alle opportunità di sostegno economico. Selezionando l’attività svolta e la regione in cui viene esercitata, è possibile prendere visione delle misure di principale interesse: quali attività possono restare aperte? A quali misure fiscali del Decreto Cura Italia si può accedere? Quali sono i servizi di assistenza disponibili e quali iniziative di sostegno stanno prendendo le Camere di commercio?

La navigazione per settori consente di avere informazioni puntuali e sintetiche su diversi aspetti fondamentali della normativa in vigore come l’accesso negli impianti e nei locali di lavoro consentiti, gli obblighi di pulizia e sanificazione dell’impresa, quelli inerenti l’organizzazione aziendale o la sorveglianza sanitaria sui dipendenti. Dalla pagina di accoglienza è poi possibile accedere alle informazioni più utili, ai documenti e ai servizi di assistenza che istituzioni e organizzazioni imprenditoriali pubblicano sul web. Nei prossimi giorni sarà anche attivato un servizio di assistenza professionale diretta per rispondere alle eventuali richieste degli imprenditori sulle misure più significative di proprio interesse.

L’ALLARME DI CONFINDUSTRIA

Il 4 aprile Confindustria ha lanciato una seconda indagine per conoscere gli effetti dell’emergenza coronavirus sulle sue associate. Dalle domande poste alle 4.420 aziende che hanno partecipato è emerso che è aumentato rispetto alla prima indagine diffusa il 13 marzo scorso il numero di quelle che hanno subito l’impatto negativo del Covid 19 (97,2% contro il 67,2% della precedente). Non solo: si è accresciuta pure l’entità del danno tanto che ora le imprese con problemi molto gravi sono il 43,7% a fronte del 14,4% di prima. Altri dati poco confortanti: il 53,1% dei dipendenti delle aziende intervistate potrebbe dover ricorrere ad ammortizzatori sociali; in media, rispetto a marzo 2019, si è assistito ad un calo del 32,6% del fatturato e del 32,5% delle ore lavorate.

L’84,5% delle aziende che ha partecipato all’indagine sta riscontrando un rallentamento della domanda nel mercato domestico e nel mercato internazionale soprattutto per quanto riguarda la domanda di beni e di servizi di consumo in Italia. Altro problema, la liquidità: dalle risposte degli imprenditori emerge chiaramente la doppia difficoltà di garantire i flussi con l’azienda chiusa o parzialmente aperta e quella di poter ripartire a pieno ritmo il prima possibile per limitare le perdite di fatturato, che, seppure spalmate nel tempo grazie agli aiuti governativi, dovranno essere ripagate in futuro.

I DATI DELLA NATIMORTALITÀ DELLE IMPRESE NEL PRIMO TRIMESTRE

Pochi giorni fa Unioncamere e Infocamere hanno fornito i dati sulla natimortalità delle imprese nei primi tre mesi dell’anno e già arriva qualche nota dolente: sono quasi 30mila in meno contro un calo di 21mila nello stesso trimestre del 2019. Il bilancio risente come atteso delle restrizioni seguite all’emergenza Covid-19 e rappresenta il saldo peggiore degli ultimi 7 anni, rispetto allo stesso arco temporale. Gli effetti conseguenti allo stato di eccezionalità in cui l’economia reale si sta muovendo, spiegano da Unioncamere, appesantiscono il risultato di un bilancio che nei primi tre mesi dell’anno chiude sempre in rosso per effetto delle chiusure comunicate sul finire dell’anno precedente. In netto calo risultano sia le iscrizioni sia, pur in misura minore, le cessazioni. Tra gennaio e marzo si registrano 96.629 nuove aperture, a fronte di 114.410 dello stesso trimestre dell’anno precedente, e 126.912 chiusure contro le 136.069 del 2019.

IL DL LIQUIDITÀ

Un intervento mirato per sostenere le imprese in questa difficile fase è il decreto Liquidità, varato dal governo la scorsa settimana. Un provvedimento che punta a snellire la procedura per accedere al Fondo di Garanzia PMI e dunque ottenere prestiti dalle banche, in più con la garanzia pubblica.

Il dl prevede infatti garanzia statale al 100% per i prestiti non superiori al 25% dei ricavi fino a un massimo di 25 mila euro, senza alcuna valutazione del merito di credito; garanzia al 100% (di cui 90% Stato e 10% Confidi) per i prestiti non superiori al 25% dei ricavi fino a un massimo di 800mila euro; garanzia al 90% per i prestiti fino a 5 milioni di euro, senza valutazione andamentale.

Il primo step per i finanziamenti fino a 25mila euro è quello di compilare (e inviare poi per mail) il modulo per la richiesta di garanzia disponibile sul sito del Fondo di Garanzia PMI – operativo già dal 2000 – che grazie al dl Liquidità ha una dotazione di 7 miliardi.

Non sono però gran che soddisfatti coloro che da lunedì 20 aprile stanno andando in banca per accedere a un finanziamento e che lamentano la mole di “carte” da produrre. Dal canto loro, gli istituti di credito si discolpano rimandando il problema al decreto Liquidità mentre i sindacati di categoria puntano il dito sia contro la normativa “troppo farraginosa” sia contro l’“eccessiva quantità di documenti richiesti dalle direzioni generali di alcune banche”.

L’altro grande accusato del provvedimento come ha scritto il Sole 24 Ore — è l’Allegato 4, ossia il modulo da compilare per accedere ai prestiti fino a 25mila euro: “Pare chiaro a tutti gli imprenditori che da soli non ce la possono fare: senza un commercialista o un consulente esterno, è la costante delle mail, non saremo in grado di inoltrare la domanda. Anche perché gli sportelli delle banche sono inondati da richieste e se non si ha un rapporto preferenziale con la propria agenzia i tempi diventano biblici”.

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