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Cosa succede al MUDEC di Milano

Il Comune era alla ricerca di un gestore del MUDEC per i prossimi otto anni, ma alla scadenza del 28 settembre non è arrivata nessuna offerta

Il MUDEC rimane senza gestore. Il bando pubblicato dal Comune di Milano per affidare il museo per i prossimi otto anni, è andato deserto. Alla scadenza del 28 settembre non si è presentato alcun operatore, nonostante il valore stimato fosse superiore agli 84 milioni di euro. Si è tirato fuori anche 24Ore Cultura, la società del gruppo Il Sole 24 Ore che gestisce il museo dalla sua apertura nel 2015. La concessione terminerà a marzo 2027 e  Palazzo Marino dovrà ora rivedere le condizioni della procedura per individuare un nuovo gestore.

COS’È IL MUDEC E PERCHÉ È IMPORTANTE PER MILANO

Il Museo delle Culture (MUDEC) si trova all’interno dell’ex complesso industriale Ansaldo a Milano. La struttura è stata trasformata in un polo culturale su iniziativa del Comune con l’obiettivo di valorizzare le collezioni etnografiche cittadine e creare uno spazio dedicato alle culture del mondo e alle mostre temporanee.

Il progetto di riqualificazione dell’area, affidato attraverso un concorso internazionale all’architetto britannico David Chipperfield, ha portato all’apertura del museo alla vigilia di Expo 2015. Da allora il MUDEC è diventato uno dei punti di riferimento dell’offerta culturale milanese.

COSA PREVEDEVA IL BANDO DEL COMUNE

La procedura, avviata a giugno 2026, prevedeva di affidare la gestione del museo per otto anni. Il valore complessivo stimato della concessione era di 84 milioni di euro. Il futuro gestore avrebbe dovuto occuparsi non soltanto delle mostre e delle iniziative culturali, ma anche di diversi servizi collegati al museo, tra cui ristorante, parcheggio, bookshop e caffetteria.

Tra gli obblighi principali figurava l’organizzazione di almeno due mostre internazionali ogni anno. Il bando prevedeva, inoltre, un tetto ordinario di 15 euro per il biglietto d’ingresso, con deroghe limitate a casi particolari, con lo scopo di rendere l’offerta espositiva di livello internazionale mantenendo prezzi accessibili a tutti.

Sul piano economico, Palazzo Marino aveva fissato un canone minimo annuo di 100mila euro, inferiore ai 209mila euro previsti dal precedente rapporto.

PERCHÉ IL BANDO È ANDATO DESERTO

Secondo quanto riportato da Repubblica, il nodo principale riguarda il piano economico-finanziario predisposto dal Comune di Milano. Il progetto stimava ricavi complessivi superiori agli 84 milioni di euro nell’arco degli otto anni, ma un utile netto cumulato di appena 17mila euro. In altre parole, il margine previsto era quasi nullo rispetto alle dimensioni dell’operazione e ai rischi che il concessionario avrebbe dovuto assumersi.

Nel corso della procedura erano emerse anche delle perplessità sulle previsioni annuali: il piano indicava risultati negativi in cinque degli otto esercizi. A rendere più complesso il quadro c’erano anche gli obblighi culturali: organizzare almeno due mostre internazionali ogni anno significa sostenere costi di produzione, allestimento, trasporto e assicurazione delle opere, e per alcune esposizioni erano stati stimati costi nell’ordine degli 800mila euro.

Anche i ricavi dei servizi commerciali avrebbero avuto un peso determinante. Il piano economico indicava nella ristorazione una componente particolarmente rilevante degli introiti, ma il gestore avrebbe dovuto operare entro i vincoli fissati dal bando e contemporaneamente finanziare una programmazione culturale impegnativa.

IL DISIMPEGNO DI 24ORE CULTURA E L’USCITA DI ENRICO BARTOLINI

’amministratore delegato del Gruppo Il Sole 24 Ore, Federico Silvestri aveva già spiegato che le condizioni economiche del settore erano cambiate dopo la pandemia e che la gestione prospettava delle perdite. La decisione di non partecipare al nuovo bando ha confermato le difficoltà legate al modello proposto dal Comune.

La vicenda coinvolge anche il futuro della ristorazione all’interno del museo. Lo chef Enrico Bartolini (terza stella Michelin conquistata proprio negli spazi del MUDEC) ha annunciato l’intenzione di lasciare via Tortona. La questione è rilevante perché la componente della ristorazione rappresentava una parte importante delle entrate previste dal piano finanziario.

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