Ministri europei uniti nel dire no alla partecipazione della Russia alla 61a Biennale, in programma a Venezia dal 9 maggio al 22 novembre. Il timore è che la partecipazione si trasformi in uno strumento di legittimazione politica. Anche il ministro Giuli prende le distanze dalla scelta del presidente Buttafuoco
Esplode il caso sulla partecipazione della Russia alla Biennale. La decisione del presidente Pietrangelo Buttafuoco di consentire alla Russia di essere presente con il proprio padiglione nazionale trova il muro dei ministri di 22 Paesi europei.
LA LETTERA DEI 22 MINISTRI EUROPEI (UCRAINA INCLUSA)
In una lettera firmata dai ministri della Cultura e degli Affari esteri di 22 Paesi si chiede al presidente Pietrangelo Buttafuoco e al board della Biennale – nel quale siedono Luigi Brugnaro, Tamara Gregoretti e Luca Zaia – di riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, definendola “inaccettabile nelle circostanze attuali” e incompatibile con i principi di libertà e dialogo culturale.
La missiva, inviata per conoscenza anche al ministro della Cultura Alessandro Giuli, chiede sostanzialmente di ripristinare la decisione presa nel 2022, quando Mosca fu esclusa a causa dell’invasione dell’Ucraina. Concedere alla Russia uno spazio tanto prestigioso come il padiglione nazionale alla Biennale rischierebbe, a loro avviso, di offrire un palco internazionale che potrebbe essere utilizzato per rafforzare l’immagine del governo russo.
CHI HA SOTTOSCRITTO LA LETTERA AL PRESIDENTE BUTTAFUOCO
La lettera è firmata dai rappresentanti di Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Ucraina.
IL GELO DEL MINISTRO GIULI
Nell’elenco non figura l’Italia, sebbene il ministro Giuli abbia rimarcato che la decisione di includere la Russia sia stata presa “contrariamente all’opinione del governo italiano” per “la libera e autonoma scelta della Biennale che siamo tenuti a rispettare”.
“Quando l’arte è scelta dai vertici di uno Stato autocratico”, sottolinea il ministro in un videomessaggio inviato per la presentazione del Padiglione Italia, “non ha la libertà consentita alla pura espressione artistica: quell’espressione che il popolo ucraino vede ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia”. Giuli, infatti, non era presente all’evento, lasciando intuire con parole e fatti il gelo istituzionale creatosi tra il ministro e il presidente della Biennale, con cui pure ci sarebbe una consonanza politica di antica data.
BUTTAFUOCO DIFENDE LA SCELTA
Ma Buttafuoco tiene il punto. In un’intervista rilasciata nei giorni scorsi a la Repubblica spiegava così la sua scelta: “Io apro a tutti, non chiudo a nessuno. Ci saranno Russia, Iran, Israele. Ci saranno Ucraina e Bielorussia. Tutti (…) Basta con appelli, firme, schemi da anni Settanta. Ci muoviamo con l’arte, e l’arte si misura con i fatti. La Biennale è uno spazio di convivenza per tutto il pianeta, sia con le vecchie sia con le nuove geografie”.
LA POSIZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA
Alla protesta politica si aggiunge anche la posizione delle istituzioni europee. La Commissione europea ha espresso forte contrarietà alla partecipazione della Russia, ventilando addirittura la possibilità di sospendere o interrompere i finanziamenti destinati alla Fondazione Biennale qualora la decisione di far partecipare la Russia venisse confermata. Analoghe prese di posizione sono arrivate dal Parlamento europeo e da rappresentanti del Consiglio dell’Unione europea, che hanno invitato le istituzioni culturali a mantenere una linea coerente con le politiche europee di isolamento diplomatico nei confronti di Mosca.


