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Cosa succede in Commissione Covid

La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid-19 è nel pieno delle audizioni: al centro dell’inchiesta c’è il tema delle relazioni tra l’allora premier Giuseppe Conte, il commissario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri e l’avvocato Luca Di Donna. Il punto

Da settimane nella Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Marco Lisei il clima è tutt’altro che lineare. Le audizioni procedono, mentre si tenta di ricostruire il punto di contatto tra l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte e lo studio legale coinvolto nella gestione delle consulenze e delle forniture durante l’emergenza pandemica. Nel corso della trasmissione Quarta Repubblica, il direttore Alessandro Sallusti ha parlato addirittura di un presunto “sistema Conte-Arcuri”. Eppure, malgrado le svariate incongruenze emerse durante le audizioni, ad oggi non risulta un coinvolgimento diretto dell’ex premier. Le opposizioni, nel frattempo, contestano la gestione delle audizioni e denunciano presunte irregolarità procedurali nello svolgimento dei lavori. Ecco cosa sta succedendo

IL RUOLO DI ADALTIS

L’attività della Commissione si focalizza sulle forniture e sul sistema delle consulenze attivati durante la fase emergenziale dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri, con particolare attenzione agli acquisti di dispositivi di protezione individuale, ventilatori e agli incarichi professionali collegati alla gestione delle commesse: il focus è su casi di forniture non conformi e su affidamenti con prezzi superiori a quelli di mercato.

In questo contesto si inserisce il dossier relativo alla società Adaltis. Secondo le ricostruzioni investigative, a far da tramite tra la struttura commissariale e l’azienda, sarebbero stati gli avvocati Luca Di Donna, Valerio De Luca e Gianluca Esposito, sotto indagine nei diversi sviluppi del fascicolo e oggi archiviati. Per un incarico di durata estremamente limitata — «due giorni di lavoro, neanche Ronaldo», ha commentato il deputato Galeazzo Bignami — il pacchetto consulenziale avrebbe generato un compenso complessivo di 93.000 euro. Un dato che, al netto delle diverse letture politiche, è diventato uno dei punti più contestati del dossier per il rapporto tra durata dell’attività e valore economico dell’incarico.

A valle del primo incarico, una successiva consulenza riconducibile al circuito Adaltis, per la quale i due avvocati avrebbero percepito ciascuno circa 180 mila euro, anche queste  poi ripartite con Gianluca Esposito secondo gli schemi ricostruiti negli atti. Nel corso delle audizioni in Commissione, il general manager di Adaltis Marco Spadaccioli ha definito l’operazione «più una intermediazione commerciale che una consulenza».

IL CASO SPAZIANI E IL SISTEMA DELLE CONSULENZE

È in questo contesto che emerge la figura di Nicoletta Spaziani, indicata come firmataria di uno dei contratti di consulenza legati ad Adaltis. L’avvocata non risulta destinataria di compensi per l’attività svolta, sebbene s’insinui un collegamento con l’assegnazione di una borsa di dottorato presso l’Università “La Sapienza”, relatore Guido Alpa.

Audita, l’avvocata, ha premesso di avere certezza che nessuno nello studio Di Donna abbia avuto contatti di alcun tipo con Arcuri, o Conte, manifestando il proprio dissenso rispetto alle modalità adottate dall’organismo, a partire dal mancato accoglimento di un legittimo impedimento relativo alla prima SIT. Incalzata dalla deputata Alice Buonguerrieri a proposito del lavoro svolto per lo studio e in merito a eventuali documenti ancora in suo possesso, Spaziani ha risposto di non ricordare fatti risalenti a ormai sei anni fa.

LE OPPOSIZIONI MINACCIANO DI ABBANDONARE LA COMMISSIONE

A incendiare il clima in commissione è anche il modus operandi nel quale si stanno svolgendo le audizioni. I capigruppo dell’opposizione accusano la presidenza dell’organismo bicamerale di aver delegato a consulenti esterni lo svolgimento di interrogatori a semplici cittadini, convocati fisicamente all’interno di un commissariato di polizia. Ritenendo l’attività d’inchiesta parlamentare strettamente personale e non delegabile a soggetti terzi, le minoranze hanno inviato una lettera formale ai presidenti dei due rami del Parlamento, chiedendo la sconvocazione dell’audizione in corso e giudicando l’intera attività nulla e illegittima.

La replica del senatore Marco Lisei è stata categorica. Il presidente ha respinto ogni addebito e ha ribadito che non rassegnerà le dimissioni, precisando che l’attività delegata rappresenta una prassi consolidata delle commissioni e che tale modus operandi era stato precedentemente condiviso all’interno dell’Ufficio di Presidenza, alla presenza degli stessi capigruppo di minoranza e senza che venissero sollevate obiezioni.

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