Italia

Così il Mes può far cadere il governo

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Il già fragile governo giallorosso rischia di cadere per colpa del Mes. Il M5s si spacca, il Pd insorge, ma anche all’opposizione Forza Italia si divide. E Prodi lancia l’allarme: “incredibile opporsi”

Il tallone d’Achille del governo, ma anche dell’opposizione. La fragile alleanza giallorossa che tiene in piedi il governo Conte II potrebbe sciogliersi davanti alla prova del Mes. Sul Meccanismo Ue si spacca definitivamente il M5s, ma anche all’opposizione Forza Italia si divide contro Berlusconi. Mentre Prodi lancia l’ultima chiamata provando a spiegare perché l’Italia deve usare il Mes.

LA FRONDA ANTI-MES NEL M5S

Sedici senatori e cinquantadue deputati del M5s hanno chiesto, con una lettera indirizzata ai vertici del Movimento, di accogliere le loro indicazioni contrarie alla riforma del Mes, altrimenti il 9 dicembre voteranno contro. L’unico passaggio che i parlamentari del Movimento 5 Stelle avrebbero per bloccare la riforma del Mes, infatti, sarebbe durante il voto di ratifica nelle due Camere. I frondisti grillini minacciano di votare contro il Mes e potrebbero dunque far cadere il governo, ma questa ipotesi resta comunque remota perché da qui al 9 dicembre si proverà a sanare la frattura con una trattativa. È stata infatti convocata per venerdì un’assemblea congiunta di tutti i parlamentari grillini.

LA LISTA DEI RIBELLI

A guidare la fronda del Movimento 5 stelle sono i 16 senatori firmatari della lettera: Abate Rosa Silvana, Angrisani Luisa, Corrao Margherita, Croatti Marco, Crucioli Mattia, Di Micco Fabio, Granato Bianca, Guidolin Barbara, Lannutti Elio, Lezzi Barbara, Mininno Cataldo, Morra Nicola, Romano Iunio Valerio, Trentacoste Fabrizio, Vanin Orietta.

CRIMI PRO MES

L’oggetto della lettera è dunque la “Risoluzione sulla Riforma del Mes del prossimo 9 dicembre 2020”. Il destinatario principale è Vito Crimi, che ieri aveva assunto una posizione favorevole alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità con questa dichiarazione: “Stiamo parlando di una modifica del regolamento e chiudere questo capitolo, vecchio, del regolamento è anche un modo per aprire nuovi scenari, nuove possibilità sull’Europa”. Questa affermazione del capo politico grillino ha scatenato l’ira dei colleghi che hanno deciso di rispondere.

LA LETTERA E LE RICHIESTE DEI FRONDISTI

“Il nuovo contesto – si legge in questa lunga lettera – dovrebbe portarci a riaffermare, con maggiore forza e maggiori argomenti, quanto già ottenuto negli ultimi mesi: no alla riforma del Mes. Consci delle diverse posizioni nella maggioranza, che non vogliamo in nessun modo mettere a rischio, chiediamo che nella prossima risoluzione parlamentare venga richiesto che la riforma sia subordinata alla chiusura di tutti gli altri elementi (EDIS e NGEU) delle riforme economico-finanziarie europee in ossequio alla logica di pacchetto, o in subordine, a rinviare quantomeno gli aspetti più critici della riforma del Mes”.

LA RISPOSTA DEL PD

Lo stato maggiore del Partito Democratico ha cercato di smorzare la polemica con un atteggiamento di basso profilo. A rispondere ai frondisti del M5s è stato il senatore Dario Stefano: “Non va mai bene affermare: finché ci siamo noi in maggioranza il Mes non verrà usato. È un approccio insostenibile, tanto più in un momento delicato come quello che viviamo. Il M5s non ha ancora del tutto imparato cosa voglia dire stare in un governo di coalizione, dove vale il pensiero comune e non le bandiere ideologiche dei singoli”.

ANCHE FORZA ITALIA SI SPACCA SUL MES

Molti giornali riportano la notizia che la decisione di Silvio Berlusconi di schierare Forza Italia contro il Mes in Parlamento ha avuto la conseguenza di spaccare il partito. Tutto sembra essere nato dall’avvertimento anti-Mes di Matteo Salvini in vista del 9 dicembre. “Se lo vota la maggioranza non mi stupisce, se lo fa qualche membro dell’opposizione finisce di essere compagno di strada della Lega. Perché qua si ipoteca il futuro dei nostri figli”. Dopo questa dichiarazione, Forza Italia ha fatto sapere che: “Non sosterremo in Parlamento la riforma del Mes perché non riteniamo che la modifica del meccanismo di stabilità approvata dall’Eurogruppo sia soddisfacente per l’Italia e non va neppure nella direzione proposta dal Parlamento europeo”, ha detto lo stesso Berlusconi.

LE CONSEGUENZE DELLA SCELTA DI FORZA ITALIA

Questa volta sembra essere stato Berlusconi a seguire la linea di Salvini. Dopo la presa di posizione di Forza Italia, in linea con la Lega, il gruppo parlamentare alla Camera – citano alcune fonti – “ribolle, con una fitta rete di telefonate per tutto il pomeriggio tra Mariastella Gelmini, Renato Brunetta, Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Renata Polverini, Osvaldo Napoli”. Gran parte dei deputati pretenderebbe “l’immediata convocazione di un’assemblea per sconfessare la linea del Cavaliere”. Antonio Tajani, numero due di FI e dirigente del Ppe, sembra essere in difficoltà: “La scelta non ha nulla a che vedere con il sì all’utilizzo dei 37 miliardi per azioni anti Covid”.

L’INTERVENTO DI PRODI

“Il Mes va preso. L’Europa sul Recovery non aspetta”. Dall’ex premier Romano Prodi è arrivato un chiaro avvertimento. “Il Mes per la sanità – ha detto Prodi a Repubblica – va preso, con o senza riforma. Quelle dei politici mi sembrano tattiche senza un vero contenuto. Il Paese non può permettersi una crisi di governo oggi. C’è Next Generation Ue, un progetto di enormi dimensioni e di drammatica urgenza. C’è forse un altro governo disponibile a interagire in modo efficace con l’Europa? Una crisi politica in questo momento non è immaginabile. Anche Ursula von der Leyen pochi giorni fa ha detto che aspettano dall’Italia le riforme e le decisioni per lo sviluppo. Una frase che riflette i timori che ci sono tra i funzionari di Bruxelles nei confronti dell’Italia. L’Europa verificherà e controllerà come vengono spesi i soldi dei suoi cittadini. Perciò chiede progetti seri e concreti”.

IL MODELLO FRANCESE

Sulla cabina di regia italiana per gestire i soldi del Recovery Fund, Prodi ha spiegato la sua posizione: “Trecento persone? Non si saprebbe neppure dove metterle! Anche se molti dovranno contribuire a costruire progetti coerenti. Ho in mente qualcosa di simile a quello che è avvenuto in Francia dove Macron, assieme al primo ministro, ha assunto su di sé la responsabilità, usando come braccio operativo l’ufficio del piano. Tradotto in italiano, penso che la decisione finale per il Next Generation Ue debba essere in capo al premier affiancato dai ministri economici Gualtieri e Patuanelli, con Amendola a fare da tramite e collegamento con Bruxelles. Certo, dovranno servirsi di un gruppo di persone di alta competenza che affianchi il lavoro del Cipe e delle diverse burocrazie, operando naturalmente in rapporto con le Regioni e i sindacati. Ma la decisione finale non può che essere al massimo livello politico”.

LA STORIA DEL MES SPIEGATA DA PRODI

“Nasce per la grande crisi del 2012, e quando nascono queste cose sembrano sempre neutrali. Allora fu accettato sostanzialmente da tutti. Ma prevedeva forti forme di controllo su cui anch’io avevo delle perplessità”. Oggi? “L’Europa ha tolto tutti i condizionamenti, anche se il nome è rimasto lo stesso, sembra sacro. Però non ci sono condizioni di controllo nei confronti della politica, c’è un tasso di interesse bassissimo, sicuramente meno dell’1 per cento. Si dice che quei fondi devono essere usati solo per le spese sanitarie? Perfetto. Usiamo questi soldi per le spese sanitarie e destiniamo quelli che dovevano andare alle spese sanitarie ad altre cose”.

Poi la critica diretta a Lega e 5 Stelle: “È incredibile l’opposizione al Mes oggi. Piuttosto dobbiamo lavorare sulla durata. Bisogna farsi garantire non solo che non ci siano condizionamenti ma anche sulla durata del prestito”.

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