Italia

Covid19. L’allarme di Confesercenti: nel nuovo Dpcm misure sproporzionate

Confesercenti Dpcm

Esercizi pubblici, bar e ristoranti messi alla gogna dal nuovo Dpcm. L’allarme del segretario generale di Confesercenti Mauro Bussoni: “Se fermiamo l’economia moriamo di fame”

Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti, in un’intervista ad Adnkronos ha dato voce alla preoccupazione di molti imprenditori a proposito del nuovo del Dpcm firmato lunedì sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “Dopo un’estate altalenante dal lato dei consumi e del turismo con una situazione che si stava stabilizzando, l’aumento dei contagi e, non di meno, l’effetto annuncio del nuovo Dpcm già da giovedì della scorsa settimana ha creato un effetto destabilizzante”.

LA RIPERCUSSIONE DEL DPCM SULLE ATTIVITÀ COMMERCIALI

“La gente ha adottato subito un atteggiamento di prudenza e paura evitando di andare in giro: un atteggiamento che colpisce sempre di più gli esercizi pubblici, bar e ristoranti messi all’indice, già negli annunci, come luoghi dove si possono creare assembramenti e una movida esasperata. Ma è davvero così? Se fermiamo l’economia moriamo di fame” ha fatto notare Bussoni.

PROVVEDIMENTI SPROPORZIONATI

Per Bussoni i provvedimenti imposti dal nuovo decreto sono ‘sproporzionati’. “Il problema della salute sia fondamentale come i provvedimenti che vengono presi per tutelarla ma noi riteniamo che alcuni siano sproporzionati, in particolare nell’ambito dei pubblici esercizi la situazione è di estrema difficoltà e con le nuove restrizioni molte imprese rischiano di non andare avanti anche perché oggi gli spazi esterni possono essere utilizzati ma di fatto il maltempo porterà ad inibire questa possibilità”.

LE CONSEGUENZE DELLO SMART WORKING

A tutte queste difficoltà a cui devono rispondere gli esercenti, si aggiunge il tema dello smart working che, secondo Bussoni, portandolo al 70% nella Pubblica amministrazione (come è stato annunciato), “rischia di creare più disservizi che benefici: disservizi per cittadini e imprese e inoltre, il fatto che non si frequentano più luoghi di lavoro mette ulteriormente in crisi tutte quelle imprese della ristorazione che avevano basato la propria attività sull’afflusso di lavoratori. Anche consigliare lo smart working nel privato crea un ulteriore sconquasso”.

LO SMART WORKING PER NASCONDERE I PROBLEMI ORGANIZZATIVI

“E tutto questo si dice non per efficientare la Pa ma perché non si è in grado di gestire in modo tranquillo il trasporto pubblico, per cercare di non far muovere la gente. Invece si dovrebbero prendere tutte le azioni di prevenzione necessarie, evitare determinati allarmismi e ponderare bene le scelte. Sarebbe stato più utile che il governo si fosse limitato a varare provvedimenti di cornice – tipo quello dell’adozione a mascherine ovunque – e avesse lasciato alle regioni di assumere deliberazioni conseguenti sulla base delle singole realtà”.

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