Da Bari alla Sicilia, il centrodestra arriva all’autunno con più di un dossier aperto. Congressi contestati, rivalità interne e il voto sul referendum riaccendono i problemi nei territori
Giorgia Meloni celebrerà venerdì 4 settembre a Bari il governo più longevo della storia della Repubblica, mentre nel Mezzogiorno i partiti della maggioranza arrivano all’appuntamento con diverse questioni ancora aperte. La ricostruzione di HuffPost, racconta soprattutto una difficoltà organizzativa e politica: il centrodestra deve gestire gli equilibri tra le proprie correnti, chiudere i congressi e contenere la concorrenza interna alla coalizione. Il referendum sulla giustizia ha aggiunto un altro elemento al quadro: il No ha superato il 60% in Campania, Sicilia e Basilicata.
BARI È LA VETRINA, MA ANCHE IL PROBLEMA
La Puglia concentra in poche settimane diversi dei nodi che il centrodestra deve affrontare. La manifestazione del 4 settembre si terrà a Bari, città nella quale Antonio Decaro, del Partito democratico, ha sfiorato il 64%. Per Giorgia Meloni sarà quindi una celebrazione nazionale organizzata in un territorio dove la coalizione non parte da una posizione di forza.
Dentro Fratelli d’Italia il problema è soprattutto l’equilibrio tra le diverse aree del partito. Da una parte Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute e riferimento della premier in Puglia; dall’altra Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione europea e figura di primo piano del partito. Secondo HuffPost, le tensioni tra le due componenti non sono state ricomposte nemmeno dopo l’intervento della dirigenza nazionale. Arianna Meloni era arrivata in Puglia a primavera nell’ambito del lavoro avviato per ricucire le divisioni interne.
Forza Italia ha invece un problema di rappresentanza territoriale. Il coordinatore regionale Mauro D’Attis, vicino ad Antonio Tajani, deve gestire il malcontento di una parte dei consiglieri regionali. Il documento sottoscritto dagli esponenti locali sostiene che “l’invocato rinnovamento non può che ripartire dal consenso e dalla reale presenza territoriale”.
LA GUERRA DEI CONGRESSI
La partita più delicata per Forza Italia passa però dai congressi. In Campania il congresso regionale è previsto per mercoledì 9 settembre e ha già prodotto uno scontro sulla gestione del partito. Pino Bicchielli, Annarita Patriarca, Francesco Silvestro e Raffaele De Rosa hanno chiesto il “ripristino della democrazia interna”. Il candidato alla guida regionale è il coordinatore uscente Fulvio Martusciello. Alessandro Carrazza, che aveva presentato la propria candidatura, non ha potuto completare gli adempimenti perché ha trovato gli uffici regionali del partito chiusi per gran parte di agosto. Da Salerno e Caserta sono arrivate richieste di congelamento del congresso.
La vicenda campana arriva dopo una fase già difficile per Fratelli d’Italia. Edmondo Cirielli, sconfitto da Roberto Fico alle regionali, ha provocato malumori nella base, anche grazie al sostegno a Fico dichiarato al Mattino. Sullo sfondo c’è anche il caso di Gennaro Sangiuliano, sul cui futuro parlamentare una parte della base esprime perplessità.
La stessa difficoltà nel chiudere le partite territoriali riguarda Forza Italia in Basilicata e Sicilia. In Basilicata il lungo commissariamento affidato a Elisabetta Casellati è arrivato al capolinea e il partito si prepara al congresso. In Sicilia il commissario regionale Nino Minardo continua invece a rinviare l’assise, che potrebbe svolgersi dopo le prossime amministrative. Sono vicende diverse, ma hanno un tratto comune: la difficoltà di definire rapidamente assetti e leadership locali.
QUANDO LA DESTRA PERDE PEZZI A DESTRA
Il secondo problema riguarda la capacità dei partiti tradizionali di mantenere il controllo del proprio spazio politico. Il caso più evidente è quello della Calabria, dove Forza Italia sembrava avere costruito una posizione particolarmente solida attorno al presidente Roberto Occhiuto e al risultato di Francesco Cannizzaro, eletto a Reggio Calabria con il 66%.
La candidatura di Domenico Giannetta alle suppletive con Futuro Nazionale ha però aperto una questione diversa. Giannetta, già capogruppo di Forza Italia in regione, sfiderà Fabio Roscioli, vicino ai Berlusconi e sostenuto dal centrodestra. A spostare gli equilibri è Roberto Vannacci, che con Futuro Nazionale prova a intercettare una parte del consenso che finora gravitava nell’area del centrodestra tradizionale. HuffPost segnala inoltre che altri esponenti di Forza Italia in Calabria guarderebbero alle truppe vannacciane. Come anche pare stia accadendo in Puglia.
Per il partito di Matteo Salvini il problema è anche identitario: la distanza tra le istanze nordiste e gli interessi del Mezzogiorno rischia di ridurre ulteriormente lo spazio elettorale della Lega al Sud.
IL REFERENDUM E IL CONSENSO DA MOBILITARE
A complicare la lettura del quadro c’è il referendum sulla giustizia. Il No ha raggiunto il 65,2% in Campania, il 61% in Sicilia e il 60% in Basilicata. In Calabria si è fermato al 57,3%, mentre in Puglia ha raggiunto il 57,1%. Il dato assume un peso particolare nelle tre Regioni meridionali amministrate dal centrodestra: Vito Bardi in Basilicata, Roberto Occhiuto in Calabria e Renato Schifani in Sicilia.
Il referendum ha avuto dinamiche proprie e una partecipazione contenuta, ma il risultato segnala comunque una difficoltà nella mobilitazione dell’elettorato favorevole alla coalizione.
E INFINE LA SICILIA
Ed è proprio in Sicilia che si incrociano voto e organizzazione politica. Fratelli d’Italia deve decidere come affrontare la prossima partita per la presidenza della Regione e il rapporto con Renato Schifani. Secondo HuffPost, ai meloniani non sarebbe gradita una nuova candidatura del governatore e sarebbe stata valutata per lui anche l’ipotesi di un posto al Consiglio superiore della magistratura. Schifani ha riportato la decisione alla coalizione.

