Italia

Il decreto del governo su Carige? Ottimo. Parola di Panetta (Bankitalia)

Banca Carige

Per Carige, Bankitalia sposa la linea dell’istituto di credito di Genova: serve partner a breve

Per Carige arrivi un partner in tempi contenuti. Nel futuro dell’istituto di credito genovese la Banca d’Italia vede con favore un’aggregazione, definita “la soluzione più adeguata” per risolvere la crisi, e lo ha fatto sapere durante un’audizione davanti alle commissioni Finanze di Camera e Senato per bocca del suo direttore generale, Fabio Panetta, chiamato a esprimersi sul disegno di legge di conversione del decreto legge 1/2019, recante misure urgenti a favore di Banca Carige.

AGGREGAZIONE È SOLUZIONE PIÙ ADEGUATA, PARTNER IN TEMPI BREVI

Un’operazione di aggregazione rappresenta la soluzione più adeguata ed efficace per preservare tali valori e sfruttare le potenzialità inespresse – ha spiegato -, salvaguardando nel contempo sia i depositanti sia le famiglie e le imprese finanziate dalla banca”. È “auspicabile”, ha sottolineato Panetta, che “la ricerca di un partner – deliberata dal CdA di Banca Carige lo scorso novembre – si concluda con esito positivo in tempi contenuti“. In quest’ottica Bankitalia suggerisce di “procedere speditamente nelle iniziative di ristrutturazione aziendale avviate dai commissari straordinari”, nominati il 2 gennaio scorso a seguito delle dimissioni del Consiglio d’amministrazione dell’istituto avvenute a fine dicembre. Pochi giorni prima, l’assemblea di Banca Carige non aveva deliberato l’operazione di rafforzamento patrimoniale prevista dal piano di conservazione del capitale approvato dal Cda stesso e trasmesso alla Banca Centrale Europea il 30 novembre. “L’amministrazione straordinaria – ha ricordato il dg di Palazzo Koch – è volta a fronteggiare l’incertezza derivante dalle difficoltà nella governance e a individuare le soluzioni più idonee a preservare la stabilità della banca, prima fra tutte una soluzione basata sul ricorso al mercato”.

IL DECRETO DEL GOVERNO

Per quanto riguarda poi il decreto varato l’8 gennaio scorso, “la soluzione individuata nel DL è da apprezzare alla luce dei vincoli imposti dal nuovo contesto regolamentare europeo, che precludono l’adozione di interventi a cui in passato si è fatto ricorso per affrontare situazioni di crisi” ha commentato Panetta che ha poi menzionato il caso degli Stati Uniti dove la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), grazie ai maggiori margini di flessibilità di cui dispone, “ha gestito numerosi casi di crisi bancarie attraverso lo strumento della cessione di attività e passività: nei quasi 500 fallimenti bancari verificatisi tra il 2008 e il 2013 lo strumento della cessione di attività e passività è stato utilizzato nel 95 per cento dei casi, mentre solo nei restanti casi si è proceduto alla liquidazione con rimborso dei depositi”. In tal modo, ha chiarito, si sono scongiurati “potenziali effetti indesiderati sulla stabilità finanziaria sia la distruzione di valore che normalmente accompagna una liquidazione di tipo ‘atomistico’”.

CARIGE È BANCA SOLVIBILE

In particolare, sul fronte degli interventi pubblici di sostegno contemplati nel dl, il dg ha evidenziato come siano destinati a una banca “solvibile” e che “presenta valori e potenzialità da non disperdere”. Tra questi ha elencato il “forte radicamento in tre regioni (Liguria, Lombardia e Lazio)”, “l’elevata fidelizzazione della clientela”, “gli ampi margini di miglioramento in termini di costi, efficienza e produttività della rete distributiva”, “il potenziale per ridurre – mediante l’utilizzo di modelli per il calcolo dei requisiti patrimoniali – l’assorbimento patrimoniale a fronte dei rischi assunti”.

RICAPITALIZZAZIONE PRECAUZIONALE PER STABILITA’ FINANZIARIA

Di sicuro, seppure “il rafforzamento di Banca Carige va perseguito innanzitutto mediante strumenti di mercato”, la scelta del governo di “prevedere l’eventualità di una ricapitalizzazione precauzionale della banca (definito extrema ratio, ndr) risponde all’esigenza di tutelare la stabilità finanziaria in ogni evenienza e di evitare una possibile crisi di fiducia, con ripercussioni negative sul corretto funzionamento del sistema finanziario”. E anche se si procedesse a una ricapitalizzazione precauzionale, “gli esborsi di risorse pubbliche sarebbero comunque inferiori ai ben più ingenti costi economici e sociali che deriverebbero da fenomeni di instabilità finanziaria”.

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