Italia

Di Maio in Libia per la pace (e gli investimenti)

Di Maio Libia

Di Maio a Tripoli per consolidare la tregua e riprendere gli investimenti. Tra le opere infrastrutturali la ripresa dell’autostrada di Berlusconi. L’articolo di Guido Keller

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si è recato [il 1 settembre] in Libia con l’intendo di consolidare la tregua messa insieme a metà mese dal presidente del Consiglio del Governo di Accordo nazionale (GNA) con base a Tripoli, Fayez al-Serraj, e dal presidente della Camera dei Rappresentanti, il Parlamento internazionalmente riconosciuto e con sede a Tobruk, Aguila Saleh.

L’Italia ha interesse a riprendere i rapporti con la Libia, come pure il paese nordafricano vuole riattivare i progetti e gli investimenti rimasti sospesi nel 2011, a cominciare dall’”Autostrada della Pace”, che dovrebbe collegare la parte occidentale a quella orientale, sottoscritta dal governo Berlusconi con Mumammar Gheddafi. La cooperazione infrastrutturale dovrebbe riguardare anche la ristrutturazione dell’aeroporto internazionale di Tripoli, luogo di aspri combattimenti durante il conflitto, affidata al consorzio Aeneas, il terzo anello autostradale che circonda la capitale (valore 1 miliardo di euro), le telecomunicazioni con i collegamenti sottomarini. E poi vi sono i crediti che hanno molte aziende italiane nei confronti del governo libico, denaro non pagato per via del conflitto e per il quale la Farnesina ora chiede conto.

Di Maio incontrerà anche i repsonsabili della Non, la compagnia petrolifera statale, ed il presidente di Federpetroli Italia, Michele Marsiglia, ha spiegato che “l’importanza della visita, oltre che per un possibile processo di pace, riveste per noi del settore dell’Oil & Gas un passo in avanti per le attività energetiche italiane ed internazionali in Libia. Nonostante le continue fibrillazioni del governo libico e delle diverse parti coinvolte nel conflitto, già dai primi di luglio fu annunciato lo sblocco dell’export petrolifero e l’inizio di una produzione di greggio che nel tempo, potrà spingersi verso i livelli produttivi di anni fa. La situazione in Libia sta pian piano migliorando, confidiamo in questa visita del capo della Farnesina per un migliore e più definito ruolo dell’Italia. Le aziende dell’Oil & Gas italiane e del bacino mediterraneo aspettano con ansia di operare a pieno regime in Libia, nelle prossime settimane abbiamo in programma dei meeting per un ritorno nel paese nordafricano. Molti i Progetti importanti per l’industria italiana”.

Italia e Libia sono quindi legate a doppio filo, ed il presidente del Governo di Accordo nazionale, Fayez al-Serraj, ha licenziato in queste ore Bishaga, il ministro dell’Interno che aveva strenuamente difeso Tripoli dall’offensiva di Khalifa Haftar: si tratta di un chiaro segnale di vicinanza lanciato all’Italia, dal momento che Bishaga è il libico filo-turco per eccellenza, e su di lui la Turchia sta contando per accrescere il proprio peso in Libia a seguito dell’intervento militare. Il cessate-il-fuoco comincia quindi a dare i suoi frutti, e si tratta ora per i libici di tutte le fazioni di rimettere insieme il paese al di là delle divergenze, anche perché la stabilizzazione, cioè la pace, si può raggiungere solo attraverso il dialogo e il compromesso. D’altronde nove anni di una guerra voluta innanzitutto dalla Francia non hanno portato a nulla, se non alla distruzione del paese. A diversi gruppi l’idea di fermare i combattimenti e magari di arrivare col tempo alla riconciliazione nazionale non è tuttavia andata giù, e da giorni in tutta la Libia si susseguono proteste e scontri, spesso repressi nel sangue.

In concomitanza con l’arrivo di Di Maio un attentatore suicida si è fatto saltare in aria nei pressi di un posto di blocco a Garian, all’ingresso orientale di Gandour, vicino a Tripoli. Il gesto non ha comunque provocato vittime, a parte la morte dell’attentatore stesso.

Articolo pubblicato su notiziegeopolitiche.net

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