Italia

Editoria, arriva nuova legge su edicole, diritto d’autore e agenzie di stampa

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Il Sottosegretario Martella annuncia un cambio di paradigma nell’approccio del governo alla crisi dell’editoria: “Certezza e adeguatezza dell’investimento pubblico”. L’articolo di Gianluca Vacchio per loSpecialista.tv

“Cambio di paradigma” nell’approccio ai problemi dell’informazione; “nuova legge Editoria 5.0” a tutela del pluralismo che garantisca certezza e adeguatezza dell’investimento pubblico; tutela della sopravvivenza delle edicole; salvaguardia del lavoro giornalistico; e stop ai bandi di gara per le agenzie di stampa da considerarsi un “bene pubblico”. Eccole le linee-guida che ispireranno l’azione del governo giallorosso in materia d’informazione e editoria. A sciorinarle è stato il sottosegretario per l’informazione e l’editoria, Andrea Martella, in commissione Cultura della Camera. La musica rispetto al suo predecessore Vito Crimi, esponente del Movimento 5 Stelle, sembra cambiata…

STAMPA AL COLLASSO

Nel 2007 in Italia si vendevano 5,5 milioni di copie di giornali al giorno, oggi sono 2 milioni. Le copie digitali vendute nel 2018 hanno subìto una flessione del 3,4% rispetto all’anno precedente, confermando un’incidenza del digitale ancora minima sui fatturati delle imprese editrici. E nell’ultimo decennio, il fatturato pubblicitario si è ridotto del 71,3% complessivo, ad un ritmo maggiore del 10% l’anno. La stampa è entrata in un vortice senza fine, innescato dalla “rivoluzione digitale”, dal web, dai social networks e soprattutto dagli Over The Top. “È uno scenario – ha esordito Martella – che impone al legislatore un radicale cambio di paradigma nell’approccio ai problemi dell’informazione che è un bene collettivo primario indispensabile per il funzionamento delle istituzioni democratiche”. Il sottosegretario ha dunque annunciato “una nuova cornice legislativa a tutela del pluralismo dell’informazione, che impedisca la formazione di posizioni dominanti e favorisca l’accesso e la sopravvivenza nel sistema editoriale del massimo numero possibile di voci diverse”. Il tutto con particolare attenzione alle realtà editoriali locali e alla domanda e all’offerta d’informazione dei giovani. Per farli entrare nel mercato del lavoro, Martella ha quindi proposto “almeno una assunzione ogni due prepensionamenti assistiti da ammortizzatori sociali”. E poi “equo compenso” nel lavoro giornalistico. “Nel complesso, ai soggetti ammessi alla contribuzione diretta – che nel nostro ordinamento, è bene ricordarlo, sono prevalentemente testate giornalistiche locali e giornali diocesani – nel 2018 erano destinati 66,5 milioni di euro”. Ora il “riordino e la stabilizzazione della legislazione nel settore dell’editoria non è più differibile. Una nuova legge di sistema per l’editoria, per qualche verso paragonabile per impatto a Industria 4.0. Una legge che potremmo definire Editoria 5.0”.

IN 18 ANNI SCOMPARSE 21MILA EDICOLE

“Nel 2001 le edicole erano più di 36 mila. Alla fine del 2018 quel numero era sceso a 15.000. Significa che in 18 anni sono scomparse dalle nostre città ben 21 mila edicole. Siamo passati da un’edicola ogni 1.550 abitanti a una ogni 4.000 residenti”, ha aggiunto Martella che per la sopravvivenza delle edicole suggerisce di insistere su nuove strade: “La possibilità di svolgere l’intermediazione di servizi a valore aggiunto a favore delle amministrazioni territoriali, delle aziende sanitarie locali, delle aziende di trasporto pubblico e delle aziende di promozione turistica”; e anche la possibilità di “vendere anche servizi anagrafici, dando ai cittadini la possibilità di richiedere e ritirare certificati di nascita, morte e residenza senza recarsi in circoscrizione”. Il tutto condito da un credito d’imposta pari a 2 mila euro annui.

TEMPESTIVI SUL DIRITTO D’AUTORE

In Italia l’industria della cultura e della creatività rappresenta circa il 3 per cento del Pil e il 4 per cento della forza lavoro. “Un impatto significativo su questo comparto – ha sottolineato Martella – è destinato a venire dall’attuazione della nuova Direttiva europea sul copyright adottata nel luglio scorso. Gli Stati membri dovranno recepire la Direttiva sul copyright entro 24 mesi dalla sua entrata in vigore, ovvero entro il 7 giugno 2021. L’Italia intende farlo tempestivamente”. Inoltre “abbiamo proposto che una quota del gettito della digital tax – pari al 5%, entro il limite massimo di 20 milioni di euro annui – sia strutturalmente riservata all’alimentazione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione nel sistema editoriale”. Nel frattempo Martella ha promesso “un sistema di incentivi all’acquisto di abbonamenti a quotidiani e periodici, anche in formato digitale, destinato alle scuole pubbliche e paritarie di ogni ordine e grado e ai singoli individui”.

GIORNALISTI SOTTO ATTACCO

Tra il 2006 e il 2018 sono stati oltre 3.700 i giornalisti vittime di gravi episodi in Italia. Ed è cresciuto anche il numero dei giornalisti costretti a vivere sotto la protezione dello Stato (oggi ben 22). Inoltre è aumento in maniera esponenziale il numero delle “querele bavaglio” e delle richieste di esosi risarcimenti in sede civile. Elementi, secondo Martella, che rendono meno libera la stampa come la bassa remunerazione e la diffusa precarietà nel lavoro giornalistico. “Personalmente, sono convinto che, per assicurare i necessari standard di qualità all’informazione professionale occorre riconoscere a tutti i giornalisti un equo compenso per la loro prestazione”, ha aggiunto il sottosegretario. “La difesa del lavoro giornalistico passa anche attraverso la sua effettiva tutela previdenziale. In questo senso, valuto positivamente le misure recentemente introdotte dal legislatore per favorire il riequilibrio finanziario dell’Inpgi e garantirne la sostenibilità economico-finanziaria nel medio e lungo periodo, anche attraverso l’ampliamento della platea contributiva”. Basta, infine, con “l’utilizzo improprio dell’istituto della collaborazione coordinata e continuativa”.

AGENZIE DI STAMPA BENE PUBBLICO

Dulcis in fundo l’informazione primaria che occupa oltre 913 giornalisti e che in questi anni è stata messa in ginocchio dai bandi europei: Il Velino ha chiuso ad agosto 2019 e sta licenziando 15 giornalisti; stessa sorte per Omniroma dove sono andati a casa in 13; e AskaNews rischia di perderne 23. Martella la considera “un vero e proprio bene pubblico, la cui produzione è indispensabile per la collettività e per il corretto funzionamento di una libera società democratica. La natura di bene pubblico dell’informazione primaria non solo giustifica, ma implica necessariamente un intervento statale” (46,3 milioni all’anno per 15 contratti destinati a 11 agenzie, ndr). “L’informazione primaria non può essere considerata alla stregua di qualunque altro bene o servizio acquisito sul mercato”. Per questo – dopo una proroga degli attuali bandi fino al 30 settembre 2020 – Martella ha fatto capire che , alla luce delle “vistose criticità”, verificherà “tutte le possibili soluzioni, anche di natura legislativa, idonee ad assicurare il necessario sostegno al comparto delle agenzie di stampa, nel rispetto del principio del pluralismo dell’informazione”. Vedremo. Intanto i tavoli per i licenziamenti collettivi vanno avanti.

 

Articolo pubblicato su loSpecialista.tv

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