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Elezioni Israele, chi ha vinto davvero e cosa succede adesso

Il Likud e i suoi alleati sono in testa, ma non hanno i numeri per governare da soli. Eisenkot può contendere la maggioranza a Netanyahu e i partiti arabi diventano decisivi. Il punto sul voto in vista delle consultazioni.

Benjamin Netanyahu è in vantaggio, ma senza la certezza della maggioranza assoluta. In attesa delle consultazioni, le elezioni israeliane ci raccontano un Parlamento senza una maggioranza precostituita: il Likud e i suoi alleati ottengono 53 seggi, contro i 48 del blocco di opposizione guidato da Gadi Eisenkot. I partiti arabi arrivano a 19 seggi, mentre per controllare la Knesset ne servono almeno 61. Il risultato è uno stallo politico che lascia aperti diversi scenari. Come sottolineano le analisi dell’ISPI, il voto non risolve la questione centrale: chi riuscirà a costruire una maggioranza in grado di sostenere il prossimo governo?

NETANYAHU È DAVANTI, MA MANCA LA MAGGIORANZA

C’è una netta differenza tra arrivare primi e riuscire a governare. Ed è quello che sta accadendo al Likud, oggi principale forza del fronte che sostiene Netanyahu, ma che non ha la maggioranza assoluta per governare. I 53 seggi ottenuti, infatti, sono ben distanti dai 61 necessari per ottenerla. Il blocco del cambiamento guidato da Eisenkot parte da una posizione più debole in termini di seggi, con 48 parlamentari, ma conserva la possibilità di costruire una valida alternativa.

La terza componente è quella araba, i cui partiti uniti raggiungono i 19 seggi. Il loro peso parlamentare aumenta proprio perché ai due principali schieramenti manca la maggioranza assoluta per poter governare. A questo punto la formazione di una maggioranza dipenderà esclusivamente da accordi politici concreti e dalla disponibilità delle diverse forze a sostenere un esecutivo.

AFFLUENZA RECORD, MA SENZA MAGGIORANZA NON SI GOVERNA

Queste elezioni, le prime dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la conseguente guerra, hanno misurato il gradimento del popolo israeliano nei confronti del premier uscente e dell’opposizione, senza produrre una soluzione immediata alla crisi politica.

L’affluenza ha raggiunto il 77,7%, livello più alto dal 1999 secondo i dati riportati da Rai News. Una partecipazione elevata, che lascia comunque aperta al premier uscente la possibilità di formare un nuovo governo, imponendo però una trattativa con altre forze politiche. Per Eisenkot, invece, il compito sarà quello di verificare se il fronte contrario a Netanyahu è in grado di trasformare il consenso raccolto in una maggioranza parlamentare.

I PARTITI ARABI E IL NODO ALLEANZE

I 19 seggi conquistati dai partiti arabi sono uno degli elementi centrali del nuovo Parlamento. In una Knesset diversa tra due schieramenti insufficienti a governare da soli, il loro peso può risultare determinante nella ricerca di una maggioranza. Resta tuttavia da capire in quale forma potranno incidere: un sostegno esterno, un accordo parlamentare p una diversa intesa politica. Entrambi i leader, intanto, hanno momentaneamente escluso coalizioni con i partiti arabi, mentre – riporta l’Espresso – secondo uno studio condotto dall’Università di Tel Aviv, tre quarti degli arabi con cittadinanza israeliana vorrebbero un governo formato con l’appoggio dei loro partiti di riferimento: percentuale questa in forte crescita rispetto al 63% di una rilevazione del maggio 2023, prima del massacro del 7 ottobre e dell’inizio del genocidio a Gaza.

Sempre secondo l’Espresso, il presidente Isaac Herzog potrebbe intanto convocare separatamente Netanyahu e Eisenkot già nei prossimi giorni, senza aspettare i risultati definitivi e l’inizio ufficiale della fase di consultazioni, per fare una valutazione preliminare della fattibilità di un’alleanza fra i due.

CHE COSA SUCCEDE ORA

Come riferisce l’ISPI, il conteggio non è ancora concluso: restano da scrutinare circa 600mila voti in doppia busta, espressi principalmente da militari e riservisti, oltre che da detenuti e persone ricoverate. Il loro peso può modificare la distribuzione finale dei seggi. Una volta compilato lo scrutinio, il presidente Herzog avvierà le consultazioni con i partiti per individuare il candidato con le maggiori possibilità di formare una coalizione. Non sarà necessariamente il leader della forza più votata: l’obiettivo sarà quello di trovare una figura in gado di ottenere il sostegno parlamentare necessario.

Il candidato incaricato avrà 28 giorni per formare il governo, con una possibile proroga di altri 14 giorni. Se il tentativo fallisse, potrebbe essere affidato un secondo mandato: in caso di ulteriore insuccesso, si aprirebbe un’ultima possibilità per individuare una maggioranza nella Knesset.

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